Filosofia spiccia

In Riflessioni, Social Media
Quasi per gioco, su input di Ignazio, ieri ci siamo messi a indicare le tre parole con cui sintetizzare il valore dei Social Media. Chi molto praticamente (eventi, condividi, informazione, idee, novità, globalità), chi più soggettivamente (prosumer, impara, amici, profilo), abbiamo più o meno toccato tutti i tasti della opportunità e criticità (manca la privacy e penso non a caso, avendo fiducia nella capacità individuale di sapersela gestire). Stavo per intervenire con una reminiscenza liceale che messa lì, nello spazio di uno status, sarebbe apparsa superficialmente fuori contesto quando mi sono ricordato dell’attacco del capitolo quattordici di Parla, ricordo, un libro di Nabokov da poco letto. Un bel racconto della prima parte della sua vita, a cavallo tra i fasti di San Pietroburgo antecedenti la prima guerra mondiale, il trasferimento intermedio in Francia nel 1919 e quello definitivo, in quello che considera il paese d’adozione (gli Stati Uniti), nel 1940. Lo uso come pre-testo per elaborare un pensiero e avviarne un altro, di gioco. Trascrivo. “La spirale è un circolo spiritualizzato. Nella forma a spirale il circolo si svolge, si srotola, smette di essere vizioso; si ritrova libero. È anche un’idea dei tempi della scuola, quando scoprii anche che la sequenza triadica di Hegel (tanto in voga nella Russia d’una volta) esprimeva semplicemente la spiralità congenita di tutte le cose in rapporto al tempo. A una spira ne segue un’altra, e ogni sintesi è la tesi della serie successiva. Se esaminiamo la spirale più semplice, possiamo distinguervi tre fasi, che corrispondono a quelle della triade: chiameremo tesi la piccola curva, o arco, che avvia la circonvoluzione al centro; antitesi l’arco più ampio che sta di fronte al primo nel processo di quest’ultimo; sintesi l’arco ancor più ampio che continua il secondo mentre segue il primo lungo il lato esterno. E così via”. La mia tesi, dunque, è che questa idea di concatenazione positiva (positivistica?) basata sul contenuto/pensiero si addica molto alla ricerca del senso di un social media. La mia antitesi, è che una spirale così vorticosa e presente di post/status/commenti/like non sempre sia in grado di determinare/offrire un’identità (nel tempo e nello spazio). La mia sintesi, è il corporate blog. Identità (seppur di forma ma, come insegna anche il de Sanctis, studioso e critico di Hegel, l’estetica è lo spirito) e contenuto, insieme. Qual è la vostra tesi? Ripartiamo?

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