Guestbook. Intervista ad Alessandra Colucci

In Guestbook
Oggi abbiamo il piacere di ospitare Alessandra Colucci, consulente in pianificazione strategica e Brand Care, nonché professoressa e coordinatrice presso l'Istituto Europeo di Design di Roma. Alessandra oltre ad essere un'affermata professionista, è anche un'eccellente blogger. Nel tempo ha costruito un importante spazio web in cui, per sua stessa ammissione, si parla di tutto. Non solo della sua attività, ma anche di "arte, libri, film, spettacoli, viaggi e passeggiate. Perché comunicazione, marketing e brand pervadono ogni cosa." In un suo recente articolo, condivide una istruttiva RSA animata (una specie di infografica) prodotta da Steven Johnson, con cui il celebre scrittore americano prova a spiegarci la genesi del pensiero creativo. Nell'articolo Alessandra ci invita a porre l'attenzione sull'importanza dell'influenza che i social network hanno sulla creatività attraverso la connessione di idee. Abbiamo quindi chiesto ad Alessandra di approfondire questo passaggio insieme a noi. Ciao Alessandra e benvenuta sul nostro blog. In riferimento all'articolo sulla RSA animata di Steven Johnson che hai pubblicato sul tuo blog, vorrei chiederti quanto secondo te i social media possono sostenere positivamente il processo creativo, e se pensi che grazie alla capacità di mettere in relazione personalità eterogenee, attraverso i social network si possa innescare un flusso continuo di idee sempre nuove ed innovative. Se utilizzati in un certo modo, i social media, e in particolar modo Twitter, ci possono dare modo di creare una situazione di brainstorming continuo con i nostri contatti personali e professionali, e se - come credo e come ho scritto in passato in "Essere creativi" - la creatività non è altro che una ricerca, un setacciare le nostre esperienze per dedurne nuove connessioni, nuove idee, possono aumentare la probabilità di trovare l'input giusto, la giusta prospettiva, per arrivare a risolvere in maniera originale le questioni che la nostra vita e la nostra professione ci pongono. Essere più o meno continuamente connessi con amici e colleghi, dunque, è un modo per dare e recepire spunti di conversazione, news, approfondimenti interessanti che riguardano il proprio settore di attività, una maniera alquanto semplice per aggiornarsi e aumentare la qualità delle proprie riflessioni. Diversi sono i post sul mio blog che derivano da conversazioni avute online, due su tutti: il mio approfondimento sul Kaizen e le mie riflessioni sul campanilismo italiano. Questi articoli non sarebbero mai stati scritti senza lo scambio di opinioni nato casualmente sui social network. D'altra parte, frequentando le piattaforme social, non bisogna neppure aspettare che la collaborazione avvenga casualmente, si possono chiedere pareri direttamente a chi si giudica più esperto e dare il via a discussioni mirate, proprio come avviene durante i brainsailing organizzati sul posto di lavoro. Soprattutto se si è liberi professionisti, quindi, l'apporto del network è impagabile, dato che spesso non si è inseriti in un contesto lavorativo stabile e non si hanno veri e propri "vicini di scrivania": attraverso gli strumenti del web si può mettere insieme il giusto team di lavoro per ogni progetto, avviare collaborazioni professionali e discutere delle case histories più ostiche... senza contare che contribuendo allo scioglimento di quesiti posti da altri, si possono mostrare con facilità quelle che sono le proprie competenze e conoscenze, si può essere storyteller di sé stessi, aumentando la propria reputation. Lavorando nel campo del marketing virale, ho sempre bisogno di spunti che inneschino un ragionamento diverso, non convenzionale, per produrre strategie o campagne che riescano a parlare con un linguaggio sempre nuovo e in linea con il trend del momento. In merito ho trovato molto interessante lo spunto sul pensiero laterale che hai proposto proprio nel post "Essere Creativi". Ci fai un esempio concreto di lateral thinking applicato al marketing moderno? Il marketing è una disciplina altamente creativa cosicché molteplici sono i casi  di lateral thinking ad esso applicati: le Poste svedesi a Natale hanno pensato di superare la diminuzione delle spedizioni di postcard di auguri rendendo possibile comporne di personalizzate sfruttando i messaggi di Facebook; Harley Davidson ha creato il primo calendario  esperenziale riproponendo nella grafica e nella struttura dell'oggetto la soggettiva di un centauro; una casa editrice thailandese ha trovato il modo di aumentare la voglia di leggere stuzzicando l'interesse di chi è in coda in attesa del suo turno alla posta o in  altre situazioni... e così si potrebbe andare avanti all'infinito. Senza utilizzare il pensiero laterale, a mio avviso, sarebbe impossibile continuare riuscire a creare strategie in grado di stupire: il cosiddetto "target" non può essere considerato solo un bersaglio, è sempre più consapevole, critico, è diventato uno degli stakeholder delle aziende, e deve dunque essere messo nella posizione di partecipare e contribuire al messaggio. Da ciò deriva il fatto che la logica o le intuizioni da sole non bastano, occorre trovare sempre nuovi punti di vista dai quali "guardare" la realtà, occorre necessariamente utilizzare il lateral thinking di De Bono e, quando possibile, farlo in team, magari online, perché più teste ci sono a pensare, più orizzonti possono aprirsi! :)

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  • Salve Estrogeni!
    Premesso che trovo intressantissimo l’articolo e le esperienze ottimistiche di Alessandra, e che sopratutto condivido pienamente, provo pero’ a fare l’avvocato del diavolo … in merito all’altra faccia della medaglia!!!
    Recentemente mi sono imbattuto in un articolo (che purtroppo non ho condiviso su FB e di cui non riesco piu’ con precisione a ricordare i personaggi e gli interpreti …) che provo a riassumervi cosi’: se non ricordo male si trattava di alcuni dipendenti della camera del commercio di Roma che addirittura hanno perso il posto di lavoro proprio a causa della condivisione dei propri pensieri, piu’ o meno leciti che fossero!!!
    Arrivando al mio quesito, in sostanza, secondo me, nella nostra societa’ attuale (e mi riferisco espressamente all’Italia!!!), la condivisione dei “pensieri” e l’acessibilita’ ai suddetti da parte di chiunque, deve presumere una certa apertura mentale! “Aperta” appunto anche alle critiche piu’ dure e aspre, perche’ altrimenti puo’ anche essere pericolosa e rivoltartisi contro, come nel caso del dipendente che si azzarda a fare delle aspre critiche alla propria azienda, che per tutta risposta, invece di instaurare un reciproco e costruttivo “scambio di idee” taglia di netto i ponti e lo mette alle porte. Questo logicamente avviene sopratutto dove la legislazione sulla “RETE” e carente e lacunosa di quelle direttive che dovrebbero tutelare gli utilizzatori, come per esempio la liberta’ di stampa e di espressione del proprio pensiero che in realta’ cosi’ libere non sono!!!

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