Confessioni segrete di un prof.

In Formazione, Riflessioni

Per chi, come me, ha figli adolescenti alle prese con l’esame di terza media, la scelta delle superiori e le incertezze sulle regole con cui la scuola garantirà la qualità dell’insegnamento sono argomenti di discussione continua con gli altri genitori o con gli stessi insegnanti. Ma i prof ce la raccontano tutta su come funziona la scuola? Secondo Roberto Contessi, grande amico di Estrogeni e professore di storia e filosofia da 10 anni, ci sono tante cose che sono sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vuole guardare, in una sorta di amnesia collettiva. Che non fa bene a nessuno. 

Professor Contessi, assistiamo ormai quotidianamente alle manifestazioni di protesta contro il “ddl buona scuola” di Renzi, da parte di docenti e sindacati. C’è qualcosa che non ci hanno raccontato?

L’opinione pubblica vede ma non guarda come funziona la scuola dei propri figli e i professori che scendono in piazza non la raccontano fino in fondo. Ma c’è di più: spingendo a fermare la riforma di questo governo, di fatto intendono conservare la situazione attuale.

Cominciamo forte. E per quale ragione non vorrebbero cambiare? Sono decenni che si parla di cambiamento nella scuola pubblica.

Perché siamo previlegiati: quando siamo in classe possiamo lavorare oppure no, insegnare oppure no, applicare criteri trasparenti oppure no, riempire le nostre ore di chiacchiere oppure no. Non c’è nessuno che valuta, nessuno che controlla e gli strumenti di ispezione si muovono solo in casi eccezionali: molestie, incidenti, pericolo di vita. Per il resto, vige l’anarchia dietro ogni corridoio: sono 10 anni che insegno, in sei scuole romane diverse, e questo è il quadro.

Beh, detto direttamente da un prof, comincia a farmi venire i brividi, se penso che il prossimo anno il mio tredicenne dovrà iniziare il liceo. Quale scuola lo attende?

Una scuola classista.

Consideriamo un dato: le materie fondamentali per ogni indirizzo (matematica, fisica, disegno tecnico, latino, greco, e così via, più le lingue straniere) sono quelle dove i ragazzi vanno peggio: in alcune classi sono anche 18 su 20. Cosa avviene? I figli dei ricchi o che provengono da famiglie attente sono supportati da insegnanti di ripetizioni e genitori volenterosi, mentre i figli dei poveri o che vivono in case con pochissimi libri (magari non per colpa loro) continuano ad andare male. I professori in media se ne infischiano: molti il pomeriggio fanno ripetizione ai ragazzi che vanno male nelle classi dei loro colleghi, alimentando il mercato della formazione privata. Rigidamente in nero ed esentasse.

E meno male che sono i primi a criticare i fondi alle scuole private!

Qui mi pare che ne abbiano fondato una parallela, o sbaglio?

Certamente, e poi sono i primi a scioperare contro il cambiamento, a ragion veduta dal loro osservatorio: perché mai abolire un sistema privo ci controlli, cosi ben oliato? Devono garantire la presenza in aula 18 ore a settimana: questo significa che chi non fa nulla ruba uno stipendio da 1.500 euro in su per un part-time, e chi lavora anche oltre le 18 ore guadagna lo stipendio medio di un dipendente pubblico - incluso liquidazione, contributo pensione, ferie, malattia.

Io che sono un libero professionista me le sogno di notte, certe cose.

Che razza di scuola è? Premia i ragazzi che non hanno bisogno o quelli che possono pagarsi le ripetizioni, mentre ignora chi non è portato e chi non è sostenuto. Mi domando, ma il preside che ruolo ha in tutto questo?

I presidi buonisti convincono i professori a sanare magicamente le insufficienze: chi non sa scrivere o far di conto spesso viene promosso di riffa o di raffa, ovviamente subendo il danno maggiore. Sarà per lui difficile passare i test universitari o trovare lavoro, perché la sua promozione con l’inganno lo marchia a vita.

I presidi rigidi, invece, confermano le valutazioni catastrofiche dei professori. I ragazzi bocciati a volte capiscono che devono cambiare registro, mentre spesso iniziano il vagabondaggio scolastico: in assenza di un sostegno o di un orientamento, cambiano istituto più volte e, nei casi più felici, prendono un titolo inutile da 3 anni in 1 in un diplomificio.

Immagino i problemi che sorgeranno più in là quando dovranno affrontare il mercato del lavoro, giusto?

Questo è il vero punto: questa scuola fa male ai nostri figli, li intossica. I ragazzi con un diploma di cartone sono gli ignoranti che popolano le nostre strade: non leggono, non conoscono un metodo di studio, non sanno prepararsi per un concorso, per un esame, non sanno prendere appunti, vagano su Internet solo nel reparto spazzatura e vanno ad ingrossare il parcheggio dei disoccupati, il frutto avariato della scuola di oggi. Questa è la normalità dell’istruzione dei nostri figli, questo è il tanfo che si leva dal luogo dove dovrebbero imparare.

Aiuto, che disastro! Ma a questo punto non sarebbe meglio cambiare, a prescindere, con Renzi o senza Renzi?

Attenzione però, non bisogna gridare al disastro solo quando ci va di mezzo il mio bambino biondo con gli occhi azzurri: la scuola dovrebbe fornire un servizio di qualità a prescindere da chi si iscrive. E anzi: dato che nelle scuole pubbliche passano buona parte dei giovani, dovrebbe essere il posto più monitorato d’Italia.

E invece?

E invece non combinare nulla fa comodo anche ai genitori, a tutti noi quando siamo genitori, perché vogliamo una lavatrice cui consegnare i nostri figli zotici per poi andarli a riprendere puliti e formati. Il pesce puzza dalla testa, Agostino, ricordiamocelo e nessuno ha la bacchetta magica.

E il cambiamento?

Nessuno si immagina che la riforma del Governo Renzi sia un farmaco miracoloso, ma le piazze protestano perché la responsabilità di valutare l’insegnamento viene sottratta ai professori e data in mano al preside: non giriamoci intorno. Oggi la responsabilità dell’operato dei professori è in mano a essi stessi, sotto il titolo di autonomia della docenza, così ognuno nello stesso tempo agisce e giudica se stesso, generando uno dei più grandi conflitti di interesse del mercato del lavoro.

La riforma Renzi assegna al preside la responsabilità per la valutazione dei prof, per riconoscere più soldi a quelli che lavorano di più e per scegliere, tra coloro che sono abilitati, i professori che ritiene più affidabili per le supplenze.

Questo punto mi sembra fondamentale. Possiamo sperare che arrivi finalmente la fine dell’impunità per svogliati ed incapaci?

Di sicuro, dire no significa coprire proprio quest’ultimi e favorire una scuola classista, appoggiata per di più da chi si dichiara democratico, finendo per smarrire il senso stesso di questa parola. L’uguaglianza tra cittadini deve forse valere per me che sono professore e non per i miei alunni? Devo bocciare i più sfigati, gli svantaggiati, e promuovere chi ha un vantaggio naturale o sociale? Proprio perché individua in modo chiaro un centro di responsabilità, la Riforma del Governo Renzi è, seppur timidamente, l’inizio del cambiamento.

Professor Contessi, le squilla il cellulare. Sarà Renzi che vuole chiederle ripetizioni. Con fattura, mi raccomando.

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