A ognuno il suo Italia-Germania

In Riflessioni
Ormai ci siamo, oggi si chiude la serie di post di "avvicinamento" a Italia-Germania, semifinale di Euro 2012. Chiudiamo la rassegna di racconti delle tre sfide fra Italia-Germania più famose con la semifinale del mondiale tedesco del 2006. "Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastica. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro." P.P.P. Non sono mai riuscito a dare un'interpretazione stabile alla visione pasoliniana del calcio, un giorno è positiva nei confronti dello sport, l'altro negativa nei confronti di chi si dedica alla sua cultura. Non capisco il valore culturale dello sport, in particolare il calcio, limitato allo stesso modo di chi non comprende il valore antropologico dei tatau o del writing. Potrebbe essere una pecca, ma si seleziona quotidianamente ciò che ci influenza, che determina ciò che siamo. Nel caso migliore guardo al massimo 4 partite ogni due anni, sono uno di quelli che guarda solo la Nazionale. Non perché sono nazionalista, lo sarei portando un tricolore sul braccio (sinistro), ma credo per il calore folcloristico che ci contraddistingue e di cui ne faccio parte. È la festa del paesello del sud, che hai sempre odiato, ma che quando hai 30 anni fai in modo di esserci. Il Mondiale del 2006 è ciò che ricordo di più a livello calcistico, avevo quasi capito la regola del fuorigioco. Un anno di perdite familiari, di scossoni strutturali e di "spinte" per andare avanti. Un anno che potrei ricordare per la "vittoria" di Hamas, per le caricature di Maometto, per la morte di Pinochet o per l'esecuzione sommaria di Hussein, invece il ricordo iconografico di quell'anno proviene proprio da quella cultura popolare che spesso mi trovo a condannare. Quel riecheggiare dell'uomo del sud, lì al nord. Quell'essere sopra a tutti, come simbolo di rivalsa sociale. Quella voglia di essere per un po’ i migliori, anche della Germania. Quelli che ce l'hanno sempre fatta. Quelli che hanno perso tutte le guerre ma capaci di rimettere in piedi l'economia. Quelli che hanno sempre deciso tutto a livello economico, con il marco e con l'euro. Quelli che hanno infrastrutture funzionanti, anche in stato di emergenza. Quelli che hanno una capitale multiculturale, multirazziale, hub europeo di startup e aziende affermate, capace di far sentire un berlinese anche un americano. Ogni generazione ha avuto la sua Italia-Germania, la sua Vittoria. Quelli delle mia età avranno quella del 4 luglio 2006, senza HD, hashtag, storify e meme da condividere. Quelli come me non dimenticheranno neanche Calciopoli e ciò che porta lo sport ad assomigliare all'insider trading, il riciclaggio tra una pizza  margherita e l'altra, storielle di connessioni taciute e The White Stripes violentati . Dopo 6 anni le analogie nel male sono tante, mi auguro lo siano anche nel bene.

"Chiudete le valige, andiamo a Berlino" "Andiamoci a prenderci la Coppa, andiamo a Berlino". Fabio Caressa

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