Una nuova voce contro la pubblicità sessista

In Host writer
In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de La Réclame, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L'obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l'uso dell'immagine femminile, nelle pubblicità prese in questione. Il format è stato realizzato da Non Chiederci La Parola, una casa di produzione video, che ogni settimana ospiterà sul suo sito l'analisi di una réclame. Il progetto in questione si ispira al lavoro di Ico Gasparri (presente nel trailer dell'iniziativa). Per chi non lo conoscesse, Gasparri è un fotografo che dal 1990 colleziona scatti sulla pubblicità stradale a Milano, con l’intenzione di raccontare l’uso dell’immagine femminile e l’idea di donna che viene così veicolata. Il suo lavoro si è concentrato sulla pubblicità stradale, perché quest'ultima è una forma di pubblicità obbligatoria, che non può essere ignorata dal cittadino ed è autorizzata dal Comune, che ne permette l’affissione per le strade. (In questo modo chi, inevitabilmente, la vede, riceve anche il messaggio implicito che quell’immagine è stata vista, approvata e autorizzata e, quindi, non ha niente di sbagliato) Questo post è dedicato a chi, come Ico Gasparri e Non Chiederci La Parola, offre le proprie competenze alla lotta contro la pubblicità sessista, perché: manifestano disaccordo con il riduzionismo tette-culi, sante-“escort”, di troppe agenzie pubblicitarie; inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: l'agenzia pubblicitaria, i suoi potenziali clienti e i consumatori attratti all'amo; ribadiscono con forza una considerazione troppo spesso dimenticata, sottaciuta o strumentalmente sminuita, ovvero che la pubblicità ha il potere di contribuire al mantenimento e al consolidamento di pregiudizi e stereotipi (e quindi, se vuole, ha anche il potere di farli cadere); quindi, fanno presente a chi se lo fosse dimenticato, che ad ogni forma di potere si accompagna il rispettivo comportamento responsabile (concetto che, pubblicità a parte, conviene ripetere con i venti che tirano); la pubblicità, immagino, dovrebbe essere un'espressione di creatività, di originalità e di innovazione, mentre mi sembra estremamente conservatore, ai limiti del reazionario, continuare a contrapporre mamme-merendine e lussuriose-mutandine.

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  • GIUSEPPE

    Boh! sarò il solito passatista ma non è che ci vedo molto di nuovo. Edulcorando il più possibile i miei ricordi della “Storia Segreta di Procopio, Teodora, figlia di uno stalliere, divenne imperatrice di Bisanzio e santa (per i soli Ortodossi, preciso) iniziando ” (testuale) visto che non era abbastanza matura per accoppiarsi con gli uomini”, diciamo a ballare nell’osteria dove le sorelle maggiori, sotto la regia e seguendo l’esempio della mamma, “lavoravano” . Se ne può concludere che non solo non ci sono novità sul fronte santa/puttana, ma che si registra che non solo non ci sono più le mamme di una volta ma che c’è anche un vistoso abbassamento degli standard…professionali.