Il dislike della discordia

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Ispirato dai recenti fatti e da un post di un amico ed ex collega (il like della discordia), eccomi a scrivere il “dislike della discordia”. Di cosa stiamo parlando? Di nulla, sostanzialmente. Non solo Facebook non prevede di introdurre il tasto “Non mi piace” a breve, ma probabilmente non lo farà mai. Visto che Zuckerberg non ha nessun interesse a trasformare il social network in una piattaforma di voto basata sul meccanismo up & down. Fonte: TechCrunch. Fine del post? No, c’è ancora spazio per una riflessione. Oggi “#dislike” è stato trending su Twitter  per qualche ora, seguito poi dall’italiano “#nonmipiace”. Anche su Facebook se ne è parlato parecchio, e qualcuno ha addirittura già visto da un paio di giorni un tasto che non esiste e mai esisterà… Come è possibile che avvenga tutto questo? Che si parli per ore di una non notizia? Ovvero la notizia è: Facebook introdurrà il tasto “mi dispiace”, che sarà attivabile in alcuni casi. It makes sense: se qualcuno posta la notizia di una strage o della malattia di un familiare, mettiamo mi piace? Sarebbe di cattivo gusto. Ma se non mettiamo mi piace, l’algoritmo di Facebook potrebbe giudicare come irrilevante il post e non dargli la giusta visibilità. Con il tasto “mi dispiace”, si potrà esprimere empatia, e Facebook potrà continuare ad intercettare contenuti interessanti per la community, anche se di tipo drammatico. E quindi: come si passa dal tasto “mi dispiace” al fantomatico tasto “non mi piace?” È semplice: i produttori di contenuti scrivono del “Dislike” perché sanno che attrarranno più visite, i lettori leggono solo il titolo della notizia, e la frittata è fatta. Conclusione breve. O meglio, implorazione sentita. Vi prego: leggiamoli gli articoli. Altrimenti va a finire che dovremo dare ragione a Umberto Eco, persino io che non ero per niente d’accordo.  

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