La realtà, quella che (non) ho

In Riflessioni
Sono un lettore di Saviano, non un fan. Un lettore dei suoi libri (eh si ne ha scritti altri dopo Gomorra) e delle sue inchieste, ma non mitizzo le persone e accetto critiche costruttive. Riesco ancora a distiguere un giornalista da un popstar, anche se mi è capitato di vederlo alla tv, e a cambiare idea quando inciampo nell'errore. Siamo italiani, abituati a mettere bocca su qualsiasi tema anche se di Bocca non ne abbiamo le competenze. Quello che (non) ho è  stato il "secondo album" della coppia Fazio-Saviano e, come accade per i musicisti, ci si aspettava il botto di ascolti ma anche di qualità. Il pirmo c'è stato (La7 ringrazia), la seconda un po' meno (forse troppo poca). Le serate sono state lente, cupe, con rimandi e connessioni difficile, tra cover e ricordi, c'era anche Guccini. Sono alla ricerca, ancora, di ciò che non mi ha fatto digerire questa stesura Piccolo-Serra. C'è qualcuno che ha trovato l'ingrediente negativo, chi ha proposto la soluzione e chi il copia/incolla. Ci si aspettava di più, mi aspettavo di più. Non è arrivato, ma chi ha detto che la normalità (non certo per la tv) sia un valore negativo? Quando il valore pedagogico del medium ha assunto un valore negativo, da estirpare per il bene comune? Io grazie a Saviano dopo dieci anni ho acceso la tv, ho guardato anche gli spot. Ho compreso come si possa fare tv, senza scendere  nella banale/volgare utopia dell'italiano medio. La realtà è difficile da digerire, ma di certo il coniglio bianco non rende il tutto più commestibile. Da un giornalista non mi aspetto una narrazione, ma un ricostruzione della realtà. Non mi aspetto che sia bella/brutta o triste/allegra, mi aspetto che sia veritiera, altrimenti aprirei un "romanzo" di P.K. Dick.

"Reality is that which, when you stop believing in it, doesn't go away." P.K.D.

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  • Bandini83

    Concordo su alcuni spunti della riflessione.

    In generale credo che il livello medio della TV italiana in fatto di cultura, pedagogia civica e approfondimento giornalistico sia sceso a livelli così infimi, che s’è preteso troppo da Saviano.

    Quello che forse altrove sarebbe un ottimo comprimario è stato accolto, dopo le prestazioni entusiasmanti di Vieni via con me, come una sorta di salvatore della patria. E così, un buon programma come Quello che (non) ho, con idee originali e non, invitati efficaci e altri meno, ha diviso, scatenato polemiche e delusioni. Cittadini, telespettatori e la stampa si sono prodigati in analisi di ogni minuto del programma, chi andando a cercare l’immancabile falla (“ecco, vedete, Saviano predica ma poi…”), chi nell’esaltazione a prescindere (“ha portato la partigiana in TV, che eroe!”).

    Quello che rimane, per semicitare il titolo della trasmissione, è un buon programma, sicuramente da servizio pubblico, che non passerà alla storia, ma che andrebbe giudicato con meno nevrosi.