Guestbook. Intervista a Emanuela Zaccone

In Guestbook
Conosco Emanuela Zaccone da "tempi non sospetti", grazie ai comuni studi bolognesi, per questo è un doppio piacere averla oggi come ospite del Guestbook. Da allora di tempo ne è passato, Emanuela ha partecipato a numerosi progetti e iniziative e tantissime sarebbero quindi le cose di cui parlare. Per evitare un'intervista di lunghezza biblica, ho quindi deciso di concentrarmi su uno dei suoi ultimi lavori, Tok.tv, di cui Emanuela è Co-founder e Social Media Strategist. I motivi sono essenzialmente due: si tratta di un progetto che mi piace molto e inoltre è in tema perfetto per questa settimana post-Super Bowl. Nella speranza che in futuro ci siano altre occasioni per parlare con Emanuela di tanti altri argomenti, scopriamo insieme questa app che unisce sport a stelle e strisce e social tv. Essendo in tema di sport USA, partiamo dalla “prima base”: racconti ai nostri lettori che non ne hanno mai sentito parlare cos’è TOK? TOK.tv, è una startup con sede a San Francisco - ma team italiano - focalizzata sulle app second screen e gli sport americani (almeno per il momento). Ad ottobre abbiamo lanciato TOK Baseball e da inizio gennaio è disponibile TOK Football. Si tratta di applicazioni per iPad che consentono di invitare fino a tre amici a "parlare" - non scrivere - durante le partite di NFL e MLB (qui trovate un po’ di screenshot). Praticamente è il compagno di divano ideale per chi vuole commentare le partite ma vive lontano dai propri amici: qui potete vedere TOK Football in azione: Tutti sappiamo quanto possa essere frustrante scorrere la propria timeline Twitter e leggere decine di tweet di utenti che commentano un programma o un incontro sportivo che non stiamo guardando. Oltre alla peculiarità della comunicazione vocale e non scritta, uno dei punti di forza di TOK potrebbe essere il fatto che favorisce l’interazione solo fra chi è realmente interessato a quell’evento in quel preciso momento, evitando l’effetto “rumore di fondo”? Senza dubbio. L’idea è quella di ricreare l’autentica esperienza “sociale televisiva”: se volessi organizzarmi per vedere la partita a casa mia, con i miei amici, ne inviterei certamente un numero limitato (se non altro per problemi di capienza). TOK.tv parte da questa logica: non voglio una marea di gente urlante e sconosciuta, voglio poter commentare, divertirmi, tifare, soffrire con persone con cui voglio davvero parlare. Il football americano è uno sport seguitissimo in patria, ma non a diffusione globale come possono essere il calcio o anche il basket, per citare un altro sport a stelle e strisce. Come mai la scelta di questo sport per TOK? Ci puoi anticipare se c’è in progetto di estendere il progetto anche a altri sport? In realtà comincia tutto con i baseball, passione di Fabrizio Capobianco, il nostro CEO, nonché settore su cui c’è molto fermento ed un numero interessante di investimenti. TOK.tv d’altra parte ha sede a San Francisco: cominciare con baseball e football ci è sembrato naturale. A marzo lanceremo TOK Baseball 2, intanto abbiamo già pianificato di aprirci ad altri sport… e non solo agli sport. Abbiamo una sorpresa per gli Oscar di febbraio: stay tuned! Seguiteci su Facebook, Twitter, G+, Pinterest e sul nostro blog per restare aggiornati su tute le novità e sui prossimi lanci… Il second screen sembra oggi aver dato nuova linfa alla cara vecchia tv. Da esperta e operatrice del settore, pensi che sia una tendenza destinata a durare nel tempo o si tratta solo di una moda temporanea, prima della convergenza verso un unico schermo? Non credo nella convergenza su un unico schermo. Credo nella possibilità di scegliere se e cosa fruire a latere dell’esperienza televisiva: sono più che convinta che nessuno vorrebbe ritrovarsi un unico schermo invaso da Twitter stream, contenuti contestuali o trivia real time. Probabilmente sono di parte, ma studio il fenomeno già dal 2007 e non mi sembra affatto una “moda passeggera” (come dimostrato dalle ricerche di mercato e come emerso ad esempio in questa intervista con Chuck Parker di Second Screen Society), semmai si sta andando verso una sorta di migliore definizione del possibile raggio di azione e delle opportunità di mercato legate al second screen. Perché è da questo che dipende la sua evoluzione: dalla capacità di monetizzare l’insieme di queste esperienze. Anche in Italia il second screen ha preso piede, soprattutto per commentare su Twitter i programmi in onda in TV. Siamo invece più indietro rispetto all’interazione attraverso app come Miso, che negli Stati Uniti viene utilizzata per interazioni più profonde con i contenuti che vanno in onda. Come mai secondo te da noi social come Miso e GetGlue faticano a sfondare? Se fai riferimento ai check-in, posso dirti che il sistema a badge e check-in lo vedo in declino già da parecchio (anzi, l’avevo annunciato già dopo il Super Bowl 2012) negli USA anche se incredibilmente in Italia sembrino essersi accorti da poco dell’esistenza di certe app. Quanto alla fruizione di contenuti durante gli show ci sono due condizioni che possono costituire delle barriere: la lingua (triste ammetterlo ma è così) e il momento in cui i contenuti vengono offerti agli utenti. E’ vero che i sideshows su Miso restano disponibili anche dopo gli show, ma viene meno l’interazione potenziale con gli altri utenti. Quest’ultima è invece il punto forte degli scambi via Twitter che appassionano invece tanto gli italiani e che hanno toccato in eventi dei mesi scorsi come Xfactor, i confronti televisivi per le primarie del centro sinistra, lo show di Benigni e non solo volumi di tweets significativi (ne trovate qui un’analisi che ho realizzato con Massimiliano Spaziani). Grazie mille Emanuela, alla prossima.

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