La grande bellezza del web

In Riflessioni, Social Media
Ormai lo sanno anche i muri: domenica notte La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ha vinto il Premio Oscar 2014 come Miglior Film Straniero. A scanso di equivoci, premetto che amo il regista ma considero il film uno dei suoi meno riusciti. Proprio per questo motivo, ne ho parlato in un paio di post sul mio profilo Facebook e dai relativi commenti e altre considerazioni lette in giro per la Rete ho tratto una conclusione: le conversazioni su La Grande Bellezza altro non sono che amplificazioni di fenomeni che sul web si ripetono, con pochissime varianti, praticamente su qualsiasi argomento. Andiamo a vederle in una breve lista: Il carro dei vincitori Pratica vecchia come il mondo, sul web vede la sua apoteosi in quanto consente a chiunque di saltare su qualsiasi carro a portata di mano. Ecco quindi che da domenica fioccano in ogni meandro di Internet gli estimatori della prima ora di Sorrentino, quelli che l'hanno sempre adorato fin dai tempi di "Camorra" e che si indignano se qualcuno osa mettere in dubbio anche una sola scena del film trionfatore. La guerra santa La corsa all'insulto a chi si permette di manifestare un'opinione contraria alla propria è purtroppo pratica sempre più frequente in Rete (con risvolti in certi casi anche preoccupanti). Non fa eccezione il dibattito su La Grande Bellezza, con accuse a chi non l'ha gradito di essere incompetente, radical chic, anti italiano e chi più ne ha più ne metta. Se poi avete osato vederlo solo dopo la premiazione, magari in TV, allora siete proprio out e non avete alcun diritto di parola nel dibattito. Il complotto Non poteva certo mancare la teoria del complotto, come per ogni grande avvenimento che si rispetti. Ecco quindi che ci viene spiegato come Sorrentino avrebbe vinto l'Oscar grazie al supporto di oscure manovre politiche italiane, che di sicuro hanno enorme peso sui membri dell'Academy. Probabilmente dovremmo consigliare a Leonardo Di Caprio di frequentare di più certi salotti romani, forse la sua corsa all'Oscar troverebbe finalmente un lieto fine. Il patriottismo da bar Un'altra tendenza che ho notato è l'invito a gioire per l'Oscar a Sorrentino visto che si tratte di un film italiano. Va da sé che, se così fosse, dovremmo infischiarcene della qualità del film in questione e anzi sperare che vinca anche a spese di altri film in concorso che fossero eventualmente superiori. Peccato che stiamo parlando dei Premi Oscar e non di Giochi Senza Frontiere. Fra l'altro mi chiedo se avrei letto le stesse considerazioni anche per una ipotetica candidatura di altri registi italiani (Muccino, per fare un esempio) e ho i miei seri dubbi a riguardo. Il meme Non poteva infine mancare il meme, il tormentone comico/satirico che spopola in Rete nei giorni successivi all'evento. E allora se gli americani hanno il selfie dei VIP e #poorleo, noi rispondiamo con Sorrenthanks che qualche sorriso indubbiamente lo strappa. Al di là di questa breve rassegna fra il serio e il faceto di alcune pratiche fin troppo comuni su Internet, la conclusione secondo me è quella ottimamente esposta da Francesco in uno dei commenti di cui sopra: "Io credo che sia giusto soffermarsi a valutare il prodotto culturale, indipendentemente dalla nazionalità del regista o dalla provenienza regionale. Spesso, guarda caso festival, non ci si sofferma sui valori, sull'espressione o meno del livello artistico, ma da dove viene e chi rappresenta."

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