Mio marito non è in target

In Recensioni
Se nessuna delle cose che seguono vi evoca emozioni, ricordi, sensazioni, sospiri, questo post non è per voi. Davvero, non leggetelo! Non avete mai visto Harry ti presento Sally, non sapete cos'è Alta Fedeltà, non avete letto nulla di Jonathan Coe, non conoscete gli attori di Pretty Woman, pensate che Goldrake, Mazinga e Gig Robot siano solo videogiochi, vi state domandando chi sia Candy Candy, non avete mai pianto per Remì, non ricordate il gusto della girella. Ripeto. Se nulla di quanto scritto vi risuona, non leggete questo post. Ho appena finito di leggere One Day, un giorno, il libro di David Nicholls, da ottobre anche in versione cinematografica con Anne Hathaway e Jim Sturgess. La storia è semplice. Due persone si amano ma non riescono a dirselo. Il racconto si snoda con un capitolo per ogni anno. Un capitolo per ogni san switihin, il nostro 4 aprile, a partire dal 15 luglio 1988. E così, per vent'anni, attraverso le voci alternate dei protagonisti scopriamo la storia di Emma, la classica secchiona, impegnata nel sociale, poco attenta alla bellezza, radicale e convenzionale, Dexter, attraente, borghese edonista, senza uno scopo nella vita. Vent'anni alla ricerca di un amore che c'è ma non puo' esistere. Vent'anni durante i quali Emma si trasforma da brutto anatroccolo in cigno, mentre Dex fa lo stesso percorso. Ma all'indietro. Perché mi è piaciuto il libro? Perché c'è tanto di noi trentenni in questa storia. C'è la nostra sensibilità. Di come si cambia dai 20 ai 40 anni, dalla giovinezza all'età adulta. Dai sogni alle disillusioni. Emma e Dex sono io, voi che leggete questo post, voi che oggi siete “grandi”. Ma c'è tanto altro. Ci sono la forza e la tenacia di Emma. La superficialità e la fragilità di Dexter. Le risate e l'ironia, una quotidianità semplice, mai banale. Ci sono i fantastici anni 80, le trasmissioni televisive, la droga, l'alcool. E le donne. Tante donne: mamme, sorelle, fidanzate, amanti, amiche. È un libro pieno di passioni, di scrittura: messaggi, lettere, lettere non arrivate, lettere non spedite. Mentre passano gli anni, tra le pagine scorre l'inquietudine di vivere. L'incapacità di assumersi una responsabilità. L'università, le differenze di classe, i viaggi, le bugie. Per venti anni i nostri beniamini si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi tutto, pensando all’altro con nostalgia e desiderio, senza però poter mai dire se quello che hanno vissuto è vero amore. Per quattrocento pagine, li vedremo crescere. Soffrire. Sposarsi, fare figli. Sempre uniti. Sempre separati. Fino alla fine. Che non sarà scontata. Concludo con la recensione del Times, «Uno splendido libro: divertente, acuto, saggio, compassionevole e, a volte, incredibilmente triste… il miglior romanzo sociale inglese dai tempi di La famiglia Winshaw di Jonathan Coe… l’arguta prosa di Nicholls ha una trasparenza che ricorda Nick Hornby»            

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