Guestbook. Intervista a Gabriele Farina

In Guestbook
Soloparolesparse ma tanta voglia di comunicare.Il "personaggio" è uno di quelli che non si ferma mai: Blogger dal 2005, speaker radiofonico, redattore, folle pensatore, ideatore di VideoMart e grandissimo appassionato di cinema. Proprio la settima arte è il leitmotiv del suo lavoro crossmediale, che lo porta a essere uno dei Viral Hunter più noti della rete. Un blog di cinema, che non si ferma alle recensioni/critiche ma che accompagna la pellicola dalla genesi fino all'uscita in sale, passando per il momento più importante: la distribuzione. Gabriele Farina è un'estimatore della fase teaser che accompagna ogni pellicola, fase in cui le info sono volutamente poche per stuzzicare l'interesse dei prosumer. Farina è un segugio da viral marketing. La tua ricerca del materiale virale parte di sicuramente dalla passione per il cinema, ma come mai hai avuto l’idea di scrivere un blog che fosse un database delle fasi teaser? In realtà il mio interesse per il virale cinematografico diventa strutturato durante il periodo di collaborazione col portale ScreenWeek. In quel momento decidiamo che c’è talmente materiale in giro che è il caso di aprire una categoria specifica. Quel “Viral point” che poi ho trasferito sul mio blog (che comunque tratta il cinema ad ampio raggio) nel momento in cui si è chiusa quella collaborazione. Del resto se non si categorizza il materiale sotto un qualche cappello è impossibile riuscire a star dietro all’evoluzione di alcuni virali che durano mesi o addirittura anni. Campagne strutturate, che con molta fatica si vedono sul territorio nazionale. Strategie  virali, che a fronte di un costo bassa, non vengono realizzate così spesso come la comunicazione istituzionale. Cosa può spingere le case di distribuzione a investire sul marketing non convezionale? Purtroppo in Italia è l’utilizzo della rete ad essere decisamente indietro rispetto a quanto succede, per esempio, negli Stati Uniti. Credo sia questo il motivo per cui le case di distribuzione si fidano ancora poco delle potenzialità offerte dal web e preferiscono continuare a muoversi su terreni conosciuti. Che poi non è detto che il viral marketing debba essere legato esclusivamente alla rete. In ogni caso qualcosa inizia a muoversi (penso a quello che sta succedendo nel campo dell’informazione) e probabilmente questo spingerà qualcuno a lanciarsi in campagne non convenzionali anche on line. In generale comunque in Italia è difficile staccarsi dalla strada certa per sperimentare, anche quando è evidente che la strada certa è ormai una strada senza uscita. La campagna di Super8, con grandi investimenti economici, ha creato un forte appeal per gli estimatori del genere ma raccontaci la cosa che più ti ha colpito in questi anni di caccia al virale. Quello che mi colpisce è la varietà di soluzioni che i creativi riescono ad inventare. Siti fasulli, blog nascosti, personaggi di film che diventano reali, numeri di telefono. A parte le campagne enormi come quella di Super 8, di Tron: Legacy o anche di Paranormal Activity (sebbene con modalità e investimenti completamente diversi), ho spesso apprezzato piccoli virali che magari si sono limitati a gettare un ponte tra la finzione e la realtà, come è accaduto per The Rommate oppure (ovviamente) l’elegante libro magico di Alice in Wonderland. Se però devo dirti cosa mi colpì particolarmente nel momento in cui venne realizzato direi Paranormal Activity 2, nel momento in cui, durante il Fantastic Fest, fecero trovare direttamente nella camera di albergo di alcuni blogger una chiavetta con dentro un piccolo pezzetto del film, diverso per ogni blogger. Ognuno caricò sul proprio account il suo pezzo di video e poi toccò mettersi insieme per raccogliere tutto il materiale sparso. Una soluzione che trovai simpatica e assolutamente coinvolgente.

Share and Enjoy