Guestbook. Intervista a Giovanna Gallo

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L'ospite di oggi è una di quelle persone che ti trasmette allegria già dall'avatar, giornalista/blogger che riesce a passare dalla critica sanremese al social media marketing in un baleno, insomma un vortice di spunti. "Calabbbrese" trapiantata a Torino, ho iniziato a seguirla perché esperta di costume e lifestyle, tematiche di cui "mi vanto" di non capire nulla ma di cui leggo qualcosa per non restare troppo fuori dal mondo (magari passano di moda le felpe e non ne so niente). Tu come lo spieghi al cliente? Spiegare "come funziona" Twitter è una cosa che mi indispone in modo spropositato. È come se dovessi dire a qualcuno che ha gambe e occhi cosa c'è fuori dalla finestra e descriverglielo nei minimi dettagli, quando basterebbe alzarsi dal divano! Detto questo, i clienti che desiderano essere sui social network da un annetto a questa parte richiedono espressamente Twitter nei servizi, delegando al Social Media Strategist ogni aspetto dell'attività: strategia, linea editoriale, impostazione. Non vogliono entrare nel meccanismo, anche se poi lo vedono citato sui giornali o in tv e sono curiosi: quante telefonate a spiegare i retweet, o il perché della grafica scarna e l'uso degli hashtag... Insomma, la conoscenza dei clienti del mezzo Twitter a volte è totalmente superficiale e tale rimane per scelta, per questioni di tempo o di interessi. Tanto ci pensa (bene, si spera!) il community manager a fare followers! Uno studio recente ha mostrato come, almeno per il mercato americano, la figura femminile è molto richiesta per il ruolo di Community Manager... Il mio network conferma. Credi che la comunicazione sia più femminile del marketing? Assolutamente no, non credo abbia sesso. Certo, da sempre la comunicazione - o sarebbe meglio dire la chiacchiera? - è prerogativa femminile e, da logorroica, non me la sento di smentire l'opinione comune :) In realtà per fare buona comunicazione e buon marketing ci vogliono una mente aperta, buona conoscenza dei new media e una buonissima dose di lucidità: non salviamo il mondo, non aiutiamo la gente, siamo solo ruote di un ingranaggio che non manovreremo mai. Insomma, prendersi poco sul serio è un buon trucco per vedere tutto con un buon senso del distacco, e questo vale per uomini e donne. E se c'è da chiacchierare, più per le donne :) Per Tustyle, di Gruppo Mondadori, collabori per una rubrica sul mondo del lavoro e contemporaneamente scrivi per il web. Quale legame c'è, eventualmente esista, tra lo scrivere online e su una rivista mensile? Quali differenze/analogie ci sono tra i lettori dei differenti supporti e nel tuo modo di "gestire" la loro attenzione"? Da due anni lavoro con la giornalista Marta Minghi sulla rubrica Vita precaria. Abbiamo anticipato i tempi parlando di crisi quando di questa c'era solo il sentore, dando consigli su lavori e professioni, riportando testimonianze, suggerendo corsi, sbocchi, prospettive. Come mi aiuta il mio lavoro sul web col giornale? Innanzitutto, con le fonti: in questi 4 anni di networking ne ho fatti di contatti, e molto spesso le conoscenze virtuali sono finite sul giornale come testimonianza. Twitter è micidiale: cerchi un cuoco da intervistare e per la legge dei gradi di separazione dopo un po' ti ritrovi a intervistare Vissani! Un buon giro di contatti, una buona "autorità" web, le domande giuste e un intelligente uso dei mezzi social fanno il resto. A me, che sto in una terra di mezzo, e sono metà blogger e metà giornalista tradizionale, certo aiuta la velocità con cui reperisco le notizie e le testimonianze. Probabilmente, senza questo plus, non avrei mantenuto il lavoro al giornale, e senza il web, non avrei avuto molto da dire :) Per quanto riguarda i lettori, il discorso è più ampio: se scrivo di social network o racconto di pranzi calabri sul mio blog, so benissimo a chi mi rivolgo - spesso un pubblico di addetti ai lavori - ma il giornale ha un target più ampio e meno specializzato. Semplicemente, devo cambiare il linguaggio, dosare le informazioni più tecniche e web e presentarle in modo semplice e comprensibile: deve capirmi sia la trentenne che legge Tustyle in metro andando a lavoro, sia mia madre, che non è per niente addicted. Pinterest sembra essere il social dell'anno, cresce più velocemente di G+, ma manca ancora tanto alla fine di questo 2012. Pensi possa essere usato per la promozione di un brand/prodotto o, come è successo per delicious e co., il social bookmarking resterà un utility per gli "addetti ai lavori"? La seconda che hai detto :) Pinterest è divertente e ti fa andare in pappa il cervello, se glielo permetti, ma a volte mi chiedo: se mi perdo a pinnare e a creare boards artistiche, quando lavoro? Per questo non sono entrata nel turbine come gli altri e lo guardo con parecchia diffidenza. Come molte di queste novità, credo resterà sempre un po' di nicchia: uno su mille ce la fa a diventare mainstream, e non tutti (a volte, purtroppo, perché alcune sono davveo valide e utili) si chiamano Facebook. Ti bulli di conoscere i maggiori esperti di Seo e Marketing d'Italia, com'è vivere con uno di essi? :D È vivere con una persona con cui stai bene, da molti anni :) Ogni tanto ci ritroviamo a parlare di Twitter a cena, o mentre siamo in giro, ma solo per piacere: confrontarsi diventa una cosa divertente, è difficile che parliamo di lavoro oltre gli orari canonici. Più facile che ci ritroviate a fare gossip di questo o di quel follower ;)

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