Guestbook. Intervista a Salvatore Cimmino

In Guestbook
L'ospite di oggi è Salvatore Cimmino, nuotatore diversamente abile napoletano protagonista di numerose maratone e traversate in giro per il mondo. Salvatore ci parla dei suoi progetti, dalle sue traversate del passato a quelle in programma, imprese la cui valenza supera abbondantemente il semplice significato sportivo. Ciao Salvatore  e grazie di aver accettato la nostra intervista. Leggendo la tua storia colpisce profondamente come la “diversità” possa diventare occasione di integrazione e condivisione. Come, per paradosso, il limite fisico possa, invece, essere superato e trasformato in strumento di azione. Se si parte da un presupposto di positività e ottimismo, allora è facile capire come l’handicap possa – e io mi spingo anche oltre e dico debba – diventare in primis una realtà da condividere per poter essere superato. Dico questo nel convincimento profondo che la vita abbia un senso, sempre, quando la si declina nelle relazioni e, dalle relazioni, si tragga aiuto, accoglienza e solidarietà. Come dire che ognuno mette in campo le proprie competenze, fisiche, emotive, culturali e grazie alle competenze altrui diventa capace di affrontare questa avventura straordinaria che è la vita. La tua vita è un insieme di prove “fisiche”. Una sfida continua cui sottoponi non per piacere ma per solidarietà. Da dove nasce questo desideri o di fare qualcosa per l’altro? Nasce proprio dalla convinzione che da soli la vita non è ricca né piena. Ho ricevuto tanto dagli altri, è giusto quindi restituire e andare incontro a quanti si trovano in difficoltà. In realtà vorrei saper fare di più, molto di più che nuotare, cosa che resta, comunque, anche un grande e indescrivibile piacere. In cosa consiste la tua prossima impresa? Dove e quando si svolgerà? A cosa sarà destinata? La prossima impresa si svolgerà in Congo, dove attraverserò il Lago di Kivu. È l’impresa che io chiamo “del fare” perché finalizzata alla raccolta di fondi per l’istituto protesico di Goma. Sono stato recentemente in questi luoghi e ne porto nel cuore sensazioni difficilissime da verbalizzare. Ho visto insieme speranza e disperazione, gioia e dolore. Della profonda ingiustizia della povertà di queste parti del mondo è giusto che tutti si facciano carico: io cerco solo di fare la mia parte, come so e come posso fare. Trovo indispensabile aiutare le tante donne e i tanti uomini, anche religiosi, che in Congo offrono la loro vita per migliorare quella degli altri. Le tue imprese fanno notizia e hanno una profonda eco mediatica. Online e offline. Quanto aiuta e puo’ aiutare la rete nella diffusione di conoscenza e solidarietà? Certamente la diffusione mediatica è uno strumento fondamentale perché consente di arrivare a tantissime persone: quanto più si parla delle difficoltà dei disabili, quanto più si diffonde la loro condizione tanto più facile diventerà vincere la diffidenza, l’indifferenza. Sogno un mondo senza barriere non solo architettoniche ma, soprattutto, psicologiche. Vorrei che mai più le famiglie venissero lasciate sole a gestire una difficoltà spesso insormontabile, vorrei che imparassimo tutti a guardarci con occhi diversi, capaci di oltrepassare l’handicap per vedere, finalmente, la persona. A maggio del 2010 sei stato protagonista della traversata del lago di Tiberiade, in Israele. Al forte valore simbolico che già di per sé caratterizza le tue prove, in quell’occasione se ne sono aggiunti altri dovuti alla particolare location, dal valore religioso del luogo, presente nelle Sacre Scritture, a quello politico legato alla situazione in Israele. Hai sentito una particolare pressione in relazione a quell’appuntamento, o tutti questi fattori ti resero invece ancora più impaziente di partire per quella prova? Questa traversata ha rappresentato un momento bellissimo della mia esperienza: coniugare sociale e spirituale, in una terra che invita alla riflessione su campi tanto diversi mi ha permesso di crescere come persona e mi ha convinto sempre di più dell’importanza di abbattere tutte quelle barriere culturali che fanno del diverso un nemico. La diversità deve, finalmente, diventare una vera risorsa per realizzare, finalmente, la pace.

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