Tomba di famiglia

In Riflessioni
Avevo solo 2 anni nel 1970 quando mio padre adottivo, James Marshall detto "Jimi", di Seattle, mi abbandonò scegliendo di porre fine, tragicamente, alla sua vita controversa e spettacolare. Dopo quindici giorni dalla sua morte, anche mia madre adottiva, la dolcissima Janis, lo seguì in quel gesto lasciandomi quel vuoto che negli anni dell'adolescenza, come ogni buon figlio rimasto orfano troppo presto, mi sarei sforzato di riempire scoprendo la loro storia, cantando le loro armonie, ascoltando le loro poesie, autentiche fiabe della buonanotte che per troppo tempo mi avevano negato decidendo di farla finita così presto.
Durante questo percorso di ricerca familiare, avevo scoperto di avere anche uno zio adottivo, un altro James detto "Jim", di Melbourne. Anch'egli aveva deciso, purtroppo, di andarsene violentemente quando avevo appena 3 anni, nel '71. Mi aveva lasciato un'eredità, come ogni zio d'America che si rispetti: un prezioso cimelio con sopra scritto "ci sono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono le porte". Ero diventato ormai adulto quando, sempre da Seattle, mi arrivò la notizia di avere un fratello adottivo maggiore, che ovviamente mio padre adottivo non aveva mai citato nei suoi scritti. Si chiamava Kurt, era biondo (esattamente il mio opposto), di un anno più anziano. Era stato anche a Roma, nel '94, ma non ero riuscito ad andare all'appuntamento. Con lui ho vissuto musicalmente gli anni più divertenti di quel periodo e le sue canzoni hanno ispirato e accompagnato gran parte degli inizi della mia professione. Mi ha lasciato proprio in quell'anno, togliendosi la vita quando avevamo 26 anni io e 27 lui. Maledetto, non lo perdonerò mai. Oggi che di anni ne ho 43, mi ritrovo con tristezza ad affrontare un'altra perdita: sabato scorso una mia figlia adottiva, Amy, ha preferito seguire la morte, esattamente come i suoi nonni e i suoi parenti qualche decennio prima. Quando l'avevo conosciuta non la stimavo molto, in verità. Ora che non c'è più, però, mi rammarico e non mi dò pace di non averla amata abbastanza e di non aver ascoltato fino in fondo quello che aveva da dirmi. Questo post è per Amy, figlia dei fiori, figlia dell'amore, figlia dell'odio, nipote del nirvana.

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  • Giuseppe

    Mah allora non è la pazzia ma la droga a passare di generazione? Al di la dei loro meriti artistici che giudicherà il tempo (per ora la maggior parte della musica trasmessa ed eseguita in eventi pubblici è stata composta prima del 900) non capisco tutto sto girare attorno alla droga: se avese qualche importanza con l’estro o l’arte mi piacerebbe sapere cosa impiegava Mozart o Bach o Verdi etc. A meno che non si voglia concludere che una cosa è la musica e un’altr il rock.