L’Italia dell’olio è ancora 1.0

In Social Media, Web Analytics
Che le aziende italiane siano in ritardo rispetto ai competitor internazionali rispetto all’utilizzo del web e dei social media per la comunicazione istituzionale è fatto noto. Scoprire però che sono indietro anche le aziende di un settore in cui l’Italia è leader nel mondo è un dato che dovrebbe farci riflettere sui motivi di tale arretratezza e – ancor di più – sulle sue conseguenze. Il settore in questione è quello oleario non industriale, dove un’attività di comunicazione efficace è indispensabile per supportare l’alta qualità del prodotto. Per lo studio abbiamo analizzato circa 100 fra distributori e produttori di olio d’oliva italiani e internazionali, valutando fra le altre cose presenza social, customer care e vendita online, campi in cui – come vedremo – le aziende italiane sono molto spesso indietro rispetto a quanto accade invece all’estero, ad esempio in Spagna, Stati Uniti o Sudamerica. Partiamo dalla presenza social. I dati raccolti mostrano come all’estero quasi il 70% delle aziende del settore oleario è presente su Facebook, circa una su 3 (35%) è anche su Twitter e il 20% utilizza YouTube:In Italia tutte le percentuali scendono significativamente, con il solo Facebook utilizzato dalla metà (53%) delle aziende:Entrando nel dettaglio di Facebook, si nota in Italia il 41% delle aziende analizzate comunica ancora – erroneamente - attraverso profili personali. Una percentuale che scende addirittura al 7% per le aziende straniere, che nel 93% dei casi hanno invece ben compreso che su Facebook la conversazione aziendale va portata avanti attraverso una pagina e non un profilo. Nel nostro Paese  siamo indietro anche per quel che riguarda la frequenza di aggiornamento. Mentre infatti all’estero il 71% delle aziende ha aggiornato la propria pagina più di due volte nell’ultimo mese, e solo il 10% non ha postato neanche un aggiornamento, in Italia neanche la metà delle aziende raggiunge questo livello di aggiornamento (siamo fermi al 48%) e più di un’azienda su 5 (21%) è completamente ferma da almeno un mese.Anche rispetto all’utilizzo di un corporate blog le aziende italiane del settore oleario si mostrano più restie ad aprirsi alla comunicazione web. In Italia infatti solo l’11% delle aziende analizzate ha un blog, mentre all’estero quasi un’azienda su 3 (30%) sceglie di comunicare con i propri clienti anche attraverso un blog aziendale. Unico spiraglio di luce è l’adozione di Skype come canale di customer care, adottato dal 13% delle aziende italiane contro l’8% di quelle straniere. Ma si tratta di un margine non particolarmente largo, oltretutto su un canale in generale poco utilizzato (11% in totale). Niente di sufficiente per ritenersi soddisfatti insomma, e infatti torniamo indietro nell’ultimo parametro considerato, quello relativo alla vendita diretta online sul proprio sito web. Come si nota dai grafici, solo il 23% dei produttori di olio d’oliva italiani analizzati vende anche direttamente i prodotti sul proprio sito web, mentre all’estero questo canale di vendita è molto più diffuso (43%). Tutto questo elenco di dati, che mostra come in Italia ci sia ancora tanto da lavorare per raggiungere le aziende straniere in chiave web e social, ha ovviamente conseguenze non solo sulla brand image, ma anche probabilmente sulle vendite. Non ci credete? Allora dovreste sapere, ad esempio, che negli Stati Uniti la quota di mercato italiana è in costante diminuzione negli ultimi 10 anni e fra 2010 e 2011 ha perso l’11,3%. In un mercato ai massimi storici di importazione per quel che riguarda l’olio d’oliva si tratta di un calo preoccupante. L’inversione di tendenza dovrà necessariamente passare anche attraverso una digitalizzazione delle nostre aziende per raggiungere – e, perché no, superare – il livello già acquisito in altri Paesi.

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