Ho commesso tre peccati

In Spigolature
Permettete? Un pensiero poetico. Da qualche giorno non si fa altro che parlare di quanto abbia sanguinato il nostro premier, di quante dimostrazioni di affetto, disprezzo o pietà abbia ricevuto. Si è scatenata una corsa forsennata a scrivere quanto apocalittico fosse stato quel gesto, passando in rassegna tutti i mali della nostra società spinta dai media sull'orlo del baratro (ma non sono i media stessi a parlare? mmm..), la cui unica salvezza risiederebbe nel diluvio universale che tutto lava. Amen. Sono inorridito (primo peccato). Tutti parlano. Pronti a dire "Eh no, questo non si fa.". Esplode il moralismo sulle pagine dei quotidiani, nei servizi dei tg, ovunque nella rete. Andiamo... tutti sanno che è una cosa vile. Ma chi non lo ha preso nella vita un pugno in pieno viso? Fa male. Ma dopo ti metti una mano in volto e senti che sei ancora lì. Magari vedi un po' di sangue, ma serve solo a ricordarti che sei un uomo. In questo caso, che "non sei un superuomo". Non fraintendetemi. Il gesto è gravissimo. Ma tutti sbagliano, e lo sbaglio non è più grave perché si parla del premier. Come dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra (meglio se intarsiata e definita). Non prendiamoci in giro. Il problema di questo gesto non è il sangue versato dal premier. Il problema grave, per tutti, è la caccia alle streghe che si è scatenata nei confronti della libertà della rete. Leggevo questo sulla Repubblica online di stamane: Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto. Sono inorridito (secondo peccato). Perché ci troviamo di fronte persone che stanno strumentalizzando un fatto di cronaca per condizionare la vita sociale e relazionale, la nostra libertà. Anche quella di sbagliare. Prima si sarebbe andato al bar a farsi quattro risate, o a discutere seriamente, sull'accaduto. Oggi ci ritroviamo in rete. Nelle chat, su Facebook. Ci iscriviamo in gruppi pro e contro le cause che riteniamo pertinenti. L'ambiente è cambiato. Ma non è cambiato il contesto. Siamo sempre in pubblico. Ma siamo di più. Questo è il problema. Un opinione oggi circola velocemente, e se è scomoda va censurata. O come dicono delicatamente oggigiorno, filtrata. Come se, ancora una volta, si potesse dire alle persone di non pensare, di non sentire, di non sbagliare. Senza queste tre cose, non c'è crescita. Senza queste tre cose facciamo un altro passo verso il baratro. Il fatto è che credo che il problema è ancora (se possibile) più profondo. Sono inorridito ancora (terzo peccato). Perché non sono a rischio i nostri bei social network, la nostra quieta routine di navigatori. Il rischio lo corre chi nella rete ha deciso di navigare contro corrente. Si strumentalizza un atto folle per attaccare avversari politici (la dialettica è il sale della democrazia), giornalisti che pensano e, cosa più grave, fanno pensare. Ora questo decreto passerà, non passerà, vedremo. Ma è importante che tutti, idealisti o meno, ci rendiamo conto che esiste uno spazio in cui noi non abbiamo padroni. È quello della nostra mente. Spazio in cui siamo liberi di credere e no, di sbagliare e riparare ai nostri sbagli. E la verità è che non ci sono (fortuna per noi) decreti che priveranno mai le persone del libero pensare, del libero sentire, del libero sbagliare.

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  • Francesco

    Sono inorridito (4) perché la politica, come molte società, non è capace di fare quel passo avanti verso il 2.0
    Cercano di sopprimere il mezzo e non di servirsene. Un oscuramento del mezzo tanto cercato, ma che non potrà mai avvenire perché non stiamo parlando di un medium, ma di una comunità mediatica. Siamo noi il medium. Sono gli utenti, indipendentemente dalla parte che sostengono, a fare questo mondo 2.0 e che nessuno potrà mai mettere a tacere.

    P.s. Grazie di aver scritto questo post e di avermi preceduto. In questo modo possiamo essere ancora colleghi.

  • Franco, francamente penso che questi abbiano capito benissimo la potenzialità di internet, e della libertà di interazione che mette in atto. Prima il mio pensiero, giusto o sbagliato che sia, lo avrei potuto dire a te, ad Ignazio qui di fianco, a Chiara e Alessia se fossero interessate. Ora che è scritto, qualcun’altro in più lo leggerà. Questo è il problema. Purtroppo, la politica (in generale) e il governo (nel particolare) è come un’azienda che su Internet ha paura di comparire perché non può esporsi ad opinioni negative.

  • Francesco

    La paura deriva dal fatto di offrire un prodotto scadente. Si teme il giudizio quando, al mercato, si offre un prodotto che non valorizza l’acquirente. Un acquirente per niente statico, ma pronto a dialogare riguardo i valori di ciò che ha “comprato”.
    Un cliente 2.0 che cerca un dialogo con aziende 0.0

  • Alessia the second

    Approvo che la violenza non è un modo per risolvere i problemi. Non condivido l’oscuramento di social network, sono nati come forma di espressione;così come si organizzano manifestazione pro o contro (fisiche) è giusto che lo stesso pensiero possa essere espresso anche virtualmente.