Un vino nato dall’olio

In Clienti, Riflessioni

Stessa area geografica di produzione, stesse radici storiche e culturali, stessa dimensione imprenditoriale e da ora, stessa agenzia di comunicazione.

Erminio Papalino è un bravo viticoltore della Tuscia viterbese, dove produce un eccellente vino rosso barricato, oltre a un pregiato Grechetto bianco, all’interno della tenuta agricola di famiglia. Grazie all’incontro con Pietro Re, che si era affidato a noi per la brand identity del suo olio, Erminio è arrivato a noi, facendoci assaggiare i suoi prodotti - per quanto ne capisca, buonissimi - e chiedendoci di progettare una nuova immagine coordinata e un nuovo naming per i 4 vini della casa. Le aspettative erano alte, dopo i successi dell’olio Tamía che nel corso dello scorso anno era stato premiato sia per la sua qualità, a New York e Los Angeles, come “miglior olio del mondo” e sia per il packaging creato da Estrogeni, come miglior etichetta del 2013. La sfida è stata raccolta, ovviamente, insieme al briefing di poche ma chiare parole, da cui sono emersi due valori fondamentali: il vino è di altissima qualità e quindi andrà “posizionato” adeguatamente; il vino lo fa proprio Erminio, in persona, insieme al figlio. Coltivano l’uva come i nonni, raccolgono a mano, vendemmiano.

A questo punto individuiamo le direzioni possibili da seguire: la prima, puntare verso un’immagine legata alle tradizioni e alla storia del territorio etrusco, dove ha le sue radici il vigneto della famiglia Papalino; la seconda, andare verso un concept che sfrutti il significato semantico del nome “Papalino”, usando “di sponda” i valori artistici e le forme architettoniche di cui è ricca tutta l’area viterbese (penso al Palazzo dei Papi, per esempio), immaginando tutti i benefici che un’associazione concettuale del genere potrebbe portare in termini di marketing all’estero. Per come siamo abituati a progettare, scegliamo di perseguirle entrambe; decideremo poi, insieme ad Erminio, quale “etichetta” far indossare alla sua produzione.

Così arriviamo in presentazione con un paio di proposte differenti, dalle interpretazioni grafiche differenti e con i naming differenti, ma con un unico importante risultato raggiunto: la soddisfazione di vedere il cliente piacevolmente sorpreso nel riscoprire i suoi vini “vestiti” con un abito nuovo.

Nonostante l’incertezza, comprensibile dopo la presentazione, la scelta è ricaduta sulla seconda strada, in cui abbiamo dato forma ad un’etichetta partendo dalle linee degli archi a sesto acuto che troviamo intorno alla loggia del Palazzo dei Papi e componendo il lettering “Papalino” all’interno di un ideale rosone pentalobato. Linee essenziali, effetto minimale, 4 soli colori complementari, di cui abbiamo cercato la denominazione antica per identificare ogni vino. Senauro (come il rosso vermiglio), Solidago (come il giallo dei fiori della pianta omonima), Ametis (in riferimento al colore viola del quarzo tanto usato dai romani per la decorazione delle coppe di vino) e Lazur (per ricordare il colore azzurro della lazurite, di cui sono ricche alcune colline laziali).

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