Guestbook. Intervista a Studio Pilar

In Guestbook
Quello che colpisce quando si entra nella  sede di Via Rocca Sinibalda 23, è che la creatività la si respira ancor prima di varcare la soglia, ancor prima che lo sguardo, una volta dentro, faccia una gran fatica per trovare riposo mentre frenetico si posa in ogni dove perché, dalle scrivanie alle mura, tutto è ricoperto di Bello. Un Bello pulito, intelligente e spontaneo. Giulio Castagnaro, vincitore del concorso Sony “The Spirit”, Andrea Mongia ha collaborato con L’Unità, Giulia Tomai, illustratrice per Curcio Editore, Ilaria Palleschi, ha collaborato con Se non ora quando, Andrea Chronopoulos, Fabrizio Des Dorides, fumettista su Aurea edizioni e Sara Cariolato. Questi i ragazzi dello Studio Pilar, spazio di coworking,  fusione di giovani menti e nobili matite, dedite all’illustrazione come all’animazione, a pochi passi dalla nostra sede. Giulio Castagnaro, oggi, farà da portavoce al gruppo. Gli chiediamo di raccontarci questa bella, fresca, realtà. Cominciamo dall’inizio. Immaginiamo molto della vostra abilità venga da talento e passione, come spesso accade nei lavori creativi. Ma quale è il percorso di studi più naturale per un illustratore? Ed il vostro? Talento e passione sono i prerequisiti per intraprendere un percorso come il nostro. Subito dopo viene l'impegno costante e giornaliero, che è altrettanto - se non più - importante. I percorsi di studio possono essere i più disparati. Per quanto ci riguarda, dopo la maturità, abbiamo frequentato il corso di Illustrazione presso lo IED (Istituto Europeo del Design), tuttavia esistono numerose scuole professionali specializzate nel nostro settore, e numerosi illustratori sono completamente autodidatti. Sebbene l’illustrazione sia, per lo più, un lavoro individuale avete deciso di condividere lo spazio di uno studio. Se da un lato il coworking offre un ottimo compromesso economico a chi si affaccia al mondo del lavoro, nel vostro caso si direbbe quasi che è lo stesso stare assieme, di per se, ad arricchire voi e le vostre opere. Non è forse vero? In che modo avviene questa prolifica interazione? La nostra “coesione” è nata già durante gli studi, dove la collaborazione ed il confronto continuo ci hanno resi affiatati e desiderosi di continuare, anche dopo lo IED, a lavorare insieme. Tutto questo è ovviamente supportato oltre che da una stima professionale reciproca, da una base di amicizia, che rende più facile  condividere uno spazio lavorativo piccolo come il nostro. Dividere uno studio significa arricchirsi l'un l'altro mediante le diverse capacità ed esperienze, suggerirsi nuove soluzioni, vedere il proprio lavoro da un punto di vista diverso. Per fare l’illustratore serve un grande ego, una personalità forte che non si lasci schiacciare alla prima difficoltà. Capita che, tra personalità forti, si entri in contrasto. Come procede la convivenza a sette sotto questo punto di vista?
Per fare l'illustratore serve sicuramente una grande fiducia nelle proprie capacità, che però a volte viene meno. La nostra collaborazione ci aiuta ad essere meno insicuri e più intraprendenti.
 Per quanto riguarda la nostra “convivenza”, il continuo dialogo e confronto attenua gli eventuali contrasti, che possono sorgere nel momento in cui bisogna prendere delle decisioni lavorative.  Il web pullula di guide sul come fare gli illustratori alcune davvero crudeli contro gli illustratori stessi, molte presentano l’Italia come il posto più innaturale ed ostile per questo mestiere. Alessandro Gottardo ha scritto, facendo il verso a Douglas Adams, la “Guida Intergalattica per giovani Illustratori”, impietoso, è così che parla del nostro paese: “allenatevi in Italia prima che all’estero. Da noi non distinguono un’immagine buona da una cattiva, fallire non vi recherà alcun danno, all’estero sì.” Senza contare le enormi problematiche che spesso gli illustratori incontrano per essere regolarmente retribuiti nel nostro paese. Quali sono le difficoltà che più spesso incontrate? Il fatto che l’Italia sia un paese d’arte facilita o è fattore debilitante perché l’illustrazione, e gli illustratori, guadagnino il loro spazio?
Il nostro è sicuramente un paese piuttosto arretrato per quanto riguarda l'illustrazione. Le difficoltà di cui spesso si sente parlare sono concrete, e costituiscono la realtà con cui ci si deve quotidianamente confrontare.  L'Italia è un paese in cui l'ideale estetico rinascimentale ha avuto e continua ad avere un'enorme risonanza, che spesso grava sull'accettazione delle nuove proposte artistiche (design, architettura, illustrazione ecc.). Ciò compromette lo sviluppo della creatività. C'è da dire, però, che alcuni disegnatori italiani tendono ad utilizzare questa realtà come pretesto per giustificare la propria pigrizia e la propria mancanza di inziativa. La vostra produzione, spazia con estrema disinvoltura dal digitale (con i programmi di grafica) al reale (con la buona vecchia matita, china e pennelli). Allo stesso modo con una pagina fb, un tumblr, un account twitter, lo Studio Pilar si dimostra molto attivo sul web ma non si sottrae al contatto diretto con la gente organizzando spesso, e volentieri, eventi presso la propria sede o partecipando a manifestazioni a tema. Cosa avete fatto di recente? Quali programmi avete per il futuro? 
Recentemente abbiamo organizzato nel nostro studio una mostra-aperitivo per presentare le ultime autoproduzioni editoriali. La settimana successiva abbiamo partecipato al Crack! Fumetti dirompenti, un importante festival di autoproduzioni che si tiene a Roma, al Forte Prenestino. Ci piace avere un contatto diretto con le persone per questo appena possibile organizziamo e partecipiamo ad eventi del settore. Ovviamente   il web è un grande aiuto per diffondere e pubblicizzare le nostre attività, e ci permette di arrivare anche fuori confine. Di recente abbiamo allargato la distribuzione delle nostre autoproduzioni grazie all'appoggio di Inuit a Bologna e Alpacha a Roma,  due fornite librerie indipendenti. Fra un paio di settimane i nostri libri illustrati raggiungeranno anche Parigi per il festival delle autoproduzioni.  In futuro vorremmo continuare ad operare nell'ambito dell'autoproduzione editoriale, rendendola ancora più artigianale tramite l'uso di alcune tecniche di stampa come la calcografia e la serigrafia.
Prima, per poter vendere bisognava essere prima pubblicati, adesso tramite i numerosi siti di e-commerce il rapporto è spesso diretto e, cosa più importante, aperto a tutto il mondo. C’è differenza nel progettare un’opera destinata a persone del settore, ad esempio editori, piuttosto che comprata direttamente da un giovane universitario statunitense, una maestra d’asilo messicana o un inatteso ingegnere italiano?
Sostanzialmente no, mettiamo sempre il massimo impegno in quello che facciamo, e alla fine contrariamente a quello che si pensa l'ingegnere, lo studente e l'editore possono avere gusti piuttosto simili. Se un prodotto è buono si vede subito, le piccole preferenze personali hanno poi minor importanza.
Grazie a Giulio e tutti i ragazzi di Studio Pilar per l'intervista e per questa illustrazione personalizzata che ci hanno regalato:

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