Chiarissimi tutti

In Riflessioni
Rossella è quella che conosco di meno. Non ha seguito il corso né fatto l’esame. Rossella è donna e come donna ha voluto interessarsi dell’utilizzo del corpo femminile nella pubblicità. Il corpo che non è più semplicemente rappresentato in televisione o sui giornali nei modi in cui noi desideriamo ma diventa esso stesso messaggio. Quindi, bodypainting, handvertising, assvertising. Allusioni, provocazioni e trasgressioni, di fronte alle quali (cito) “ci sentiamo catturati e non analizzeremo le situazioni mostrate come lesive dei nostri valori e seppur ciò dovesse accadere, nel momento stesso in cui accade, la pubblicità ha già agito; è già riuscita nel suo intento: ci ha già sedotto e conquistato”. Moreno è il tipico studente casello. Una volta a Nola, un’altra a Castellammare di Stabia, un’altra ancora a Salerno. Quando c’era da incontrarsi, A3 o A30. Moreno è buono ma ha problemi con la cattiva pubblicità. Quella che inganna. Proprio come il colesterolo. (cito) “Da questi messaggi mendaci, non ci si può difendere soltanto attraverso le norme dello Stato. È compito anche dei singoli fruitori, del mondo culturale, delle istituzioni educative affrontare il fenomeno pubblicitario nei suoi aspetti di pericolosità e disporre, quindi, quelle difese capaci di limitare o eliminare l’inganno”. E lui, da fruitore, ha sottoposto il padre alla prova Danacol. Il padre deve volergli davvero un gran bene. Perché i padri, non ingannano. Sabrina è la studentessa modello. In regola con gli esami e mi è sembrato anche con se stessa. Sorridente sempre, indecisa mai. Ad eccezione di quel po’ di fiducia che un relatore deve infondere, ho svolto il ruolo dello spettatore/lettore. Diretta ed efficace anche nella scrittura, mi ha colpito per la capacità di carpire immediatamente quanto sia tutto così trasversale. (cito) “Lo scopo principale di questo lavoro è dimostrare che, dietro le poche decine di secondi di cui è costituito normalmente uno spot pubblicitario, è celata, volutamente o non, una galassia ricchissima di valori, segni, immagini e principi, che si rivelano completamente agli occhi del pubblico solo in seguito a un’attenta e scrupolosa analisi, sottolineando la presenza di un’ulteriore intenzione, eminentemente comunicativa, nei messaggi pubblicitari”. Chiara è quella che conosco di più. Corso ed esame. Fedeltà assoluta, anche quando gli esami da fare erano ancora parecchi; anche quando c’è stato da attendere per l’assegnazione. La sua prima email è del 18 novembre 2008. Choc. Quando la comunicazione sociale fa paura, è il titolo. Per una tesi che, al contrario, avvicina con emozione e ragione alla tecnica dei Fear Arousing Appeal. (cito) “Gli appelli alla paura s’inseriscono all’interno di una più ampia classe di stile pubblicitario, quello dei richiami emozionali, volto a giocare con l’emotività dell’individuo, non solo facendo leva sulla paura, ma anche in modo positivo facendo uso di temi, quali l’amore, l’ironia, l’orgoglio, la promessa di successo”. Si parla di paura, sembra di far riferimento al futuro. Da affrontare senza paura. È per questo, che ho voluto dedicare questo post a Rossella, Moreno, Sabrina e Chiara (e attraverso loro, a Marcello, Daniela, Vittorio, Rocco, Valentina, Enza, Claudia, Alessandra, Domenico, Alfonso, Luca, Brigida, Luisa, Angelo e anche a tutti quelli a cui ho dovuto dire, purtroppo, no). Da lunedì, saranno infatti dottori in Scienze della Comunicazione. Averli seguiti nel percorso di avvicinamento a questo traguardo, è stato (al di là di tutto) bello, stimolante e molto responsabilizzante. Per me e per Estrogeni. Seguirli da martedì in poi, sarà il successivo impegno a cui non verremo meno. Né io, né Estrogeni. In attesa che Francesco finisca...

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  • Francesco

    “Il rizoma connette un punto qualunque con un altro punto qualunque ed ognuno dei suoi tratti non
    rinvia necessariamente a tratti della stessa natura; mette in gioco regimi di segni molto differenti ed
    anche stati di non-segni. Il rizoma non si lascia riportare né all’uno né al molteplice. Non è fatto di
    unità ma di dimensioni o piuttosto di direzioni in movimento, non ha inizio né fine ma sempre un
    mezzo, per cui cresce e straripa”.
    Chiuderei in bellezza la tua carriera da docente con una tesi astratta, frattale, inutili, genialmente banale. Praticamente la mia biografia :)