Social e anti social

In Riflessioni, Social Media
In questi giorni, si sta discutendo molto della puntata andata in onda su Report il 10 aprile. Il servizio su Facebook ha provocato critiche da parte di chi concepisce i social network come mezzi democratici. Facebook è stato descritto come uno strumento dove la privacy dell'utente non viene totalmente tutelata e che utilizza i dati personali per scopi promozionali o per controllo. Un esempio sono le aziende che, prima di assumere, consultano le bacheche dei candidati per informarsi sulle loro ideologie, le amicizie e i valori. Un social network che ti rivela, che non nasconde la tua identità. Tuttavia l'utente dovrebbe rendersi conto che lui stesso è artefice del proprio destino. Internet è visibile a tutti, quindi perché non tutelarsi con i mezzi che la rete stessa ci propone? Per esempio, Facebook dà la possibilità di modificare le impostazioni sulla propria privacy, flaggando precise opzioni. Usiamo il mezzo, ma con coscienza. A Facebook - e non solo- va tuttavia il merito di aver contribuito alla rivoluzione tunisina. In un Paese dove, fino a gennaio vigeva la dittatura, il social network - pur essendo controllato- è stato usato per diffondere video e messaggi di opposizione. Non potendo manifestare, scendere in piazza e urlare contro un governo di oppressione, Internet è stato usato per cambiare le sorti di un Paese e delle persone che, solamente per aver postato i propri pensieri, si sono sentiti parte attiva del processo di liberazione dittatoriale. Gli strumenti ci sono, usiamoli con la testa.

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