La cena di Natale

In Auguri, Vita aziendale
Da piccola ho sempre subito il fascino del 24 dicembre, l’attesa - che in verità un po’ temevo - di Babbo Natale, il tepore della casa in contrasto con l’umidità delle strade aversane, il pomeriggio di preparativi che culminava nel mitico cenone. La messa di mezzanotte, ma solo per i grandi, con noi piccoli (ed eravamo in 13 tra sorelle e cugini) a giocare a carte e a tombola. Del 25, invece, apprezzavo solo il risveglio: i regali comparsi magicamente sotto l’albero, la cioccolata calda preparata da mio padre, il pane tostato con la marmellata di albicocche. Poi, a partire dalle 11, più o meno, iniziavo a pensare con tristezza al pranzo di Natale. Mi aspettava un menù di tradizione, a base di tagliolini in brodo, pollo bollito e insalata di pollo. Allora sognavo e invidiavo le lasagne e i cannelloni sulle tavole dei miei compagni di classe. Sarà anche per questo, quindi, che ho sempre avuto una spiccata preferenza per il cenone e per tutto quello che fosse sera, buio, notte. Poi sono cresciuta, i tagliolini sono stati sostituiti da ricche paste al forno, la notte ha svelato buona parte del suo mistero e il sole ha raccolto tutta la mia attenzione. Ho iniziato, quindi, a preferire il giorno di Natale così come, in generale, il pranzo quale momento di convivialità e condivisione. Sono arrivata a Roma dopo la laurea e al lavoro, per comodità credo, ho sempre scambiato gli auguri e i regali con i colleghi a pranzo. Un pranzo partecipato quando lavoravo nel terzo settore, composto dai piatti che ognuno di noi preparava, seguendo l’imperativo: solo la cosa che sai fare meglio. Ho assaggiato lì, per la prima volta, il cous cous di Aurora, le polpette di tonno di Carla, lo spezzatino alla birra di Elvira. Ho ricevuto i primi regali fatti e ricevuti, per sorte, da uno dei colleghi, il cui nome pescavi da una cesta rossa. Infine, sono arrivata in Estrogeni dove - da sempre - abbiamo legato le occasioni importanti (compleanni, assunzioni, nuovi progetti, nuovi arrivi) al cibo, suggellandone la data con festeggiamenti. Così facciamo anche per il Natale. Un momento solo per noi, con ufficio chiuso e telefoni staccati, in cui godersi un pranzo completo, dall’antipasto al dolce. Quest’anno, invece, sarà per la crisi, sarà perché siamo e stiamo cambiando festeggeremo sì, ma a cena, questa sera. Un ritorno al passato, per me. Non un momento di pausa nelle ore lavorative ma un momento dedicato, cercato, voluto. Un momento che condivideremo con soci e dipendenti e che, per la prima volta, allarghiamo anche a famiglie, fidanzati, compagni. Sarà una cena partecipata. Un momento di cui, domani, condivideremo scatti e commenti. Per il pranzo, invece, vi suggeriamo il primo film partecipato dedicato al Natale. Una raccolta di filmini per raccontare, in 50 minuti, il Natale di oggi, di ieri e di domani. Una storia senza confini per ridere e sorridere. Un progetto voluto da Antonietta de Lillo, della marechiarofilm, e a cui hanno risposto in tanti. Un film bello, da vedere qui.

Share and Enjoy