Immaturi a chi?

In Recensioni
Ho partecipato per la prima volta ad un focus group per il lancio di un nuovo film. Una bella iniziativa, un modo intelligente e coraggioso di confrontarsi con il mercato, lavorando, limando e rivedendo - alla luce dei commenti del pubblico - un prodotto in via di definizione. Tornando a casa, alle riflessioni a caldo varie e sempre più numerose, si sono poi aggiunti - per quello strano gioco di coincidenze di cui è ricca la vita - due passi tratti da Nautilus di Beniamimo Placido. Due riflessioni che hanno confermato, in modo definitivo, quanto il film appena visto fosse proprio giusto. Di quelli, e spero di non sbagliarmi, costruiti come un bestseller o un blockbuster americano. La prima riflessione, forse attribuibile a Lina Wertmuller, recita che il cinema imita troppo spesso la televisione e la televisione dà troppo spazio al cinema (a discapito di entrambi); la seconda, invece, afferma che, in fondo in fondo, un film si pensa e si fa per portare gente al cinema e, prima ancora, per strappare soldi ad un produttore. Partendo da queste due affermazioni e analizzando in modo scientifico il film, inizio con i complimenti a chi lo immaginato, scritto, diretto, prodotto e a chi lo distribuirà. È un film tecnicamente perfetto, dalla scelta del titolo (il cui valore è troppo spesso sottovalutato), alle location fino agli attori. Un cast ricco di volti noti e amati, neanche a dirlo, anche e soprattutto dal pubblico televisivo: da Raul Bova ad Ambra, da Ricky Memphis a Luca Bizzarri, da Paolo Kessisoglu a Luisa Ranieri, passando per Barbara Boboulova. Organizzato come una serie di spot, la storia vive attimo dopo attimo su meccanismi perfetti in cui, ad orologeria, scatta la risata, la lacrima, la commozione. Con un'alternanza ben dosata di sketch e product placament, il film si svolge come un oliato ingranaggio. Ma chi sono i personaggi? Cosa fanno? Dove vivono? Cosa sognano? Sono tutti fighi, hanno lavori giusti (dallo neuropsichiatria infantile alla chef, dall’esperta di marketing all’architetto) e come le professioni, così gli interni, le conversazioni, i locali, gli abiti, le auto, tutto è perfetto. Nulla è brutto, tutto è facile, tutto scorre veloce senza intoppi, non ci sono argomenti o temi tristi nelle conversazioni, non c'è una realtà politica o civile a dare adito a momenti di riflessione. Mentre il filone del come eravamo e i luoghi comuni condiscono all'inverosimile le due ore di intrattenimento, scopri che la promozione è tutta già fatta. Prima. E pagata da un product placement correttamente integrato nella narrazione. Un product placement che, al naturale ritorno economico,  affiancherà - ne siamo certi - un passaparola tra i dipendenti che diventeranno pubblico. Quello stesso pubblico colpito e coinvolto dalle promozioni televisive che gli attori (legati a doppio filo con la tv) garantiranno. Sarà un film che, da Domenica In a La7, da Le Iene a Verissimo, si presenterà e racconterà in maniera diretta e che, nell’emittente Rtl 102.5, elemento integrante del film, troverà anche una copertura radiofonica. Le immagini vanno e, mentre viene fuori una commedia per chi non ha voglia di crescere (immaturi i personaggi, immature le vite, immaturi i sentimenti), scorrono vite diverse in cui ognuno può ritrovarsi, come nelle chat, nelle serate in discoteca, nel tempo che passa, nella comodità di una zuppa pronta per l’uso. A chiudere, sui titoli di coda, l'ultimo anello della catena. La colonna sonora che sbanca, quella che passeranno le radio e che, in fretta, diventerà un tormentone. Anche qui una scelta in linea, il sempreverde (o immaturo, che dir si voglia) Alex Britti che, con il suo brano omonimo (Immaturi), sigla e sigilla il tutto. Titoli di coda. E dopo un film così, ve la sentireste di chiamarli ancora immaturi?!? Clicca sull'immagine per vedere il trailer

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  • Alfredo

    Proprio ieri, leggevo sul Corriere un bel ricordo di Angelo Rizzoli, a quarant’anni dalla scomparsa. Quest’uomo semplice, generoso, dal grande intuito, finanche fortunato, che aveva fatto solo la quinta elementare eppure “creò il suo impero perché seppe andare incontro alle esigenze e ai gusti degli italiani che leggono, comprano libri e giornali, vanno al cinema”.
    Non sempre i gusti degli italiani sono apprezzabili, è vero. Ma meno apprezzabile ancora (anche imprenditorialmente) è non studiarli, analizzarli, valutarli. In una parola, ignorarli. Perché, a tutte le latitudini, non può esserci cultura senza conoscenza

  • peppone

    Io lo darei ai poduttori! Va bene i soldi quadrare i bilanci etc. ma è oggettivo che con il loro operare han reso il cinema italiano il regno dei minorenni con problemi ormonali! Un italiano adulto (35-45, intendo) a cui siano indigesti i panettoni ora nelle sale va solo o per i “capolavori” o per i film americani o… per i cartoni animati! L’ultimo normale film per adulti italiano che ricordo volentieri è Il pranzo della Domenica…. o forse è che ho troppe nipoti a cui badare!