Una giornata con Nouri Bouzid

In Eventi, Own Air


L’arrivo è previsto alle 13.30 a Roma Fiumicino. Vieni con noi, Vincenzo?

A chiedermelo sono Alfredo e il regista Stefano Grossi, l’occasione è l’arrivo a Roma del maestro tunisino Nouri Bouzid, un uomo capace di raccontare il suo Paese come nessun altro è riuscito a fare, portando sul grande schermo temi complessi come lo stupro e la violenza sulle donne, l’omosessualità e il desiderio di emancipazione, la protesta politica e l’integralismo religioso. Superando la censura, le minacce, la detenzione e l’aggressione.

Parlo un po’ di francese - qualche ricordo dal periodo di Ginevra - quel tanto che basta a dare al regista tunisino le informazioni essenziali sulla presentazione del film a lui dedicato “Nemico dell’Islam?” scritto e diretto da Stefano Grossi, organizzata in serata alla Casa del Cinema.

Nouri ci viene incontro in aeroporto scusandosi del ritardo, del resto, ci tiene a sottolineare, i controlli sui passeggeri tunisini sono più serrati e gli ostacoli da superare maggiori. Dalla lettera di invito ufficiale esibita agli agenti in aeroporto alla disciplina sul prelievo bancario, sono tanti gli elementi che ci danno un quadro dei controlli e delle privazioni della libertà personale che un cittadino tunisino subisce arrivando in Europa.

Nemico_Islam

Con lui parliamo a lungo della situazione politica in Tunisia e nell’intero Nord Africa, della primavera araba che ha scosso il suo Paese, dell’incapacità “genetica” dei Paesi islamici di intraprendere un percorso di progressiva laicizzazione. Ma i temi politici e sociali lasciano spesso spazio alle storie personali, al racconto dei soprusi subiti, delle difficoltà affrontate, dell’esperienza dura eppure importante del carcere.

Nouri_Bouzid
“In cella vedevamo Rai 1, ci dice, la vostra lingua la capisco bene e so tanto del calcio italiano”. Ci elenca una serie di nomi e di eventi calcistici di rilievo, come quella volta in cui Baggio sbaglia il rigore ai mondiali del ‘94. Qui lo seguo meno, di calcio me ne intendo poco (e niente), ma mi diverte l’entusiasmo quasi infantile con cui racconta, descrive, interpreta.

Ma a colpirmi di più sono i momenti in cui Nouri ci parla delle sue due figlie. La maggiore, Leyla, domani sarà a Roma per presentare il suo nuovo film e per l’occasione potranno incontrarsi di nuovo dopo tanto.

“Non intervengo mai nella sua attività di regista, non ho mai voluto che venisse presentata come mia figlia. Per questo non vado mai alle presentazioni dei suoi film se non è lei a invitarmi. Sono fiero di lei e quando posso glielo dico.”

E mentre ci parla di Leyla il volto gli si riempie di orgoglio. Come solo a un padre può accadere.

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