Il Like della discordia

In Campagne
Ieri spopolava in rete la campagna di Crisis Relief Singapore, vincitrice di un Leone d'Oro a Cannes, incentrata sull'headline "Liking isn't helping". Un'immagine forte, per veicolare il messaggio che pulirsi la coscienza con un like su Facebook non è di nessun aiuto concreto per le associazioni umanitarie come CRS. Qualcosa non mi tornava, ma la campagna è in effetti bella e quindi non ho approfondito cosa non mi convincesse. Stamattina ho trovato la campagna Unicef che potete vedere nel video qui sotto, dal concept praticamente identico: "Likes don't save lives. Money does." A questo punto, ho capito qual è il meccanismo che non mi torna e che è comune a queste due campagne: uno dei messaggi che passano, secondo me, è che il like è alternativo alla donazione, o all'aiuto concreto. So che sarebbe difficilissimo (se non impossibile, visto il carattere anonimo di molte donazioni) andare a verificare che corrispondenza c'è fra donazioni e engagement sui social network fra i donatori, ma siamo così sicuri che la relazione sarebbe inversamente proporzionale, come suggeriscono le campagne? È chiaro che, potendo scegliere, le ONG preferirebbero avere più donazioni e meno like, ma siamo sicuri che a meno like corrisponderebbero più donazioni? Chi lo garantisce? Io personalmente penso il contrario, che magari chi è più attivo sui social su questi temi dona probabilmente di più di chi invece li ignora anche sul web, e che le ONG che hanno più like sui propri social sono anche quelle che ricevono più donazioni. Queste campagne si inseriscono in un filone di pensiero molto attuale, che riassumerei nella frase "abbasso il web, evviva la vita reale", che non tiene conto a mio avviso di un dettaglio fondamentale: il Web e i Social sono ormai una parte (di una certa importanza) del mondo reale, che ci piaccia o no. Sarebbe ora che ce ne facessimo, tutti, una ragione.

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  • Davide Magini

    Mi viene in mente Bersani che diceva ai suoi parlamentari “spegnete i social” e fate quello che vi dice il partito, come se nei social non ci fossero persone reali la cui opinione contava, eccome