You can’t separate peace from freedom

In Recensioni
Uno dei privilegi di vivere nella capitale è quello di avere l’occasione di partecipare ad eventi incredibilmente interessanti. La settimana scorsa, ad esempio, la mia coinquilina mi ha proposto di accompagnarla all’anteprima di The Lady, l’ultimo film di Luc Besson, al cinema Embassy. Come rifiutare? Lunedì 19 marzo eccoci quindi in zona Parioli a camminare sul tappeto rosso insieme a Laura Morante e Violante Placido. Il cinema è gremito e prima della proiezione il regista ci racconta che è stata l’attrice Michelle Yeoh, protagonista del film, a proporgli la sceneggiatura e a chiedergli di produrla. Dopo averla letta, però, Besson se n’è talmente innamorato da decidere di occuparsi personalmente della regia. Scelta vincente, soprattutto perché pochi conoscevano la storia di Aung San Suu Kyi, donna di origine birmana vittima di una prigionia lunga 15 anni, caratterizzata dall’isolamento e dall’impossibilità di vedere i suoi cari. Dopo essersi trasferita in Inghilterra per studiare, conosce e sposa il professor Micheal Aris con cui ha due figli, ma a causa dei problemi di salute della madre è costretta a tornare in Birmania. Al suo arrivo in patria è osannata come una liberatrice, essendo figlia del generale Aung San, indimenticato leader ucciso nel 1947 dai suoi avversari politici. Inizia così la sua personale battaglia per la democrazia che la porterà a vincere le elezioni del 1990, e ad ottenere il premio Nobel per la pace l’anno successivo. The Lady è un film delicato ma allo stesso tempo intenso e incisivo. Besson non concede sconti e non esita a raccontare i dettagli più crudi di un Paese schiacciato dal regime. Mentre Michelle Yeoh incarna la protagonista alla perfezione, mostrandoci il forte attaccamento alle sue origini, ma anche l’amore profondo per i suoi figli e per suo marito, che fino agli ultimi giorni di vita orgogliosamente la sostiene nella sua battaglia. In un’epoca in cui i valori si stanno lentamente sgretolando è importante puntare i riflettori su chi non si arrende, su chi combatte per i propri ideali sacrificando anche la propria libertà personale.

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