Guestbook. Intervista a Jvan Sica

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Dovevamo ancora riprenderci dalla scorpacciata europea e olimpica di quest'estate, che ci siamo ritrovati immersi nell'inizio del nuovo campionato, inframezzato inoltre dal ritorno della Nazionale. Il 2012 è un anno a tutto sport, e l'ospite di oggi segue proprio quest'onda. Ho intervistato infatti Jvan Sica, autore del blog Letteratura Sportiva sul quale potete trovare post che parlano davvero di qualsiasi sport, dal calcio  al cricket. In Letteratura Sportiva passi tranquillamente dal parlare di Messi a post su sport che in Italia vengono spesso considerati poco più che hobby per tenersi in forma. Ci racconti come nasce questa passione a 360° per lo sport, e come mai hai deciso di “portarla” su un blog? L’idea di trattare tutti gli sport viene fuori dalla passione che sento quando vedo un evento sportivo. Dopo pochi secondi che assisto ad una gara di qualsiasi sport inizio a tifare per qualcuno. Nasce da lì poi la voglia di saperne di più su di lui e sullo sport praticato. Pensa che la settimana scorsa mi sintonizzavo spesso su un canale della tv indiana che dava in continuazione partite di preparazione al Mondiale di cricket in svolgimento in Sri Lanka. Da quel momento seguo l’Afghanistan di cricket come se fosse Valentina Vezzali. Sempre più spesso le notizie dei quotidiani sportivi prendono spunto dai tweet piuttosto che dagli update facebook degli atleti. Secondo te web e i social media a tuo avviso hanno cambiato il modo di fare comunicazione sportiva? Se sì, come? Per adesso hanno cambiato solo il modo di fare comunicazione degli sportivi che stanno pian piano lasciando l’inzaghese (mago del “Loro ottima squadra, noi concentrati fin dall’inizio”) per dire dei loro sentimenti veri. La maggior parte degli sportivi sui social media per adesso lavora di liking (esprime le sue preferenze su tutto) e referralling (parla di sé e del suo vivere l’attività sportiva). Qualcuno si spinge verso l’opinione personale ma sono davvero pochi. Il passo successivo, affinché gli utenti non si stanchino e continuino a seguire e assorbire (magari sponde promozionali), è il condividere gli stati d’animo in corso d’opera (ipad in panchina, perché no?) e far uscire vere e proprio notizie di prima mano. E in quel momento uno spettro si aggirerà sul giornalismo sportivo. A questo proposito ti chiedo il tuo giudizio sul cosiddetto silenzio olimpico che più o meno volutamente è stato adottato dagli atleti. Giusto così, o ormai ci troviamo in un’epoca in cui tali restrizioni sono anacronistiche? Il silenzio olimpico? Io non l’ho visto. Usare i social media vuol dire ormai prendere il caffè. Anche prima delle gare ci sono sempre i bar dove fermarsi e parlare. Restando in tema di Olimpiadi, ti chiedo qual è il tuo bilancio della spedizione azzurra a Londra, e a cosa sono dovute secondo te le debacle in alcune discipline dalle quali ci si aspettava molto di più (una su tutte il nuoto)? In un post del mio blog ho scritto che lo sport italiano è in crisi. Per vincere nello sport contemporaneo bisogna investire in tutto, noi non possiamo permettercelo.  Abbiamo buoni giovani, potenziali campioni, e grandi tradizioni. A chiudere il cerchio serve la gestione moderna dell’atleta, un investimento secco, forte, in strutture da mettere a disposizione, metodi per l’aggiornamento costante, diagnostica per la parametrizzazione di tutti i fattori, continue occasioni per il benchmarking e l’analisi comparata. Tutto questo in Italia inizia a scarseggiare. Il calcio ha di recente deciso di sdoganare finalmente la tecnologia per aiutare gli arbitri in occasione dei gol  fantasma. Tu sei favorevole a questa introduzione innovativa, che potrebbe essere utilizzata anche per altre situazioni critiche (come fuorigioco e simulazioni) o avresti preferito che la tecnologia fosse rimasta fuori dai campi di calcio? Sono per la tecnologia. Quando nel tennis l’occhio di falco mi dice che la palla è fuori mi sento più tranquillo. Il sospetto che tutto sia falso uccide lo sport, vedi il ciclismo che ormai è più festa di paese che gara sportiva sentita dal pubblico. Vince Basso o Contador ci frega assai. Restiamo in tema di calcio per la chiusura: la cavalcata azzurra agli Europei, seppur terminata male nella finale, sembrava aver riacceso gli entusiasmi di un calcio italiano desideroso di essere protagonista in Europa. Ora un certo ridimensionamento delle nostre squadre, simboleggiato ovviamente dalle cessioni di stelle come Thiago Silva e Ibrahimovic e promesse come Verratti, fanno temere che la finale raggiunta dall’Italia sia stata solo un episodio fortunato, mentre il sorpasso da parte di realtà come quella francese è imminente, se non in fase di attuazione. Qual è il tuo parere in merito? Il calcio italiano è il calcio tedesco di 15 anni fa. Campionato anonimo, pieno di calciatori sullo stesso livello. L’unica pecca è che si pensa ancora sia meglio Bradley che Bertolacci, mentre l’unica nota positiva che emerge sono le guide tecniche, le migliori al mondo per quel che riguarda il vincere le partite. Nel futuro vedo una grande nazionale, da assemblare però, perché non ci saranno blocchi, e barricate europee per i club, perché siamo nettamente inferiori. Grazie per la disponibilità Jvan.

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