L’azzardo del gioco in Italia

In Riflessioni
È notizia di oggi che in Senato si aprirà la discussione riguardo la possibilità di una ferrea regolamentazione, se non una totale proibizione, degli spot sui giochi promossi dall'AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato). Stando all'articolo di Repubblica che parla dell'argomento, un vero e proprio bombardamento: oggi, ogni dieci spot televisivi, tre pubblicizzano giochi e scommesse. L'ultimo in rotazione sui canali televisivi invita tutti gli italiani a tentare la fortuna, veicolando il messaggio che non c'è nulla di sbagliato nel sognare la realizzazione dei progetti. Ma se ognuno di noi non sbaglia a voler perseguire i propri sogni, le statistiche mettono in guardia nel considerare giochi e delle scommesse come la via principale e sicura per raggiungerli. Il vizio del gioco in Italia sta dilagando e, piuttosto che portare a ricchezza e soddisfazioni, sta conducendo migliaia di famiglie verso un baratro fatto di debiti e dipendenza: secondo gli ultimi dati da 500 a 700 mila persone sono affette da ludopatia. Un fenomeno che, giustamente, genera preoccupazione e sta alimentando dibattiti e controversie. Anche sul web. Siamo sempre più convinti che rinunciare ad ascoltare la rete non sia più possibile e che il cambio di paradigma (dal gridare al dialogare) sia qualcosa di inevitabile, sia per le marche che per le istituzioni; e se le opinioni della rete rispecchiano o anticipano tendenze e opinioni su tematiche più "frivole", risultano risorsa preziosa anche per quanto riguarda l'indagine di manifestazioni sociali più profonde e strutturate (pensiamo per esempio alla Primavera Araba o Occupy Wall Street). La ludopatia rientra certamente nel novero di queste. A tal proposito, noi della Business Intelligence di Estrogeni abbiamo completato pochi giorni fa un report sulla percezione della webosfera italiana in merito all'intervento dello stato nel ruolo di licenziante di concessioni per il gioco d'azzardo. Abbiamo preso in considerazione gli interventi espressi online nel periodo tra il 9 e il 23 febbraio 2012 che potessero in qualche modo riflettere un atteggiamento critico nei confronti dell'AAMS. Una ricerca quantitativa e qualitativa volta a individuare cluster d'analisi e tematiche di discussione ad essi correlate. Ecco alcuni estratti riguardanti le conversazioni più rappresentative delle tematiche relative alla ludopatia. Sono molti gli articoli che presentano i dati sul fenomeno del gioco patologico: Non a caso, l'inserimento nel nuovo paniere Istat della spesa per i Gratta e Vinci è sintomatico della previsione sulle risorse economiche che gli italiani dedicheranno ai giochi ad estrazione istantanea e a scommesse:

Sul fronte della lotta al fenomeno, si assiste alla pianificazione di campagne di sensibilizzazione e iniziative sociali da parte delle istituzioni locali...

...e al coinvolgimento degli istituti religiosi...

...i quali non mancano di fare annunci anche abbastanza forti:

Nelle conversazioni monitorate lo Stato viene percepito come responsabile dell'incidenza del fenomeno delle ludopatie:

Vengono espresse non poche critiche allo spot "La prima volta non si scorda mai" (poi ritirato)…

…così come alla campagna "Giovani e gioco":

Anche l'ultimo spot "Lasciatemi giocare" non rimane immune da opinioni negative

Capita di registrare giudizi poco benevoli anche sugli stessi giochi, causa della patologia e fomentatori di vane speranze: Dalle conversazioni monitorate è ben evidente la gravità della ludopatia come fenomeno emergente di disagio sociale alla quale lo Stato non sa far fronte, ma che al contrario sembra quasi alimentare e cavalcare al fine di giovarsi delle entrate fiscali da essa derivata. Sembra, insomma, che quell'invito a giocare il "giusto" presente negli spot per giochi e scommesse sia poca cosa davanti alla rilevanza di un fenomeno sociale molto pericoloso (e poi il giusto per chi? qual è la misura del giusto se non personale?). Si può fare di più? Noi lo pensiamo. E così come si spendono risorse ed energie per promuovere il gioco d'azzardo legale (che, è bene ricordarlo, ha il merito di togliere soldi al giro di scommesse illegali gestite dalla criminalità organizzata), si dovrebbero sponsorizzare e promuovere, con la stessa determinazione, azioni di formazione e informazione, offrendo così canali di ascolto e supporto alle famiglie e ai ludopatici. E se dall'analisi effettuata sembra emergere uno Stato assente e pronto a speculare sulle debolezze della gente,  si può senz'altro lavorare, per contro, alla percezione di uno Stato presente e pronto ad aiutare nei momenti di difficoltà. Comunicazione pubblica e iniziative sul territorio (possibilmente meno "sfumate" della campagna di sensibilizzazione "Giovani e Gioco"), partnership e patrocini, testimonial, numero verde, iniziative sui social network: gli strumenti e i canali di intervento non mancano. Perché, per esempio, non dedicare parte delle somme raccolte attraverso i giochi e le scommesse ad iniziative ben precise come la cura delle dipendenze, dalla ludopatia a quelle da droga o alcool? Si otterrebbe anche lo scopo di fugare il legittimo sospetto che quel gettito fiscale sia un modo come un altro per far cassa. Quello che non deve mancare è la consapevolezza che ignorare la percezione negativa che la gente ha delle istituzioni genera diffidenza e alimenta nei cittadini la consapevolezza che lo Stato sia "altro" o, perché no, "nemico"  e che si abbia quasi il diritto di eludere le sue regole piuttosto che impegnarsi attivamente affinché le cose vadano meglio per tutti.

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  • Proprio qualche giorno fa riflettevamo su quanto fosse ipocrita sventolare al pubblico un affrettato “Gioca il giusto” se poi ci sono estrazioni ogni 5 minuti (win for life, ad esempio)… E’ come consigliare una dieta dimagrante nel bel mezzo di un buffet da pasticceria…

  • Ignazio

    Già, è proprio così. Ci troviamo davanti a quelle situazioni schizofreniche in cui, da un lato si offre la Ferrari per sfrecciare a tutta velocità, e dall’altro si regala il santino da appendere al cruscotto con l’invito a non correre. Sarebbe necessario fare di più senz’altro.

  • e se non si fa presto si corre il rischio che l’AAMS diventi la nuove Equitalia in termini di reputazione presso i cittadini( http://www.repubblica.it/salute/2012/03/23/news/giocodipendenza_6mila_italiani_in_cura-32078025/?ref=HREC2-15 )