Guestbook. Intervista a Stefano Rocco

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L'ospite di oggi è Stefano "Acty" Rocco. Ogni sua esperienza lavorativa passata meriterebbe forse un'intervista - Wired, MySpace, TheBlogTV, Heineken Jammin' Festival, per citarne qualcuna - ma nella chiacchierata di oggi ci concentreremo sul suo ruolo di cofondatore di Rockit, il principale portale dedicato alla musica italiana, indipendente e non solo. Ciao Stefano, grazie per aver accettato il nostro invito. Rockit nasce nel 1997 come esperimento editoriale e community di musicisti indipendenti. A quasi 15 anni di distanza, con oltre 400.000 visite al mese ed una nuovissima veste grafica, è più vitale che mai. Parlaci della genesi e dell'evoluzione del progetto. Rockit è nato nel 1997, dall'incontro di alcuni giovani universitari che si conoscono online. A quei tempi il web erano un luogo per alieni. I modem erano improbabili cassonetti di ferro e connettersi un'impresa. In Italia spiegare il concetto di sito web era più complicato di un trattato di meccanica quantistica. Io avevo aperto su Xoom, un inguardabile sito amatoriale, di cui non ricordo il nome, che recensiva dischi alternativi di band sconosciute, per gran parte italiane. Intanto gli ingegneri Daniele Baroncelli, da Prato, e Giulio Pons, da Milano, ne avevano aperto uno altrettanto improbabile chiamato Rockit, specializzato in Musica italiana. Dopo qualche scambio di email, decidemmo di unire le forze e spingerne uno solo. Intanto si era unito alla comitiva anche Fausto Murizzi, da Bologna. Poi Stefano Bottura, da Milano ed altri ancora che oggi fanno altro nella vita. Ci mettemmo tutti insieme, decidendo di prenderci anche un dominio, abbandonando la sottopagina di una sottopagina. Per quasi un paio di anni abbiamo sperimentato a caso, da casa, di notte, da PC assemblati a mano. Senza mai incontrarci. Tutto online, da luoghi diversi. In qualche modo eravamo già social. Non avevamo un progetto, lo facevamo e basta. Per amore della Musica, per la passione delle cose digitali. Con la voglia di ascoltare belle canzoni, convinti che ce ne fossero tante che non trovavano spazio. E volevamo darglielo. Nessuno di noi era un professionista, di niente. Ma quell'intuizione amatoriale si rivelò inaspettatamente visionaria. Rockit infatti prese a crescere spontaneamente, di pari passo con la crescita del web e con l'ingresso dei musicisti in quella che sembrava ipotesi di salvezza per tutti coloro che non riuscivano ad abbattere le barriere di ingresso nel mercato discografico e dei media. Crescevano intanto anche le nostre competenze, la nostra autorevolezza ed il nostro spirito imprenditoriale, per quanto naif e intransigente. Da allora, Rockit è diventato una realtà importante ed in espansione. Ha un sito con numeri in crescita ed una piattaforma tecnologica molto avanzata. Produce un festival, il MI AMI, con oltre 20.000 spettatori. Organizza eventi e feste in tutta Italia. Lavora con grandi aziende per progetti speciali. Ha una struttura fisica a Milano ed una redazione virtuale sparsa in tutta Italia con quasi un centinaio di persone che collaborano. Ma continua a fare le cose con la curiosità e l'amore che l'ha fatto nascere. Forse per questo è sopravvissuto a tutte le bolle da new economy che negli anni hanno provato ad assorbirci. Su Rockit sono presenti oltre 20.000 band ed oltre 150.000 tracce - magari frutto di esperimenti che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi - ma che fanno del portale un grande archivio di musica autoprodotta. So che è una domanda impegnativa ma, in sintesi, come è cambiato lo scenario della musica indipendente italiana in questi anni? Ovvio e banale, ma Internet ha cambiato il paradigma di riferimento, sotto ogni punto di vista: creazione, diffusione, fruizione, commercializzazione. A Rockit abbiamo avuto la fortuna di vivere il cambiamento fin dall'inizio, rendendoci conto di quanto la Musica italiana non abbia avuto totale consapevolezza di questo cambiamento. Oggi abbiamo un panorama variopinto, eterogeneo e ricco di eccellenti proposte. Molti musicisti subiscono però i nuovi strumenti offerti dalla Rete, invece di usarli a proprio vantaggio. O peggio, restano ancorati a vecchi modelli, come se nulla fosse cambiato. Nel frattempo, la competizione si è quantitativamente moltiplicata ed il crollo dell'industria discografica pre-web ha scoperchiato una certa inadeguatezza di chi fa musica in Italia, in ogni ambito, rispetto al nuovo paradigma ed alla necessità di guardare