Guestbook. Intervista a Giacomo Bracci

In Guestbook
L'ospite di oggi è Giacomo Bracci, CEO e fondatore di jenuinō. Si tratta di un servizio che si propone di cambiare la concezione di approccio al prodotto alimentare attraverso un modello che sia vincente sia per le aziende agricole presenti sul territorio che per i consumatori finali, mettendoli in contatto diretto, il tutto con l'aiuto del web. A spiegare meglio il funzionamento di jenuinō ci pensa proprio Giacomo, rispondendo alle nostre domande. Partiamo con una sorta di pitch: come racconteresti cos’è jenuinō ai nostri lettori che non hanno mai sentito parlare del progetto? Jenuinō prende vita come un movimento culturale nato dal basso che risponde ai bisogni di un consumatore sempre più consapevole ed esigente nell'essere informato su ciò che acquista e mangia. Le odierne dinamiche del marketing hanno creato nella mente del consumatore un'associazione diretta e quasi sempre falsa, che buono e bello vogliano dire sano. Quando compriamo al supermercato, per ogni euro speso, solo 18 centesimi vanno al produttore, mentre i restanti 82 si "perdono" in intermediari, pubblicità e comunicazione. Jenuinō punta a cambiare, almeno in parte, queste dinamiche. Inoltre molte fattorie al giorno d'oggi faticano a sopravvivere in parte a causa della crisi economica, in parte per le barriere che incontrano nell'accesso ai mercati, pur realizzando prodotti di assoluta eccellenza. Per questo motivo nasce jenuinō. Supportiamo aziende agricole in difficoltà vendendo ai nostri soci (famiglie, singoli, ristoranti, hotel, catering) delle quote di produzione di fattorie, in cambio di prodotti tipici di alta qualità. Investendo alla fonte e provvedendo a garantire un mercato attraverso vendite pre-pagate, i consumatori abbassano drasticamente il costo dei generi alimentari da loro acquistati e aiutano a creare una stabilità finanziaria nelle operazioni delle fattorie consorziate lasciando ai quest’ultime il solo compito di concentrarsi su una produzione di qualità. In questo modo il fattore chiederà di stagione in stagione sempre meno liquidità alle banche mentre le famiglie riceveranno, comodamente a casa, un volta a settimana, la cesta attraverso i furgoni a metano di jenuinō. Inoltre, centinaia di prodotti tipici, ricette e più in generale interi patrimoni culinari considerati "minori" non hanno mai lasciato la loro regione di origine rimanendo sconosciuti ai più. Queste cibarie e i relativi processi produttivi, che affondano le radici in millenni di cultura contadina, stanno rapidamente scomparendo. Jenuinō promuove e sostiene questa immensa biodiversità e varietà produttiva, facendo arrivare sulle tavole delle famiglie, eccellenze eno-gastronomiche, sostenendo le realtà che utilizzano i metodi artigianali di una volta e che, purtroppo, sono in via d'estinzione. La nostra missione é partecipare nello sviluppo di un futuro sano e sostenibile, aiutando a coltivare e produrre cibo con la massima integrità morale ed etica e attraverso la partecipazione attiva della nostra comunità. A prima vista qualcuno potrebbe obiettare che l’idea è tutto sommato simile a quella dei gruppi di acquisto, esistenti già da anni. Sappiamo invece che non è esattamente così, ci spieghi cos’è che vi differenzia? La differenza é sostanziale. Jenuinō affonda le sue radici su idee precedenti al GAS, un business model di successo internazionale chiamato CSA (Community Supported Agriculture) che consiste in una comunità di individui che supportano una fattoria trasformandola in una community's farm, dove produttori e consumatori offrono aiuto reciproco e sinergico condividendone pochi rischi e molti benefici. Nato negli anni '60 in Germania, Svizzera e Korea il movimento delle CSA si é modificato nel tempo e si é sviluppato soprattutto negli U.S.A. dove conta oramai più di 18.000 realtà attive che producono prodotti di alta qualità per comunità locali. Negli ultimi venti anni le CSA sono diventate un modo popolare di comprare prodotti locali e stagionali direttamente dalla fattoria. In cambio gli utenti ricevono cibo fresco e salutare, di cui sanno la provenienza e hanno, infine, la possibilità di sviluppare una relationship duratura con il fattore e la fattoria, potendola visitare e apprendere come il loro cibo viene prodotto e supportandone l’etica e la realizzazione. Il GAS invece, pur essendo un modello molto interessante ha alcune limitazioni. Spesso politicizzati (jenuinō è fortemente apolitico) e a numero chiuso, I GAS hanno il “problema” nel reperirimento e nel ritiro del prodotto. Mentre nel GAS gli utenti a turno sono “obbligati” a ritirare per gli altri i generi alimentari e portarli in un punto di raccolta, con jenuinō tutto questo non é necessario perchè lo facciamo noi. Jenuinō é pensato