Where is my mind?

In Recensioni
La scuola Diaz a Genova, gli scontri allo stadio, lo sfollamento di un campo nomadi, la morte di Gabriele Sandri. Avete mai considerato tutti questi avvenimenti dal punto di vista del reparto Celere della Polizia di Stato? Probabilmente no, e a darci questa nuova prospettiva ci ha pensato Stefano Sollima, regista italiano famoso per aver diretto Romanzo criminale – La serie. In A.C.A.B. Sollima non prende una posizione netta, il suo intento non è quello di decretare chi sono i buoni e chi sono i cattivi. A deciderlo, se lo vorrà, sarà lo spettatore, a cui il regista regala quattro intensi ritratti di celerini, ma anche e soprattutto di uomini. Cobra (Pierfrancesco Favino) è un uomo solo, completamente votato al suo lavoro, ai suoi fratelli e alla foto del Duce che campeggia nel salotto di casa sua. Negro (Filippo Nigro) anche quando torna in famiglia non riesce a smettere i panni del poliziotto e a chiudere fuori la violenza che spesso caratterizza il suo ruolo. Mazinga (Marco Giallini) scopre di avere un figlio skinhead che si rivelerà ancora più spietato del padre. Spina (Domenico Diele) è l’ultimo arrivato, un ragazzo che cercava un lavoro onesto ma che inevitabilmente verrà risucchiato dal "branco". Solitudine, violenza, paura del diverso, orgoglio. Questi, e molti altri, i sentimenti che si mescolano in un casco blu, un manganello ed un paio di anfibi. E viene da chiedersi: are all cops bastards? Forse si, forse no. Sta di fatto che il film riesce a coinvolgerti in un vortice di emozioni, grazie anche a delle splendide inquadrature, a un’ottima fotografia, a una colonna sonora studiata ad hoc e alla bravura degli attori protagonisti. Non sempre è facile prendere una posizione, ma ciò che è davvero importante è aprire gli occhi verso una realtà che non sempre si conosce. Il messaggio lanciato è quello di informarsi, di guardare al di là del proprio naso.

Share and Enjoy