Guestbook. Intervista a Matteo Bianconi

In Guestbook
La mia prima "intervista" con un copywriter, anche se abbiamo parlato di tutt'altro. La prossima volta prometto di prepararmi sulla parte copy e di allargare le mie vedute. Copywriter consultant presso Pragamatika ed editor del blog "corporate" Pragmatiko, Matteo Bianconi è un appassionato della comunicazione a 360° e proprio per questo motivo siamo finiti a parlare della nuova "piattaforma" lanciata da Facebook, di crowdsourcing e coworking come nuove prospettive di creatività e consumo. Un viaggio in un futuro probabile, ma in continua mutazione. Da Palo Alto hanno rilasciato, negli ultimi giorni, Facebook Studio che rivoluziona nuovamente il mondo dei social network e in particolar modo l’utilizzo che le tribù virtuali ne fanno. Credi che il re dei social network possa ridefinire anche il mercato del crowdsourcing e/o del coworking? Credo che Facebook non abbia mai rivoluzionato niente: affermazione provocatoria, lo so, mi spiego. Mark Zuckerberg è arrivato con un prodotto giusto al momento giusto, riuscendo a realizzare il potenziale dei competitor. Ricordo che al principio, ancora prima del boom italiano del 2008, con gli amici si diceva che Facebook era la versione “pulita” di Myspace. E il resto è storia, una storia fatta di una società che finalmente ha imparato a sfruttare appieno la Rete attraverso la potenza dei social media. La nuova generazione in primis ha saputo arricchirsi di questo nuovo bagaglio culturale: basti vedere il fiorire dei nuovi progetti, piccoli o grandi network che siano. Al momento ce ne sono centinaia per foto, video, incontri e tanto altro: la stragrande maggioranza è opera di giovani under 30 e molti sono i casi di under 20. Il social media marketing, nato da pochi anni - ma già maturo negli States, in Italia siamo lenti- è il risultato di un mercato che cambia, con iper-consum-attori più consapevoli di quanto accada attorno a loro. Facebook Studio è un’ottima idea: il miglior modo di farsi pubblicità è quando sono gli altri a parlarne e questo sito non è altro che una sorta di grande vetrina, con in più l’intuizione di aggiungere la sezione “Lab”, imparando dalle best practice. Crowdsourcing e coworking per me sono meravigliose “entità” che esulano dal contesto di Facebook: il social network  potrà forse influenzare i processi, ma non dettare nuove regole. Spesso parliamo di Facebook come se fosse un luogo fisico reale. In parte lo è, perchè abbiamo la consuetudine di vederlo coma una enorme piazza, ma anche la più grande piazza di tutti i tempi rimane vuota senza gli abitanti che la attraversano. In questo contesto crowdsourcing e coworking sono ovviamente facilitati, ma credo fermamente che le logiche di base siano totalmente umane e dipendano dalla volontà, dall’estro e dalla passione degli individui: Facebook rimane un media essenziale alla condivisiione, ma non insostituibile. Il non-luogo per eccellenza, praticamente. Un posto in cui si generano contenuti/relazioni, ma che è solo un punto di partenza/transito per nuove frontiere/realtà. Un posto in cui condividere, da noi è ancora troppo presto, è sicuramente il valore aggiunto che può apportare un miglioramente all’intero processo generativo che si svincola dal network, ma non dal valore social. Facebook è il punto di partenza, le reti si stanno ampliando e i mashup sono i benvenuti, ma dove stiamo andando? Credo che stiamo tornando ai collettivi. Se ci facciamo caso, con l’avvento dei social network le aziende italiane si sono trovate impreparate e c’è ancora chi considera un “giochino” questo livello di marketing. Così è successo che i primi che hanno capito il potere del “social” sono diventati i cosiddetti guru, persone che hanno fatto del personal branding il proprio cavallo di battaglia. Ci sono state società che si sono rivolte a loro, alcune che hanno avuto la fortuna di avere dei casi all’interno della propria organizzazione e altre che hanno letteralmente acquisito questo “genio extra”. Nel mentre la specializzazione è aumentata, causando un numero sempre più alto di “lupi solitari” altamente specializzati. Ora che la concorrenza è forte, si stanno formando i nuovi “branchi”, nati proprio dal crowdsourcing e dal coworking. Ecco appunto il ritorno del collettivo: la nascita di nuove realtà operative o intellettuali, ma - come si dice - ognuno ha un mutuo da pagare e quindi il business è il benvenuto. Il punto focale sta nel distinguere queste nuove realtà, perchè i “venditori di fuffa” sono sempre dietro l’angolo ed è facile che bellissime start up finiscano nel tritacarne degli eventi, anche quelle nate dai propositi migliori. Non bisogna mai dimenticare che la Rete premia l’onestà e il confronto aperto. Anche - e soprattutto - nel business. Una rete di tribù.

Share and Enjoy