L’e-commerce nei paesi dell’Unione

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Il rapporto sul comportamento dei consumatori on-line rilasciato dalla Direzione Generale per le politiche interne dell'Unione Europea fotografa lo stato dell'arte del commercio elettronico in Europa. Il documento sottolinea le nuove opportunità che il commercio online ha aperto sia per i venditori che per i consumatori: "Businesses can benefit from better access to larger markets and to markets in other countries. Consumers benefit from access to a wider variety of goods and sellers, greater convenience, improved possibilities to compare products and prices, and in some instances, lower prices. In addition, all users potentially benefit from better access to content and information, lower transaction costs, reduced environmental costs and wider benefits such as improved learning, innovation and creativity". Il primo dato di particolare interesse è che rispetto al 20% del 2005, nel 2010 il 40% degli Europei ha acquistato online. Un dato tuttavia non omogeneo in tutti i paesi dell'Unione. Nel nord Europa la percentuale aumenta fino al 65% mentre gli utenti connessi dall'Est e dal Sud Europa (Italia compresa) fanno registrare un più basso tasso di acquisti online (nel nostro paese la percentuale si attesta sotto il 20% della popolazione totale). La ricerca sottolinea come nell'area mediterranea e orientale dell'EU la rete venga usata più come mezzo per ottenere informazioni e opinioni sui prodotti di interesse piuttosto che come canale di transazione economica. Ciò che i consumatori europei comperano maggiormente online sono viaggi, vestiti e ticket per eventi. La fiducia nell'acquisto in rete decresce, invece, quando si tratta di ordinare prodotti hi-tech. Essendo un tipo di bene dal costo elevato,  il rischio percepito aumenta sensibilmente ed ecco che gli utenti preferiscono vedere e testare il prodotto prima dell'acquisto. Il documento continua indicando ciò che rappresenta un limite allo sviluppo dell'e-commerce in Europa: "purely digital products and services overcome the most common problem with ecommerce for consumers: non-delivery or the late delivery of products". Questo è più vero quando si tratta di effettuare transazioni da siti di altri paesi membri, tanto che solo il 23% degli europei ha comprato da siti stranieri. Abbastanza ragionevole, per non dire scontata, è la conclusione secondo la quale anche se tutte le barriere (tecnologiche e culturali) al commercio elettronico fossero rimosse, sarebbe improbabile che tutte le aziende e tutti gli utenti europei vorrebbero usufruire del commercio elettronico. Molte aziende sostengono che il commercio elettronico non è appropriato per il proprio business e una quota significativa di consumatori preferisce fare acquisti di persona. Pertanto, l' e-commerce "is likely to continue to be a supplement to offline trade". Come forse è giusto che sia per un ente regolatore,  nel documento si fa particolare attenzione alla legislazione sui diritti del consumatore, che nel contesto del web si è evoluto in "prosumer". L'esigenza che il report fa emergere è quella di calibrare il quadro legislativo vigente aggiornandolo su questo nuovo soggetto giuridico: "trust and confidence in the digital market-place will only improve if basic rights as well as obligations in the digital environment are clear".

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