Il genocidio lento della disoccupazione

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"Disoccupato in affitto" è un viaggio alla ricerca di un futuro possibile, una messa in scena della precarietà odierna. Quell'essere quotidianamente in bilico, che non coinvolge esclusivamente le fasce giovani ma anche chi è alla soglia della tanto desiderata pensione. "Disoccupato in affitto"  è un viaggio, che nasce con la voglia di "trovare il domani" provocando una reazione in chi si sofferma a guardare, leggere, discutere o finge di non voler sapere. "Disoccupato in affitto" è un viaggio, alla ricerca della verità (in caso ce ne fosse una) sul lavoro che a tanti manca e ad altri non soddisfa. Un documentario sociale, i cui pregi non sono certo la realizzazione tecnica o l'interpretazione, ma la semplicità di mostrare la percezione nazionale di una tematica spesso strumentalizzata dai mass media. L'uomo sandwich (Mereu), attore per un giorno ma disoccupato da tanto, gira in lungo e il largo l'Italia seguito da una camera a "spalla" (Merloni) cercando di smuovere la proprio situazione lavorativa. Un percorso, senza nessuna connessione logico/geografica, che mostra come l'uomo sandwich possa passare da un semplice supporto di marketing a presa di coscienza. Un supporto che è la solita via di fuga del singolo, visto che il protagonista non troverà nessun lavoro, ma un "aprire gli occhi" alla collettività. Da oggi, in sala (Distribuzione Indipendente) e online (Own Air), il disoccupato in affitto potrebbe essere ognuno di noi.

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