Guestbook. Intervista a Valentina de Caro

In Guestbook
Oggi ospitiamo per Guestbook Valentina de Caro, social media strategist presso Surrealist ma anche creatrice di Scomunica, pagina dedicata “a tutti coloro che cercano di comunicare in maniera creativa con piccoli budget e grandi idee.” Ciao Valentina e grazie per aver accettato il nostro invito. Partiamo dall’attualità: da social media strategist come giudichi l’inserimento di social media emergenti (penso in particolare a Pinterest) nelle strategie di marketing per i clienti? Credi che si tratti da opportunità da cogliere al volo, o prima di lanciarsi bisogna attendere che un social sia più consolidato per essere sicuri che non si tratti solo di una moda passeggera? Grazie a voi per avermi inviata. Pinterest lo sto ancora osservando, ma partecipo, pinno e repinno. Mi piace la piega che ha preso, il livello qualitativo delle immagini è abbastanza alto, evidentemente non è stato travolto dagli utenti Facebook che preferiscono postare foto di loro ubriachi in qualche locale :). E’ un social network borghese :) Lo trovo come un ibrido tra Facebook per l’importanza data alle immagini e Twitter per il sistema follow. Credo però, che per ora sia presto ipotizzare l’utilizzo di Pinterest come unico canale per una strategia social, come farei invece con Facebook o Twitter, ma integrarlo a questi due si. I dati su Pinterest ci raccontano di un canale usato soprattutto da non italiani, da donne e per brand di moda. Nonostante questo però lo considero come un ottimo strumento per creare engagment anche per altri brand che non sono interessati a quel tipo di target. Considerarlo come un’opportunità da cogliere al volo? Si, ma senza considerarlo il centro della strategia, essere presenti è comunque importante. Aspettare il consolidamento? Si, vediamo ogni giorno come gli altri social facciano modifiche per essere più concorrenziali, Pinterest non dovrebbe fare eccezione. Su Scomunica ogni giorno condividi tanti spunti interessanti che hanno di fatto generato l’interesse di una community attiva intorno a questa pagina. Come nasce quest’idea? Pensi che in futuro potrà diventare un progetto più strutturato? Scomunica nasce dalla volontà di creare una pagina che mostrasse a tutti gli appassionati di comunicazione e a chi la guarda da lontano perché non la comprende, come sia possibile essere creativi, e farsi notare anche con piccoli budget. Scomunica nasce da me e Sasà Tomasello e dal lavoro che facciamo ogni giorno con una piccola agenzia che cerca di proporre marketing non convenzionale a clienti che non sono multinazionali. Siamo partiti dal lavoro che facciamo ogni giorno, e dal nostro allenamento a cercare di trovare soluzioni “economiche”, ma creative. Perché il nome Scomunica? Perché si scomunica quello che va contro gli schemi o i dogmi, come lo fa un tipo di comunicazione che va contro il classico volantino o il 6X3 in strada. Tempo fa ci siamo ritrovati a parlare di quanto la tecnologia possa aiutare le aziende e di come invece, paradossalmente, in Italia ci sia ancora una resistenza a cogliere fino in fondo queste possibilità restando spesso ancorati a dinamiche ormai superate. Premesso che sicuramente nel nostro Paese esistono dei limiti strutturali (un esempio è la mancanza della banda larga) pensi che ci siano anche altri motivi dietro questa ritrosia del mondo imprenditoriale verso la semplificazione e l’apertura alla tecnologia? Io non darei la colpa alla mancanza di apertura mentale delle aziende. Giusto ieri ho visto un servizio di Report dove si diceva che l’Italia è il paese in cui ci sono più pos nei negozi che nel resto di Europa, ma che gli italiani, preferiscono ancora usare il contante perché non si fidano delle transazioni online. Lo stesso servizio mostrava come, in America, un amico restituisse 5 dollari ad un altro con il telefonino. Se non sbaglio, siamo ancora il paese che al mondo ha più cellulari, ma come li usiamo? I ragazzi come usano le poste pay? Avete mai provato ad osservare l’i-Phone di un ragazzo dai 16 ai 26 anni, che non sia qualche vostro collega? Sono giocattoli nelle mani di bambini cresciuti, vengono usati per scaricare suonerie, giochini o per chattare su Facebook. E le poste pay come le usano? In casa, per Groupon al massimo. Raramente ho visto un ragazzo o una ragazza più piccola di me pagare con la prepagata. Non penso che siano gli imprenditori ad essere chiusi, se proponi ad uno di loro una tecnologia che gli fa risparmiare soldi, se è un vero imprenditore coglie l’occasione al volo, forse non investono perché non hanno il mercato a cui vendere la propria idea che non sia un giochino o un app per scaricare suonerie. Da napoletana e dipendente di un’azienda che ha scelto per la sua sede il Sud (Ischia per la precisione), ti senti parte di un’eccezione, o pensi che in futuro sia possibile vedere sempre più realtà che si spostano dalle capitali alla provincia, approfittando proprio di quegli strumenti tecnologici di cui parlavamo nella domanda precedente? La provincia è il futuro. Tutti i ragazzi che popolano le agenzie del nord vengono dalle provincie del sud, a me è capitato di non andare al nord ma di restare qui. Ma credo che non sia importante da quale ufficio o casa lavori, con il web siamo in contatto con persone in tutta Italia senza nessun tipo di problema. La piccola Surrealist ha clienti non solo in Campania, ma anche nel Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino e collabora con altre agenzie italiane e non. Tutto questo senza muoverci da dove siamo :) La rete virtuale e fisica di collaboratori aiuta chiunque a realizzare il proprio lavoro. Grazie mille per la disponibilità! Grazie a voi per avermi sopportata :)

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