Social Vincenti (2.0)

In Riflessioni
Con piacere, a distanza di due settimane, siamo di nuovo qui a discutere di quanto la Rete abbia avuto un ruolo decisivo in un risultato elettorale. Le differenza, rispetto al post precedente, sono sostanzialmente due. Innanzitutto stavolta sembra che dell’effetto web sulle urne se ne siano accorti tutti subito, forse anche grazie alle indicazioni della tornata precedente, a cominciare dai maggiori quotidiani italiani per arrivare a Marco Travaglio (quiquiqui qualche esempio). La seconda differenza riguarda invece il tipo di votazione, che stavolta non consente un confronto diretto fra fan e follower dei due schieramenti contrapposti. Mentre per le amministrative infatti quasi tutti i candidati erano presenti sui principali social network, per il referendum alla massiccia attività online dei comitati e promotori del Sì faceva da contraltare l’assenza e il silenzio di chi parteggiava per il No. Ciò è dovuto ovviamente al meccanismo del referendum abrogativo, che per essere valido deve superare la soglia del quorum fornendo quindi a chi è contrario all’abrogazione l’”arma” dell’astensionismo. Senza quindi poter confrontare i numeri, quello che possiamo dire – visti gli esiti del referendum con il raggiungimento del quorum (vicino al 55%) e  la vittoria schiacciante del Sì (fra 94% e 96% fra i 4 quesiti) – è che anche stavolta ha vinto la Rete, che con il suo mix di informazione, ironia e attivismo ha dato vita ad una mobilitazione che non si vedeva da anni per un referendum, superando la comunicazione  deficitaria specialmente in TV. Televisione che è la vera perdente di questi referendum, boicottata da più parti per una scarsa informazione assolutamente non casuale. Il fenomeno è ancora più impressionante se pensiamo che si è trattato della terza chiamata alle urne nel giro di un mese, un dato quindi in netta controtendenza con il fisiologico trend negativo quando si presentano votazioni ravvicinate, specialmente se veniamo da un periodo che era considerato di netta disaffezione di molti Italiani dalla vita politica del paese. La Rete quindi, ancor prima di orientare verso uno schieramento o una posizione, si dimostra uno strumento che in primis coinvolge le persone attivandole. Naturalmente, anche questa volta vale la premessa che probabilmente la rete da sola non sarebbe bastata, e sicuramente tante delle persone che hanno votato non l’hanno fatto perché sono su Twitter o Facebook. La novità però – e non è poco – è che stavolta a differenza che in passato hanno votato anche le persone che su Twitter e Facebook passano gran parte della giornata. Persone che sono  e saranno sempre più determinanti, orientando in maniera sempre più decisiva gli esiti delle consultazioni. Chiudo con una chiosa finale suggeritami (come qualcos’altro qua e là nel post) da Alfredo, che mi pare perfetta: “la Rete non è di parte ma di tutti. La Rete è qualcosa di veramente pubblico, come abbiamo voluto che siano l’acqua, i trasporti, i rifiuti… non a caso, i commentatori dicono che ha vinto la trasparenza. E quale altro plus se non la trasparenza, ha la rete?“  

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