Kevin? Parliamone

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Rosso il colore del vino. Per dimenticare. Rosso il colore della vernice. Per marchiare. Rosso il colore del sangue. Per punire. Solo perché ci si abitua a qualcosa, non vuol dire che ci piaccia, come te con me. Questa frase, pronunciata da Kevin all’età di circa otto anni, racchiude al meglio il senso di questo film, incentrato sul difficile rapporto tra una madre poco disposta a fare sacrifici, a rinunciare, a sopportare, a pazientare, e un figlio che non sopporta né si adatta, ma castiga. Una vendetta in crescendo: si parte dai piccoli dispetti quotidiani e si giunge alla tragedia. A metterla in atto un Robin Hood che non ruba ai ricchi per dare ai poveri, ma che con il suo arco e le sue frecce ruba, gelidamente, delle vite per punire sua madre. In …E ora parliamo di Kevin, Tilda Swinton (premio Oscar come Miglior Attrice non protagonista nel 2008) interpreta Eva, una donna che adora la sua città, New York, il suo lavoro e i suoi viaggi avventurosi. Quando rimane incinta le cose sono però destinate a cambiare. Bisogna fare i conti con i vagiti incessanti, le notti insonni, le pappe, i capricci ed un appartamento poco adatto ad un bambino. La malcelata insofferenza di Eva spinge il piccolo Kevin a compiere continue ripicche, tutte sapientemente nascoste agli occhi di suo padre (interpretato da John C. Reilly), che lo reputa un angioletto e lo difende. All’età di quindici anni Kevin (un eccezionale Ezra Miller) pianifica nei minimi dettagli una cruenta strage, da cui la storia del film ha inizio per poi procedere a ritroso attraverso le crisi e i rimorsi di Eva, che cerca invano di condurre e di ricostruire una vita normale. Ma è davvero solo sua la colpa? È stato solo il mancato amore di sua madre ad aver spinto Kevin verso una vita di efferatezze? Sin da piccolo Kevin è un bambino che lo spettatore non riesce ad amare né tollerare, i suoi gesti pieni di cattiveria disorientano ed irritano, arrivando a sfiorare l’odio quando, dopo aver compiuto il massacro, esce dalla palestra della scuola quasi come un divo del cinema. Tuttavia nella scena finale, quando appare finalmente vero, spogliato dalla presunzione e dalla spavalderia che lo hanno contraddistinto fino a quel punto, si prova quasi compassione e tristezza per quello che lo aspetta. Everyday it's gettin' closer, goin' faster than a roller coaster canta Buddy Holly nel corso del film, e in effetti le emozioni che la pellicola suscita sembrano proprio andare più veloci delle montagne russe.

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