Web share

In Riflessioni
Liberalizzazione,  semplificazione, mercato, concorrenza leale. Parole vuote, finché non proviamo a riempirle di significato concreto, tangibile, quotidiano. È da tempo che avrei voluto scrivere questo post. Perché le mail inviate alle redazioni dei giornali sono state cestinate (imbavagliate?). Forse perché le ho indirizzate a rubriche di quotidiani appartenenti a gruppi editoriali quotati in borsa? Può essere. E allora chiedo un’eccezione di genere al gestore del blog per questo post, anche se in fondo credo che l’applicazione della tecnologia alla democrazia economica abbia un forte riflesso in termini di socialità (per certi versi, ne abbiamo parlato anche martedì, con l'intervista a Laura Colciago). Il punto. Spesso mi sono trovato a discutere con amici e conoscenti della necessità che anche nelle cose economiche vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte di chi le governa e le indirizza. Accade nei condomini, nei piccoli esercizi commerciali, nei mercati rionali, nella gastronomia sotto casa che fa fatica ad andare avanti. Perché questo non deve accadere anche nelle grandi società, quelle quotate in borsa? Perché deve esserci asimmetria tra i vantaggi che derivano dal controllare una grande azienda esprimendone il management, accumulando cariche nei consigli di amministrazione, non pagando tra l’altro il premio di maggioranza alle migliaia di piccoli azionisti che costituiscono la vera maggioranza numerica (come capitale e come soci) di aziende come Telecom Italia, Generali, Unicredit, Enel solo per citarne alcune, e le responsabilità che ne derivano? Insegnano in qualsiasi business school (ma l'insegna la vita, in definitiva) che la prima e più importante delle responsabilità si ha verso gli azionisti in senso ampio e non esclusivamente verso i grandi azionisti. La tecnologia potrebbe venirci in soccorso se solo il nostro ministro dello Sviluppo Economico insieme al ministro dell’Economia - già commissario Ue per la concorrenza di mercato - decretassero che la partecipazione alle assemblee dei soci delle società quotate in borsa può avvenire anche tramite procedura di accreditamento telematico e, conseguentemente, partecipando in diretta web all’assemblea dei soci con possibilità di voto a mezzo posta elettronica certificata. In tal modo, il piccolo azionista che, pur avendo interesse (e i piccoli azionisti rappresentano, appunto, il maggiore degli interessi) ad oggi non trova conveniente ancorché opportuno acquistare un biglietto aereo per presenziare all’assemblea della società di cui è comproprietario, potrebbe premiare o punire a proprio insindacabile giudizio l’operato del management. Questo fa il paio con la rituale circostanza che vede il piccolo azionista (che, ribadisco,  insieme ai suoi colleghi e compagni di sventura, in numerose situazioni rappresenta la maggioranza del capitale) scaricato dal management quando è chiamato a pagare il prezzo di scelte aziendali. Finanche in occasione dell’approvazione del bilancio, non gli è consentito esprimere un parere sull’operato degli amministratori a cui già personalmente non ha affidato la gestione della propria azienda. Comprendo che oggi si presentano all’orizzonte ben più sentite necessità. Ma il rischio è che la condizione di affamati o per dirla più bella di indignati, ci consentirà sempre meno spazi per reclamare l’affermazione del principio di democrazia economico-finanziaria che è il cardine di qualsiasi sistema sociale responsabile: governo io e ne rispondo a te.

Share and Enjoy