In libertà

In Spigolature
Traendo spunto dal Sole 24 ore di ieri, Francesco faceva riferimento ai rapporti tra Google e Cina, in tema di diritti e libertà d’espressione. Sulla stessa edizione del quotidiano, si faceva cenno anche al rapporto annuale di Freedom House sulla (mancanza di) libertà civile e i diritti umani nel mondo. Iran e Cina in testa. Sorprendentemente, in coda (e quindi, ben piazzati) i paesi balcanici. Poche pagine dopo, c’era un piccolo box dedicato a Ferragamo. L’amministratore delegato Michele Norsa esprimeva la soddisfazione per la quota di mercato sempre più elevata che l’azienda sta ritagliandosi in Cina. Ormai, raccontava, si fa più fatturato nei negozi monomarca in Cina che in Italia. Venerdì scorso, ero al Cnel per un convegno sull’autunno caldo, promosso dalla Fondazione Bruno Buozzi. L’allora segretario della Uilm, Giorgio Benvenuto, raccontava della forza dei giovani di allora. Della speranza e della volontà che li animava versus la paura che li alimenta oggi. Quarant’anni fa, si attaccava il mondo; oggi, non resta che difendersene. Allo stesso tavolo, era seduto Rino Formica. Provocatorio come sempre, costituzione alla mano, ha letto l’articolo 36 della Costituzione (chi se lo ricordava?!... chi se lo ricorda?!...). Quello che, tra l’altro, recita “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. La provocazione stava nella considerazione che, dunque, ogni stipendio sotto i 7/800 euro al mese sia da dichiarare incostituzionale. Tornato a casa, sono andato a leggere anche gli articoli a seguire. Mi sono portato avanti fino al 41. Esso recita “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Mi domando e dico (e non trovo risposte). È più importante la libertà economica o quella d’espressione? L’una va con l’altra o è in contrasto con essa? Cos’è più censorio, un regime che non ti permette di dire la tua o una democrazia che non ti permette di vivere la tua? Quale spazio asfissia di più, quello virtuale controllato o quello reale inaccessibile da 500 euro al mese e in nero per una stanza singola? Dove e come cresce meglio un giovane che abbia voglia di fare esperienze di vita? Dove alimenta la speranza? Cosa gli fa così paura? E un imprenditore che volesse assecondare anche la seconda parte dell’articolo 41, che recita “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, dove investe? In Italia o in Cina? E il fine sociale, qual è? I 2/300 euro incostituzionali che restano in tasca per mangiare, andare al cinema, leggere un libro e vedere una mostra (cioè, alimentarsi spiritualmente) o Facebook per tutti? Libertà. Per trent’anni quasi, ci ho vissuto al 218 bis. Ma era una via a senso unico. Adesso, cos’è?

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