al futuro. Perché la Musica non è mai stata così presente nella vita delle persone, ma in Italia ancora non siamo riusciti a capire come capitalizzare il nuovo scenario. L'industria discografica è crollata, ma l'industria musicale, che è un'altra cosa, è in crescita. Abbiamo un patrimonio prezioso di nuovi artisti e, nonostante la crisi diffusa in cui viviamo, sono convinto che la Musica italiana, tutta, non stia raccogliendo ciò che potrebbe. Musicalmente cerchiamo di essere più internazionali, progettualmente siamo più italiani di prima. Una curiosità: come si riconosce un puro talento nel mare magnum del materiale che arriva in redazione? Un caso di fulminante intuizione? In natura, l'istinto è qualcosa che ci spinge a reagire secondo schemi d'azione innati. Quando per tanti anni cerchi di sviscerare ogni minimo dettaglio tra demo registrati in una tazza del cesso, acquisisci un istinto innato che si compone di decine di parametri di valutazione, che entrano spontaneamente in azione, tutti insieme, nel momento in cui ascolti qualcosa. Riconoscere un talento non è una scienza esatta, noi cerchiamo sempre di ascoltare ogni proposta secondo diversi punti di vista, calandola nel contemporaneo, inserendola in uno scenario creativo, studiandone la personalità, ipotizzandone il potenziale, ma alla fine, senza pretesta di dare un giudizio universale, giudichiamo "bella" qualsiasi canzone che ci faccia semplicemente esclamare "che bella!" Sin dagli albori, Rockit mette in contatto il pubblico, i musicisti e gli addetti ai lavori del mondo della musica indipendente attraverso il suo forum. Come è cambiato il vostro lavoro con la comparsa dei social network e il naturale decentramento delle discussioni? Il forum è solo uno degli strumenti di contatto che Rockit mette a disposizione. Il nostro progetto prevede diverse forme di connessione tra pubblico, musicisti ed addetti ai lavori. In questo sono compresi anche i momenti di aggregazione offline. I social network non hanno intaccato questa nostra caratteristica di aggregazione. Il decentramento delle conversazioni, a favore dei grandi social network, ha colpito soprattutto i progetti generalisti. Rockit ha sempre avuto una forte connotazione verticale, su un segmento specifico di interesse, che prevede una spinta all'approfondimento difficile da soddisfare su Facebook & Co. I Social Network sono diventati un bacino per raggiungere quegli utenti vogliosi di andare in profondità. Ogni social media è strumento di comunicazione importante ed estensione naturale della nostra attitudine a connettere persone interessate al mondo della Musica italiana. Nel tuo percorso professionale hai avuto a che fare anche con la SIAE. Oggi per ascoltare qualunque cosa basta andare su internet, ha ancora senso parlare del diritto d’autore? Credo che nel mondo contemporaneo qualsiasi diritto dell'umanità vada difeso, purché posizionato ed attuato nello scenario sociale, politico ed economico in cui si estende. Nella musica, oggi non esiste solo il modello della SIAE, ma è possibile esercitare (o non esercitare) il proprio diritto in tante forme. Mi riferisco alle Creative Commons, ma anche ad alcuni nuovi modelli flessibili con cui qualsiasi artista può regolamentare l'uso di ciò che produce con il suo ingegno. Parlare di Diritto d'Autore ha senso nel momento in cui sia possibile scegliere liberamente e consapevolmente, senza il condizionamento di poteri forti e di interessi di parte. Dai Radiohead a I Cani, la rete ha rapidamente soppiantato i tradizionali mezzi di promozione e diffusione della musica. Radiohead a parte (!), credi che nei prossimi anni saper suonare dal vivo non sarà più indispensabile? Non inserirei i Radiohead in questa analisi, perché ogni loro azione porta con se l'indotto della vecchia industria discografica. Esempi come quello de I Cani, o di altre band che trovano consensi usando la Rete, dimostrano come sia possibile costruirsi un'ipotesi di carriera anche senza sovrastrutture, sfruttando gli strumenti digitali con intelligenza e freschezza. Raramente però un artista troverà completa realizzazione in un flusso di bit. L'incontro fisico della Musica con il suo pubblico è qualcosa di ancestrale. Al di là dei possibili risvolti economici, legati al concerto come unica potenziale fonte di sostentamento, e salvo rare eccezioni, il live resterà un momento indispensabile per la crescita di un artista. "Suonare dal vivo" è una frase bellissima, con dentro la Musica e la Vita.

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