Guestbook. Intervista a Flaminio Zadra

In Guestbook
Abbiamo intercettato l'ospite del Guestbook di oggi qualche giorno fa presso i nostri uffici, chi ci segue anche su Facebook ha potuto vedere già qualche foto della sua visita. Stiamo parlando di Flaminio Zadra, produttore cinematografico che ha fra l'altro nel suo curriculum anche quel Soul Kitchen del quale ci eravamo occupati in occasione del lancio, circa 3 anni fa. Flaminio ha gentilmente accolto il nostro invito ed è quindi l'ospite del Guestbook che questa settimana esce, in via eccezionale, di mercoledì. Le nuove tecnologie hanno portato a una rivoluzione nella distribuzione dei prodotti culturali – e quindi anche di quelli cinematografici – le cui conseguenze sono ancora parzialmente indecifrabili. La recente chiusura di Megavideo ha riaperto il dibattito fra chi spinge verso una razionalizzazione di un mercato che sembra una giungla e chi invece protesta gridando alla censura. Da addetto ai lavori, pensi sia possibile conciliare i vantaggi della tecnologia con le esigenze della filiera industriale del cinema, rivoluzionando in qualche modo il sistema distributivo, o è ancora possibile mantenere in piedi il vecchio sistema, eliminando sistematicamente ogni minaccia? Più che di una possibilità si tratta di una necessità. Bisogna trasformare le minacce offerte dal web in opportunità. Certamente dipende molto dal genere di film. È chiaro che grossi successi commerciali sono più a rischio di piccole opere d’autore. Queste ultime non raggiungerebbero mai comunque un’ampia fascia di pubblico, a causa nella mancanza di una distribuzione cinematografica tradizionale adeguata. Il pubblico stesso, amante del cinema d’autore, non credo che rinuncerebbe, avendone la possibilità, all’esperienza della sala. Diciamo che alcuni film se non venissero visti grazie ad internet, non verrebbero visti in nessun altro modo. Poi c’è il discorso della pirateria, che è diverso. Si tratta un atto illegale. E come mangiare al ristorante senza pagare il conto. Né più né meno. Ritengo che si tratti innanzi tutto di riuscire ad autodisciplinare la gente. In questo senso le nuove tecnologie dovrebbero aiutare, soprattutto abbassando enormemente i costi di distribuzione (anche quella tradizionale), e dunque i costi di fruizione. La rivoluzione non riguarda solo la distribuzione, ma anche ovviamente la fruizione. L’anno scorso David Lynch si è schierato decisamente contro la visione dei suoi film attraverso dispositivi come gli smartphone. Qual è la tua posizione in merito: anche i film devono evolversi per permettere una fruizione sui device più svariati, o il formato non consente alternative alla visione in sala o al massimo in home video? Non credo che David Lynch si debba preoccupare. Forse mi sbaglio, ma ritengo che ben pochi dei suoi fan si accontenterebbero di vedere un suo film sullo schermo di un iPhone. Per me l’esperienza della sala è insostituibile. Il futuro probabilmente mi smentirà, ma finché esisterà un cinema nella mia città io continuerò a frequentarlo. La chiusura del Metropolitan qui a Roma è stata traumatica per me. Mi giungono ora inquietanti notizia anche riguardanti il Nuovo Olimpia. Ogni altra forma di fruizione di un film non può essere alternativa ma bensì complementare. Vedersi un vecchio film sul monitor del computer mentre si è a letto in una fredda giornata invernale è anche questo un piacere al quale non si può far a meno di tanto in tanto. Ma uno smartphone, no... questo non lo capisco! Nel settore musicale il web in generale e i social media in particolare aiutano molti gruppi emergenti a farsi conoscere rapidamente e in maniera diffusa, cosa che sarebbe stata impossibile anche solo 20 anni fa. Nel cinema esiste (o se non esiste, sarebbe possibile che si verificasse) un fenomeno del genere? Oggi è più facile per giovani registi e sceneggiatori avere visibilità e arrivare in alto, e ci sono esempi di ragazzi che ce l’hanno fatta grazie agli strumenti digitali? Questo è un dibattito su cui amano, almeno una volta al mese, cimentarsi tutti gli amanti del cinema e gli addetti ai lavori: è meglio la pellicola o il digitale? Per me certamente, chiaramente, indiscutibilmente, la pellicola. Naturalmente il digitale permette a molti giovani registi di mostrare loro talento in modo più immediato ed economico. E anche molti registi già affermati scelgono il digitale non solo per motivi economici ma propriamente stilistici. Il rischio tuttavia è che avvenga ciò che è avvenuto con la musica: l’MP3 si può ascoltare ovunque e migliaia di brani in questo formato si possono memorizzare nel telefono cellulare. Ma la qualità non è neanche lontanamente paragonabile a quella del buon vecchio vinile. Mi chiedo se non stiamo rinunciando alla qualità in nome della quantità. Nella mia tesi analizzavo alcuni casi di marketing virale applicato al cinema, giungendo alla conclusione che se il film oggetto della campagna è valido la strategia – se ben fatta – può dargli un’ulteriore spinta, ma se il prodotto è già poco valido di per sé allora non c’è campagna di marketing che regga alla prova del botteghino. Sei d’accordo con questa analisi? Assolutamente d’accordo. Grazie mille Flaminio. Su Own News potete leggere un'altra intervista a Flaminio Zadra, che si concentra di più sul suo lavoro di produttore.

Share and Enjoy