Mai più, sempre, insieme

In Solidarietà
Questo post è a pagamento. Non nel senso che qualcuno mi abbia pagato, per scriverlo. No. Pensare, buttare giù, (ri)leggere queste parole, mi è infatti costato un lungo viaggio nella memoria di ragazzo, studente, turista, credente, lettore, spettatore, uomo non ancora padre. Di me, insomma. Mai più, è il grido di dolore, sgomento, speranza che ho ascoltato sabato da Vincent, ventiseienne ruandese, al Piccolo Eliseo, in un incontro organizzato dall’associazione Bene Rwanda. Eravamo lì, io, Valens e tante belle persone (a dire il vero, non sapevo neanche esistesse una così folta comunità ruandese, a Roma), a commemorare la sedicesima giornata internazionale dell’Onu per il genocidio in Rwanda. Valens, allora, aveva dieci anni e ha visto morire, alla maniera che tutti conosciamo, prima il padre, poi la sorella, infine la mamma incinta. Valens è stato salvato da una donna italiana e, da allora, vive e studia qui a Roma. Sempre, è l’impegno di vigilanza, perseveranza, tutela e trasferimento della memoria, che tutti dovremmo assumere nei confronti di un abominio che ha visto trucidare 930.000 persone in meno di 100 giorni. Luciano Scalettari, inviato di Famiglia Cristiana, con una sintesi davvero efficace, ci ha reso partecipi della spaventosa media di 7 morti al minuto. Insieme, è il senso della condivisione di una proposta nobile. La candidatura al Nobel per la Pace dei Giusti del Rwanda, tra cui Pierantonio Costa, console onorario italiano durante quel periodo, il quale - con una naturalezza e una generosità che mi azzardo a definire disumana -  ha portato in salvo circa 2.000 tutsi. La candidatura necessita del sostegno del maggior numero di persone, enti, istituzioni possibile, perché possa superare le selezioni della Fondazione omonima. Qualche giorno fa, un amico con il quale discutevo del futuro di Estrogeni (nuovo ufficio, nuovi clienti, nuovi ragazzi a cui offrire un’opportunità di confronto con il mondo del lavoro, del nostro lavoro), mi diceva che sono fortunato a poter decidere come voglio, trattandosi di cosa (anche) mia. Non sempre è così, lo possiamo immaginare. E lo immagina anche lui. Però, in questo caso, mi prendo la libertà di decidere che, come azienda, ci facciamo ufficialmente sostenitori della candidatura al Nobel dei Giusti del Rwanda. Lo comunicheremo su tutti i nostri strumenti. In quanto amministratore dell’azienda, invito poi tutti i nostri amici, lettori, clienti a fare altrettanto. Dando così un senso all’idea di partecipazione, che sottende valori e funzione del web. Perché mai più, sempre, insieme non dobbiamo più sentire di un bambino che vede morire (per qualsiasi motivo, men che meno l'odio razziale) madre, padre e sorella, sul selciato davanti a casa.

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