Guestbook. Intervista a Serena Nono

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L’ospite di oggi è Serena Nono, un’artista veneziana a 360°: pittrice, scultrice, fotografa e regista di due film (Ospiti e Via della Croce), Serena ha esposto dal principio della sua carriera, iniziata nel 1987 con il Diploma in Belle Arti (Scultura), le sue numerose e apprezzatissime opere in diverse mostre di successo, personali e collettive, in Italia e all’estero. Ciao Serena, comincio con il ringraziarti per aver accettato l’invito sul nostro blog. Leggendo la tua biografia si nota che hai trascorso all’estero parte della tua vita; che ruolo hanno svolto nella tua arte le diverse influenze culturali con cui sei entrata in contatto? Sì, ho vissuto a Londra per molti anni e mi sono formata alla Kingston University studiando scultura; devo dire che l'Inghilterra mi ha molto influenzata, con la scuola inglese di pittura, da Turner , Blake, ai pre-raffaeliti, a Bacon, Freud, Auerbach, Kossoff . Ma anche, precisamente, negli anni Ottanta nasceva la "New British Sculpture", che mi ha molto interessata e trovata coinvolta. Detto questo, molte sono le influenze sul mio lavoro, non solo "inglesi" ovviamente, anzi. Credo che delle influenze a volte non ce ne si renda nemmeno conto; entrano in noi le cose che ci piacciono, che ci colpiscono, che ci formano, e poi in qualche modo contribuiscono per forza di cose, ma magari silenziosamente, a ciò che esce da noi. Londra mi ha aiutato ed entusiasmato soprattutto per la multiculturalità e internazionalità. Una tua opinione personale sul rapporto tra arte e comunicazione e una curiosità: metteresti mai la tua arte a servizio dell’advertising, di fronte a una proposta commerciale per la realizzazione di una campagna? Credo di no, non metterei un'opera al servizio della pubblicità, solo per non associare un quadro a un altro prodotto da vendere, non mi piace questa idea. Arte e comunicazione: la comunicazione è diventata parte integrante dell'arte, del resto con i mezzi di oggi è inarrestabile e anche molto utile, ma non credo che l'arte dovrebbe aver bisogno di una "campagna pubblicitaria". Va bene comunicare sull'arte, meno bene comunicare per vendere un prodotto d'arte, e c'è una differenza. Intendo dire che va benissimo diffondere, confrontarsi, comunicare, scambiare idee sull'arte e i mezzi di oggi ci permettono molta più informazione, ma ciò che non condivido è commercializzare l'arte, cioè farla diventare esclusivamente un prodotto di marketing e investimento, limitarla a questo. Svuotandola così di una funzione anche sociale e politica, e forse alleggerendola o banalizzandola nei contenuti. La religione è un tema centrale e ricorrente nelle tue opere: parlaci del film Via della Croce, realizzato con gli ospiti della Casa dell’Ospitalità di S.Alvise di Venezia. È stata la mia prima esperienza con il video (è girato in digitale). Via della croce è un film realizzato con gli Ospiti della Casa dell’ospitalità di S.Alvise di Venezia, struttura della Fondazione di partecipazione Casa dell’Ospitalità, che a Mestre e a Venezia accoglie le persone senza tetto. S.Alvise: ex asilo notturno, da qualche anno comunità per gli Ospiti. Nel film le stazioni della Via Crucis di Gesù Cristo sono rappresentate da tableaux vivants, introdotte dal vangelo di Giovanni e sono girate in esterno a Venezia. Esse si intrecciano con le testimonianze/vie crucis degli Ospiti di S.Alvise. I temi del giudizio, dell’umiliazione, della povertà, della carità, della fratellanza, dell’abbandono, della morte e della resurrezione attraverso le voci di chi difficilmente ha voce. Alcuni Ospiti parlano delle proprie vite, altri riflettono sui temi della via crucis. Gesù è interpretato da più Ospiti, così come le tre Marie si scambiano i ruoli tra loro. I tableaux vivants sono libere citazioni da dipinti di Piero della Francesca, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Bellini, Giotto. Realizzando soprattutto ritratti, che rapporto vorresti che i fruitori delle tue opere instaurassero con i protagonisti delle stesse? In effetti il fruitore di un ritratto di solito è il soggetto stesso, ma càpita che si possa amare un ritratto di una persona che non si conosce, per l'espressione o comunque il sentimento che evoca tale ritratto. Spesso penso ai personaggi dei miei ritratti come a dei vettori per comunicare una sensazione, un sentimento; per stabilire una relazione con lo spettatore che vada oltre al soggetto rappresentato. Relazione che si fonda piuttosto su sentimenti comuni, percezioni possibili, condivisioni di umanità.

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