Otto e mezza

In Host writer
In diretta dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Dove, diversamente da Roma, c'è il sole a tenere compagnia alla nostra inviata speciale. Pedalo. La laguna a sinistra, il mare a destra, sopra: la pioggia. Cielo basso, lattiginoso, persino amichevole nonostante l’acqua che rovescia. Pedalo di lena, il foulard zuppo sui capelli zuppi, i jeans incollati alle cosce, gli occhiali appannati nel taschino del trench - e meno male che l’ho ficcato in valigia - supero un canaletto che taglia dalla darsena alla spiaggia e gli alberi del viale che raggiungo mi offrono temporaneo riparo. Sette minuti prima della sigla. Gli alberi restano indietro, spingo sui pedali, filo sull’asfalto lucido, accelero e accelera anche la pioggia che, irrefrenabile, ha trovato la via del collo e delle caviglie. La sacca di tela con i sandwich preparati tra il caffellatte e la doccia è una spugna che assorbe e s’incolla al rosso del programma. Lungo il vialone dritto che corre insieme a questa lingua di terra isolata, le auto s’accodano come ovunque in un mattino di pioggia d’inverno. Le supero maldestramente, in lontananza vedo le sfere bianche dei lampioni schierati davanti all’ingresso del PalaBiennale. È quasi fatta, mi dico. L’acqua cola nelle maniche, lungo la schiena, s’accomoda nel cotone della maglietta, incolla i capelli alla nuca. Quattro minuti prima della sigla. Grondo acqua. I motociclisti si fermano sempre, quando piove. Anche i ciclisti, rifletto. Salvo che non debbano tagliare un traguardo o arrivare puntuali a un immancabile appuntamento. E la prima proiezione del giorno è un immancabile appuntamento. L’accredito al collo, Variety sotto il braccio, gli occhi ancora stretti dal sonno, ci si accoccola in una poltroncina rossa e, nell’oscurità della sala, quasi ci si riappropria del sonno abbandonato appena un’ora prima, curiosi e complici di un sogno altrui. Per questo pedalo sotto il diluvio del Lido. L’autobus che da Malamocco arriva a Santa Elisabetta e oltre, attraversa una pozzanghera come fosse un vaporetto, alza ali d’acqua che m’investono in pieno. Non c’è scampo, sono acqua che pedala. Un minuto alla sigla e duecento metri di temporale ancora da attraversare. Rallento, mi fermo sotto un balcone. Strizzo la sacca, i capelli, il foulard, il trench, odio questi jeans appiccicosi e gelidi. Un uomo piazza un bidone pieno di scope a un passo da me, Sposta più in là, grida il compare, Non posso, non vedi che c’è la bici! risponde lui, Vado via subito, mi scuso io. Faccia con comodo, si rassegni, oggi è così... Mi consola lui. Mica vendete ombrelli, chiedo io. Ostrega, certo! esulta lui. Scelgo quello bordeaux, lo apro lentamente al pensiero di una colazione consolatoria in pasticceria... Ma ecco che una robusta signora avvolta in un impermeabile azzurro mi sfreccia davanti pedalando al riparo di un ombrello.  Allora, anch’io! Monto in sella, con una mano tengo l’ombrello con l’altra il manubrio. Sbando, mi raddrizzo, faccio gli ultimi cento metri al centro della carreggiata, dal PalaBiennale giungono le note della sigla. Entro che è già buio, le prime immagini già sullo schermo. Entro senza far rumore, m’infilo di nuovo sotto le coperte, in silenzio e lentamente, per non disturbare chi sogna insieme a me. P.S. Pedalare per il Lido spostandosi da una sala all’altra a caccia di film è magnifico, sono giorni di pane e pellicola. Tra le opere viste, a mio avviso, assolutamente da non perdere Post mortem di Pablo Larrain, un gioiello di sceneggiatura e regia, ed Essential Killing di Jerzy Skolimovski, stupefacente. Seguono Somewhere della Coppola, intenso, ironico e beffardo, Cirkus Columbia dell’elegante Tanovic e Cogunluk (Majority) di Seren Yuce, film turco (sempre che arrivi nelle sale italiane). Se amate Napoli e la sua musica procuratevi Passione di John Turturro, è un documentario ed è uno spasso. Evitate accuratamente La solitudine dei numeri primi, è brutto che più brutto non si può. Dimenticatevi di Vallanzasca, Placido e Noi credevamo, Martone: sono film per la tv e ce li propineranno per allietare i nostri futuri gelidi inverni. Gli italiani meritevoli sono La pecora nera di Ascanio Celestini e Venti sigarette di Aureliano Amadei, vincitore della sezione Controcampo italiano: racconta di Nassiriya, andateci. P.P.S. Oggi, venerdì, il sole splende tanto quanto La versione di Barney.

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  • peppone

    E pensare che ti pagano pure….. Sempre così con il sporco lavoro c: mai un volontario!

  • Lucia

    Altroché, volontariato purissimo!