Guestbook. Intervista a Giovanni Amoroso

In Guestbook
Da Teramo a Londra, con un blog e una netlabel nello zaino. Si potrebbe descrivere così il viaggio del nostro ospite di oggi, Giovanni Amoroso, fondatore del blog musicale Yo[U-Turn] e dell'etichetta Yo! Netlabel. Progetti che mostrano come musica, nuove tecnologie e web non siano necessariamente mondi destinati a scontrarsi conflittualmente, ma possono anche convivere in maniera assolutamente pacifica e proficua. Ciao Giovanni, per cominciare vuoi raccontare ai nostri lettori che non ne hanno mai sentito parlare cos’è e come funziona Yo[U-Turn]? Yo[U-Turn] è un blog che esiste dal 2009, al suo interno viene raccolta e diffusa musica in free download proveniente da tutto il mondo. Oggi è un punto di riferimento per gli appassionati di musica che viene rilasciata dalle netlabels e non solo. Attraverso questo portale ho intrapreso un'importante studio universitario che mi ha permesso di analizzare gli andamenti dei tanti post,  sperimentando inoltre varie tecniche alternative di distribuzione di musica legale nel web. Durante gli anni di ricerca ho avuto il piacere di rilasciare album in esclusiva per Yo[U-Turn] sotto licenza Creative Commons, successivamente ho creato la Yo! Netlabel, una piccola etichetta on line dove pubblico nuovi lavori di artisti di vario genere. Qual è la linea editoriale del sito? Sei tu a ricercare e pubblicare materiale non protetto da copyright da condividere, oppure selezioni i materiali dalle segnalazioni che ti arrivano dalla community? La linea editoriale è cambiata molto nel tempo. Nei primi anni postavo qualsiasi tipo di uscita in free download, anche cinque al giorno, senza nessuna descrizione, il mio scopo era soltanto quello di ampliare il numero di utenti. Dopodiché ho iniziato a ridurre le pubblicazioni e puntare soltanto sulla qualità, cercando di filtrare le migliori releases provenienti soprattutto dal mondo delle netlabels, questo soltanto dopo essermi accorto che in Italia mancava un blog che trattasse soltanto di musica legale in free download. Anche se ricevo moltissime e-mail dall'estero, sono io a ricercare musica da condividere, spesso però ricevo anche richieste di pubblicazione da parte di artisti affermati coperti da copyright che mi chiedono di diffondere la loro musica sul blog. Noi abbiamo sempre sostenuto che le nuove tecnologie dovrebbero essere percepiti come un’opportunità piuttosto che come un rischio per le aziende che si occupano di contenuti culturali. Cosa ne pensi, in particolare rispetto al mercato della musica, che è il tuo principale ambito di interesse? Per troppo tempo le multinazionali sono state ostili nei confronti della naturale evoluzione storica che riguarda i mezzi di comunicazione di massa. Oggi però, dopo aver constatato che non ci sono altre vie possibili per commercializzare i loro prodotti si sono dovute adeguare alla distribuzione attraverso i canali digitali nel web. Sostanzialmente questo cambiamento ha generato un abbattimento sia nei costi di produzione sia nei costi di distribuzione, ma le case discografiche sono ancora in netta difficoltà perché oggi sono massacrate da una forte concorrenza di musica indipendente diffusa gratuitamente. L'idea che la musica circoli liberamente e gratuitamente non piace proprio alle majors, infatti se un portale come YouTube è ancora disponibile alla collettività è soltanto grazie alle royalties che il colosso di proprietà di Google concede per non fare la stessa fine di Megaupload. Probabilmente il momento clou rivoluzionario deve ancora arrivare. Scendendo nello specifico di un tema molto “caldo” come la pirateria, vediamo periodicamente alternarsi pareri completamente discordanti, fra demonizzazione e rivalutazione del fenomeno. Tu da che parte stai? Mi schiero decisamente a favore di una rivalutazione del fenomeno. Prendiamo come esempio il sito New Album Releases: dove inspiegabilmente compaiono tutte le uscite discografiche mondiali in netto anticipo rispetto all'uscita prestabilita nei negozi di dischi. Com'è possibile? Semplice, qualcuno vicino alle case discografiche invia al sito gli album da piratare (credo siano gli uffici stampa ad essere immischiati in questo losco giochetto). Tale azione genera il passaparola della rete che in seguito serve a tenere alta l'attenzione in funzione dell'uscita fisica. In questo caso non si può parlare assolutamente di pirateria perché i dischi non sono ancora stati messi in commercio. Non credo ci sia una talpa all'interno delle majors altrimenti penso sarebbe stata scovata già da tempo, credo invece che questo sito non è stato ancora oscurato per un semplice motivo: moltissimi blogger musicali avendo la possibilità di scaricare in anteprima riescono a creare un gigantesco tam tam mediatico che porta poi le testate di settore a dover per forza di cose ricorrere ai ripari proponendo interviste ed approfondimenti. Sarebbe un vero e proprio autogol se tutto questo che ho appena sostenuto dovesse rivelarsi fondato, in questo caso la pirateria giova a loro favore dunque non la combattono più anzi la incentivano. Sul tuo sito si alternano post in italiano e in inglese. Da dove proviene la maggior parte dei tuoi visitatori? Più in generale, credi che l’Italia sia pronta per un progetto del genere, o per ora pensi sia preferibile concentrarsi sull’estero? La maggior parte dei visitatori sono italiani, dall'estero ricevo accessi da tutto il mondo, in particolare da Stati Uniti, Germania e Inghilterra. In questi ultimi anni ho capito che in Italia oltre ad esserci un grave problema di arretratezza tecnologica, quindi di una scarsa conoscenza dei sistemi informatici, c'è un problema strettamente culturale basato sulla fruizione musicale. Ad esempio ho riscontrato problematiche simili anche per quanto riguarda i concerti gratuiti dal vivo, comprendendo che c'è una scarsa predisposizione da parte dell'ascoltatore medio verso la scoperta di musica nuova. Purtroppo questo è un problema sociale gravissimo, dettato anche da un uso eccessivo di Facebook, un portale che porta gli utenti a compiere nella loro vita reale scelte in base ai gusti del mondo virtuale, un condizionamento indotto decisamente nocivo. A regnare oggi è la pigrizia e in Italia sembra che l'innovazione nel campo artistico non ci sia, quando invece è soltanto un calo vertiginoso di appeal nei confronti delle avanguardie. Non è un caso che i migliori artisti indipendenti italiani hanno maggior successo all'estero, e non è nemmeno un caso se questi artisti di punto in bianco decidono di scappare via da un Paese che ha sempre gli stadi pieni quando a suonare sono i soliti Vasco, Jovanotti e Ligabue. Grazie mille per la disponibilità.

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