per chi vive in aree urbane ed è un professionista, non ha quindi tempo per andare a fare il giro di 10 fattorie per ritirare da una l’olio dall’altra il formaggio per sé e le altre 20 persone abbonate. Noi consegnamo a casa, in ufficio o addirittura in un punto di raccolta, per chi vuole abbassare maggiormente il costo del prodotto e l’impatto CO2 dei propri generi alimentari. La partenza del progetto è prevista su Roma, e non potrebbe essere altrimenti visto il coinvolgimento della Luiss come incubatore. Ci racconti l’esperienza di Italia Camp, che è stata la “rampa di lancio” di jenuinō? Italia Camp é uno delle poche serie competition in Italia. Con un focus particolare all’innovazione sociale il concorso si é svolto in 4 città (Bruxelles, Milano, Roma, Lecce). Ho avuto l’opportunità di prensentare a Lecce. Tra le migliaia di idee presentate jenuinō è entrato a far parte delle 40 start up finaliste e successivamente l’Associazione Laureati Luiss ha selezionato jenuinō affiancandomi, durante tutto l’inverno, un team di business mentors che hanno apportato un supporto costante non solo dal punto di vista di affinamento del modello di business e miglioramento del business plan ma anche attraverso un importante supporto legale, logistico e di vera e propria consulenza. Un’esperienza costruttiva che ha fatto si che un progetto come jenuinō sia arrivato ai risultati odierni. Da quanto ci hai raccontato jenuinō si propone, per quanto riguarda il lato web, come un vero e proprio social network che permette agli utenti di interagire fra loro e con le fattorie, iscriversi a gruppi, partecipare a eventi ecc. Prevedete un’integrazione con i social network già esistenti, ad esempio con possibilità di iscrizioni tramite facebook/twitter e condivisione delle proprie attività anche al di fuori del vostro network, o per il momento l’idea è quella di tenere separato jenuinō da altri social media? L’altra sostanziale differenza fra un GAS o un freddo e-commerce con jenuinō é tutta la piattaforma social che da la possibilità agli amanti del cibo di connettersi e incontrarsi perchè i veri social network sono quelli che portano le persone ad incontrarsi nella dimensione reale. Le attività che si possono fare insieme sono tante: costituire dei club del cibo città per città, organizzare degli eventi jenuinō come le fiere del baratto, fare food dating, invitare le persone conosciute nel social a casa per mangiare qualcosa insieme e conoscersi di fronte a un piatto di pasta e un bicchiere di vino (i famosi supperclub tanto famosi a New York, Berlino, Londra) o semplicemente creare e condividere con altre persone ricette e consigli alimentari. Conoscere nuove persone e coltivare nuovi rapporti diventa quindi un nuovo e stimolante modo per apprendere diversi punti di vista sul cibo e applicarli alla vita quotidiana. Gli utenti potranno confrontarsi con altri consumatori, scambiarsi prodotti, votarli e commentarli, costruendo una vera e propria comunità di consumatori attenti, consapevoli, amanti della buona cucina. Da non sottovalutare è l’aspetto esperienziale del turismo enogastronomico e slow che si cela dietro questa nuova iniziativa che consente a tutti coloro che vi parteciperanno di vivere in prima persona i luoghi della produzione, la terra e tutti i processi legati ad essa. Gli utenti avranno la possibilità di entrare in diretto contatto con la fattoria, potendola visitare, alloggiarvi o partecipare a tutta una serie di food experiences Basti pensare alla transumanza, ai corsi di produzione di formaggio, alla vendemmia, dove gli utenti potranno staccarsi dalle loro vite iper connesse e always-on per rivivere un'esperienza autentica e rurale. L’integrazione con gli altri social sarà serrata. Vale a dire che utilizzeremo gli altri social da volano per promuovere tutte le attività del SN, dallo sharing di ricette, alla diffusione di eventi fino a spingere gli utenti a condividere un prodotto che hanno apprezzato in cambio di uno sconto sul prossimo acquisto. La cultura del cibo e della buona tavola è spesso vista come un elemento prettamente italiano. Mi sembra tuttavia che la vostra idea sia facilmente esportabile anche all’estero, naturalmente adattandola ai diversi prodotti e stili di vita. State già pensando a un’eventuale internazionalizzazione, o per il momento preferite restare concentrati esclusivamente sull’Italia? Per il momento abbiamo i piedi ben ancorati a terra. Vogliamo crescere solidi in italia. Ovviamente il modello é replicabile con un approccio multi-local.  Per adesso però non posso davvero dire di più… Se volete saperne di più iscrivetevi alla nostra beta privata su jenuino.com. Grazie per la disponibilità Giacomo, in bocca al lupo. Grazie a voi e crepi!

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