Obbligo di fantasia

In Life in
Qualche giorno fa, Alfredo scriveva su Facebook "esci dalla tua vita". Sembrava una delle sue classiche cose, di quelle che se le comprende da solo, poi ho scoperto che l’aveva detto a qualcuno il giorno prima. Stamattina, sotto la doccia, l'intuizione. La comprensione, almeno per me. Non un esci dalla tua vita della serie fuggi la realtà ma esci dall'idea che hai della tua vita. Allontanati dalla gabbia che ti sei costruita. Separati dagli schemi che ti sei data. Insomma, profondamente vivi la tua realtà. Quella che è oggi, realmente. Non quella che hai in testa. E allora, parte una riflessione. Ampia e varia come sono gli spunti continui di questi giorni che confermano quello che intuisco. La discussione sul tema del riciclo del cibo scaduto ma non proprio, il post di Lorenzo sul senso della creatività e il disordine ordinato, quello di Chiara sulle web series con un incipit in tema, la telefonata di Roger che mi chiede un sacchetto di plastica non di plastica, il sito di Smateria, il riciclaggio dei regali di Natale, il baratto. Ovunque mi imbatto in qualcosa che ha una sola radice: trasformazione. Trasformazione che ha dentro azione, quel movimento, quell'agire, che è vita. Mentre scrivo, la pagina di Facebook mi segnala una frase di Fabio Volo, in tema. La trascrivo. Come una casa vecchia mi sono demolito e ricostruito. Non potevo più andare avanti a fare piccoli lavori di restauro. Bene, io non parlo di questo, di quella cosa per cui butti tutto. No, io dico proprio di quel magico processo per cui quando fai la pizza parti da acqua, farina, sale e lievito e li trasformi. Gli elementi ci sono tutti, ma sono altro. Ecco, io parlo di qualcosa che la crisi ci ha fatto riscoprire a più livelli e che stiamo mettendo in atto, anche qui, in Estrogeni. La crisi impatta. E spinge al riciclo, a quell'operazione di fantasia in cui, partendo dall’osservazione della realtà - senza filtro e senza schemi - ti inventi un modo diverso di affrontarla. Andiamo a contattare vecchi clienti. Ma in modo nuovo. Siamo cambiati entrambi. Noi evoluti, loro cresciuti. Andiamo in più persone ad affrontare il mercato. Non solo i soci, anche gli account dedicati all'attività di new business. Andiamo in giro con altri. Immaginando partnership ambiziose e sfidanti. Andiamo fuori dai soliti percorsi. Ripercorrendo in modo nuovo vie antiche. Andiamo riassettandoci. In un nuovo ufficio dove altri spazi saranno occupati in modo diverso. Andiamo riposizionandoci. Mettendo al centro noi, il nostro brand, i nostri interessi, le nostre peculiarità. Usciamo dalla nostra vita. Ci vorrà tempo per vedere gli effetti ma la fantasia, come diceva qualcuno, non può avere confini. Né di tempo né di spazio. Ed è dentro ognuno di noi.

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  • marilisa

    grande daniela…i momenti di crisi epocale non consentono di investire su risorse tradizionali, si tratterebbe non solo di un investimento a vuoto ma di un fallimento. Costringono alla messa in discussione, alla creatività, alla trasformazione…Bello il dibattito lanciato da Estrogeni, che con i suoi importanti successi sul mercato è la perfetta testimonial di dove, una concreta e frizzante genialità associate a una intelligente capacità di rischio possono far arrivare!

  • Avevo un’idea, ma poi ho scoperto che gli americani arrivano sempre prima (http://www.terracycle.net/).
    Sarà per le vaste opportunità territoriali o perché capaci di osare, anche nel riciclaggio?

  • daniela

    @Marilisa
    grazie della fiducia. confidiamo di estendere quanto più possibile la riflessione e di far sì che diventi parte integrante del modo di muoversi di ognuno di noi. solo così possiamo pensare di attraversare il 2011

  • GIUSEPPE

    Alfredo scriveva su Facebook “esci dalla tua vita” Che bello non avere fb! Così non mi accorgo del declino psicofisico degli amici…

  • GIUSEPPE

    Il punto focale lo hai tratteggiato come meglio non si poteva:”La crisi impatta. E spinge al riciclo, a quell’operazione di fantasia in cui, partendo dall’osservazione della realtà – senza filtro e senza schemi – ti inventi un modo diverso di affrontarla.”
    Ma in tutto questo non ci vedo molto di nuovo: la raccolta differenziata (con l’esclusione di farmaci e pile) mica è fatta per ridurre gli impatti ambientali, ma solo per mettere a disposizione delle imprese a costo 0 materia prima pronta per l’uso (l’alluminio, la plastica, il vetro etc.) senza dover sopportare i costi di “estrazione”. In ogni caso per definizione l’econonia è la scinza che studia la migliore allocazione delle risorse scarse disponibili. La scarsità non è solo assoluta (pochi kg di qualcosa) ma anche relativa (ci sono kg bastevoli, ma non conviene usarli perchè costa troppo) Pertanto se, per fortuna, l’aumento del reddito di 3 miliardi di cindianesi rende più scarso qualche cosa…di necessità virtù.

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