Guestbook. Intervista a Roberto Bernabò [parte 2]

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Ecco la seconda parte dell'intervista a Roberto Bernadò, se non avete ancora letto la prima potete trovarla qui. Secondo lei il cinema sta vivendo un momento di crisi? Perché? Quella della crisi del cinema è un po' una sorta di tormentone perenne. Sto benedetto Cinema pare sempre un malato terminale agonizzante, ma, intanto, si continuano a produrre film. In realtà, anche qui, bisogna capire che non esiste più, solo, la sala cinematografica come luogo di fruizione del cinema. Lo dico con un certo rammarico, perché i film sono ancora girati in pellicole 35mm, un formato concepito per la proiezione della pellicola sviluppata sul grande schermo. E per me rimarrà sempre la sala di un cinema, il luogo ideale per assistere ad una proiezione, di un film. Ma, detto questo, è necessario chiarire che, da diversi anni, ormai, gli incassi derivanti dalla vendita dei DVD, superano quelli delle sale, per dirne una. Va aggiunto, a questo dato, il crescere del pear to pear, un fenomeno che sempre più sottrae all'industria del cinema i proventi, persino dei DVD, ma che sta, di fatto, creando anche nuove opportunità, per gli autori che non riescono ad essere distribuiti nelle sale, di essere conosciuti. Alle volte sono loro stessi a favorire la libera circolazione della loro opera. Come si può comprendere da queste semplici battute, stiamo parlando di fenomeni molto complessi, non privi di elementi di forte contraddizione, che dedicherebbero trattazioni dedicate. Accanto alle offerte di Televisione satellitare, e digitale terrestre  - che sempre più, peraltro, comprimono i tempi in cui i film possono essere visti solo nelle sale, con tutte le polemiche degli esercenti al riguardo (soprattutto di quelli piccoli, che non riescono a differenziare e qualificare meglio la loro offerta), che rischiano di rimanere stritolati da queste, sempre più spietate leggi imposte da un mercato, sempre più orientato ad una fruizione casalinga del prodotto cinema - anche la cosiddetta internet a pagamento dei contenuti on demand, sta creando nuove opportunità di distribuzione dell'opera cinematografica. Nel contempo si stanno sviluppando nuove tecnologie digitali, che abbattono molto i costi di produzione dei film. Anche le figure professionali, che la pellicola tradizionale esigeva, tendono peraltro, a compattarsi molto, con l'avvento del digitale, favorendo ulteriori abbattimenti dei costi di produzione. Il futuro che si delinea, pertanto, contrasterà la crisi del cinema, anche se, a mio modo di vedere, gli incassi di un film si potranno, e forse addirittura si dovranno, distribuire, in maniera cross, tra tutti questi supporti / canali distributivi. Pensiamo poi, ancora, all'avvento dei tablet, degli smart phone, al proliferare dei contenuti on demand e delle loro piattaforme, ed ai mille altri modi con cui, soprattutto i giovani ed i cosiddetti early adopters, fruiranno del prodotto cinema, in un futuro prossimo che è già abbastanza delineato. Google si appresta a lanciare il suo film store, Apple lo ha già lanciato su iTunes. Anche le telecom si stanno avvicinando a questo universo, sempre più cross mediale, e la Telecom Italia, oltre all'offerta IPTV, per le aree non coperte dal segnale e non solo, ha lanciato il prodotto cubovision, grazie al quale gli utenti possono, anche lì, accedere a film, anche in formato HD, da fruire comodamente sulla televisione di casa. Quindi si, certo, il Cinema è in crisi, soprattutto quello da distribuire nelle sale, ma lo scenario che si delinea non porterà certo alla fine del Cinema, tutt'altro. Una piccola rivoluzione è alle porte, quella dell'home entertainment, che magari creerà nuove opportunità, soprattutto per chi sarà più svelto nel coglierle, e molto altro ci sarebbe da dire al riguardo, anche sulle interfacce del modo di fruire, più in generale, dell'offerta televisiva tout court, ma desidero chiudere questa intervista con una considerazione personale inerente il Cinema italiano. Se