Nome in codice: John Doe

In Spigolature
Permettete? Un pensiero privato. Da un po' di tempo (forse da quando è nato) Facebook è stato sempre al centro di un dibattito particolarmente acceso, quello relativo alla tutela della Privacy. Polemiche scaturite, illegittimamente, da più pulpiti, tali da costringere lo stesso fondatore di Facebook ad ammettere attraverso un articolo comparso sul Washington Post di aver commesso parecchi errori nella stesura delle norme sulla privacy del social network, molto complicate, labirintosi, di difficile comprensione (Fonte). Un capo di imputazione è stato identificato nella poca chiarezza e semplicità di gestione della palette privacy negli account, che infatti è diventata più user friendly. È possibile inoltre condividere i propri link scegliendo tra “tutti”, “amici” o “amici di amici”. Passando per la risoluzione di problematiche più gravi come trovare il proprio numero di cellulare pubblicato da Facebook senza che l'utente ne avesse concesso l’autorizzazione. Pensate che tutta questa storia si è risolta con un genuino e candido monito di Zuckemberg che ha affermato - nonostante gli sforzi siamo ancora lontani dalla perfezione. Cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per costruire il miglior servizio per voi e per il mondo intero. Grazie. Lamentarsi di vedere il proprio numero di cellulare pubblicato su Facebook, o preoccuparsi di essere taggati in una foto scomoda a propria insaputa, o di essere geolocalizzati dalle miriadi di applicazioni esistenti sono, a mio parere, le ultime problematiche in tema di tutela della privacy nate con l'utilizzo di questo social. Mi spiego meglio. Vi sarà sicuramente capitato di parlare al bar con gli amici di una persona di cui non conoscete il nome, e di chiederne il cognome per cercare il suo profilo e vedere la foto. Chissà, forse la conoscete di vista. Oppure, parliamo di pubbliche relazioni. Incontrate una ragazza in un pub. Tentate un approccio. La conversazione potrebbe oggi essere di questo tipo: - LUI: Ciao. Bevi qualcosa? - LEI: Con piacere, un vodka tonic. - LUI: Complimenti, è il mio cocktail preferito. - LEI: Ma pensa un po'... - LUI: Hai un accento particolare. Di dove sei? - LEI: Pietralia Soprana. Te? - LUI: Pensa te. Anch'io. - LEI: Ma pensa un po'... - LUI: Scusami ma devo andare. Mi lasci il numero vero? - LEI: Non ci penso proprio. - LUI: Ma dai. Almeno il contatto messenger? - LEI: Dimenticatelo. - LUI: Dimmi almeno come ti chiami. - LEI: ALESSIA FEOLA. - LUI: Ti ho fregato. Grazie!!!
Non so se con questo breve e patetico sketch di una fantomantica conversazione ho reso l'idea. Con Facebook, se non si vuole essere disturbati da persone indesiderate, bisogna tutelare prima di tutto il proprio nome e cognome. Perché basta quello per essere cercati, trovati e bersagliati di richiesta di amicizia o messaggi privati (e per fortuna non è il mio caso :). Pertanto trovo patetiche tutte le questioni in merito alla tutela della privacy che orbitano intorno all'universo Facebook. Per quanto mi riguarda concordo con l'affermazione di Zuckemberg che dice "Per la mia generazione la privacy non è un valore". Morale: avete problemi di privacy? Facebook non fa per voi.

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  • Alfredo

    Chissà perché, mi viene in mente il concetto di dissonanza cognitiva…

  • Alessia the second

    Immagino quante persone mi stanno cercando su Internet in questo momento…(io lo faccio sempre)

  • Francesco

    La privacy è un valore individuale, che ognuno gestisce autonomamente quindi il mezzo (facebook) deve permettere ai proprio utenti di tutelare questo valore. Il problema principale resta il fatto che gli utenti non siano capaci di gestire questo valore, pretendendo che la protezione sia intrinseca al supporto.
    Gli utenti necessitano di un’educazione al mezzo.

  • ignazio

    Senza dubbio le critiche e gli attacchi a Zuckemberg sulla gestione che Facebook fa dei dati personali sono più che fondati. Non a caso il progetto Diaspora si sta facendo portavoce di questo “malcontento” generale. Ma secondo me le cose sono un po’ più complesse. Sebbene Facebook permetta di porre delle limitazioni sui dati che possono essere condivisi, la maggior parte della gente non lo fa. Semmai c’è un problema di semplicità nelle procedure ma non c’è un impossibilità nel farlo. C’è da dire che Facebook è ormai così diffuso che anche la gente con una conoscenza del web poco approfondita vi si iscrive e, secondo me, non avendo percezione dell’importanza della questione non si pone nemmeno il problema di modificare le impostazioni di default con somma gioia di Zuckemberg e degli spioni.

  • Francesco

    Zuckemberg è un imprenditore, non un genio dell’informatica. Ha capito che i dati degli utenti sono un prodotto. Se questo prodotto gli viene regalato dall’utente, che sceglie liberamente di entrare a far parte del portale, perché non può venderli tranquillamente. Quanti utenti, che caricano liberamente foto su facebook, sanno che le loro “creazioni” diventano di proprietà della società? Quanti sanno che la propria identità è un prodotto?

  • @Alessia una botta di vita non ti farà male :D

    @Francesco: la privacy è un valore solo se decidi di non esserci su Fb. Soffre una svalutazione all’entrata.

    @Alfredo: come dice il buon Franco. “Gli utenti necessitano di un’educazione al mezzo”.

    @Ignazio: “non avendo percezione dell’importanza della questione” – allora mi stai dicendo che ha ragione Zuckemberg quando dice che per la nostra generazione, la privacy non è un valore. Quindi ho ragione io :D
    Inoltre, non è affatto complessa la questione. Dal momento che sei in rete, tutto quello che fai è pubblico. Su Fb nessuno ti chiedete di iscriverti, ci vai di tua spontanea volontà, rilasci l’autorizzazione a trattare i tuoi dati personali, e tutto quello che fai da lì in poi sarà oggetto di attenzione. Quindi, da lì sta a te utilizare bene il mezzo, e agli altri a rispettare il tuo spazio così come tu rispetti il loro.