I valori di un blog aziendale. Il nostro

In Riflessioni
Questo spazio che si alimenta di riflessioni, recensioni, emozioni, siamo soliti chiamarlo blog aziendale. Non ho difficoltà a riconoscere che, fino a qualche tempo fa (giusto, Davide?), non avevo assolutamente idea di cosa fosse e, cosa più grave per me, non riuscivo neanche a intravederne le potenzialità. Oggi che, con una certa soddisfazione, raccogliamo un discreto interesse, mi va di dire cos’è per me un blog aziendale e cosa deve diventare. Abbiamo condiviso, giorni fa, un intervento interessante quanto divertente in merito. Mi ha fatto tornare con il pensiero a Donnarumma all’assalto. L’ho letto, ormai, più d’una ventina d’anni fa. Una di quelle letture che sei convinto vadano fatte, perché ne hai sentito parlare bene e perché pensi facciano bene anche a te. Che sei convinto di valere e pensi che gli altri non ti meritino e invece hai solo bisogno di confrontarti e misurarti. Quanti ne ho conosciuti di tipi come me, allora. Quanti ne riconosco ancor oggi, ahimè. Nella mia terra che dà sul mare ma anche fuori, che del mare non c’è neanche l’aria. C’è un bellissimo passaggio in cui il selezionatore di manodopera (l’autore, Ottieri) venuto dal nord, incuriosito e poi spaesato e infine disincantato, mette a fuoco (stiamo parlando del 1959...) quello che, ancora oggi, a mio avviso, è il vero problema italiano (non più solo del sud). Lo smarrimento del concetto di coscienza collettiva. Senza volermi addentrare in discussioni di carattere storico-economico-industriale-psico-sociologico che non mi competono, mi è sempre piaciuto pensare l’azienda quale un microcosmo e il nostro blog aziendale dunque un luogo in cui, dopo averlo seminato con passione e convinzione, veder maturare un sentire identitario (giammai totalitario, of course) su cu far leva anche per una sana e necessaria crescita commerciale nella cosiddetta network society. Semplicemente, un posizionamento. Il nostro. Del resto, proprio uno dei maestri della comunicazione, Toni Muzi Falconi, di recente, ha dichiarato che “l’organizzazione aziendale è un editore nel senso ampio del termine… ”. Come dire, l’azienda quale mezzo di comunicazione in sé. L’azienda che diventa smart, integrando le due facce, “l’una materiale, hard e l’altra narrativa, soft...”. E allora, volendo estremizzare, se l’azienda è il mezzo, perché non immaginare il blog come il messaggio? Pertanto. Dico ad Alessandro che anch’io, nelle mie precedenti esperienze presso multinazionali, mai ho avuto la possibilità di scrivere su uno strumento di comunicazione aziendale (però, da creativo, avevo la possibilità di dire la mia e farmi notare attraverso il lavoro, le proposte, le idee, in concreto). Dico ad Alessandro e a tutti che non è facile trasmettere il senso dell’opportunità che è nel blog aziendale, superando diffidenze naturali e non. Dico ad Alessandro, a tutti e dunque anche a me, tuttavia, che altro percorso di maturazione similmente libero, aperto, immediato, sostenibile, non riesco ad individuarlo. Riflettendo, però, è venuto sempre più spesso da pensare che la qualifica di aziendale stesse a porre un argine alla libertà propria del web. È questo il motivo per cui, nel tempo, sotto la categoria Hostwriter, abbiamo voluto ospitare interventi in tema di comunicazione, anche da parte di chi non è strettamente Estrogeni. Da oggi, raccogliendo lo spunto di Vittorio, andiamo oltre. Attraverso la categoria Guestbook, condivideremo i pensieri di chi - come noi - è quotidianamente alla ricerca di soluzioni innovative per il proprio ambito professionale. Dalla tecnologia alla gastronomia, dalla letteratura all’architettura, dalla musica al cinema. Perché se la rete non ha confini (tecnologici), figuriamoci l’ambizione (umana) di delineare una coscienza.

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