esiste una crisi, e secondo me, a parte pochi autori, tra i quali ho piacere di citare Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Giorgio Diritti, Nanni Moretti, la crisi esiste eccome, la colpa - oltre che di un complessivo decadimento culturale, legato anche alla vertiginosa caduta libera della qualità delle televisione generalista, che ancora oggi è, ahimè, l'unica ad essere fruita, da quella che i mass mediologi, mi si perdoni la cacofonia, chiamano massa - è anche dei produttori, che rischiano sempre meno, e che puntano, sempre più, sul cinema popolare, quello di facile presa nel pubblico, sempre più pregno di volgarità e meno di messaggi culturali. Assistevo, ieri sera, al film "Il Gattopardo" di Luchino Visconti su La7, e mi chiedevo chi lo avrebbe prodotto oggi. Ma anche lì, è una politica miope. Porta sicuramente incassi, nel breve periodo, ma, nei fatti, a mio personalissimo parere, disaffeziona grosse fette di pubblico, soprattutto giovane, al medium cinema. E, paradossalmente, alimenta la ricerca, in rete, di fonti, e prodotti alternativi, anche attraverso il pear to pear, e quindi si ritorce contro gli stessi produttori. Pensa che il blog sia un valido strumento per promuovere un film? In tal caso, quali elementi lo dovrebbero contraddistinguere? Questa è, forse, la domanda più difficile. Alla prima parte della sua domanda rispondo: si certo, oltre che valido direi necessario. Senza i blog non ci sarebbe il buzz, mancherebbe la conversazione sul cinema on line, che è, invece, sempre più centrale nello sviluppo culturale. I blog sono parte, direi centrale, della nuova frontiera costituita dalla cultura digitale, e, senza il loro stimolo, la promozione cinematografica sarebbe ancora quella di molti anni fa. Spesso autoreferenziale, molto frequentemente troppo allineata alle esigenze dei produttori del cinema, sicuramente poco utile agli utenti, salvo rare eccezioni, ma anche, paradossalmente, sin troppo determinante per gli autori. Oggi, grazie ai blog, c'è più democrazia nell'informazione, e questo, a mio modo di vedere, può servire da stimolo per l'industria, che deve, sempre più, rispondere, anche, alle esigenze del sempre più nutrito popolo degli appassionati in rete. E questo lo leggo anche dalle chiavi di ricerca con cui, molti dei miei lettori, approdano al mio blog. Per quanto attiene alla seconda parte della sua domanda, non credo si possano (probabilmente neanche che si debbano), delineare dei dettami, per una forma di comunicazione che nasce libera, e, per certi versi, quasi come una ribellione, anche stilistico-formale, al mondo che, prima dell'avvento dei blog, era l'unico accreditato come fonte. Anche se, ormai, i tempi sono maturi per attenuare queste distinzioni. Ma se proprio devo esprimere la mia opinione, mi limiterò a dire i blogger che hanno compreso questo format, devono essere, a mio modo di vedere, scrupolosi, onesti intellettualmente, e soprattutto aperti ad un confronto dialettico vero con il proprio pubblico di lettori, anche quando le critiche arrivano aspre. Ma sul modo d'interpretare il ruolo dei cine-blogger, ritengo che una delle forze del movimento, risieda proprio nello spettro molto variegato dei modi d'interpretare questa passione, che siamo riusciti a creare. Ci sono alcuni di noi che sono approdati alla stampa, altri alle redazioni web, ed altri ancora, che, come me, fanno un altro lavoro, e che coltivano, nel tempo libero, questa sorta di secondo lavoro / passione. I migliori blogger stanno tutti, piano piano, creandosi dei domini propri, forse anche al fine di emanciparsi dalle piattaforme che, prima, ospitavano i loro contenuti, e stanno, pertanto, a tutti gli effetti, diventando degli editori di loro stessi. Questa è almeno la mia ambizione, con tutte le conseguenti responsabilità che derivano da questo tipo di scelta, anche sotto il profilo strettamente giuridico. E questo è anche il mio consiglio a chi vuole cimentarsi in questa operazione di diffusione culturale, come amo definirla.  

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