Viralità > Creatività

In Marketing non convenzionale, Riflessioni, Spigolature, Viralità, Vita aziendale
Credo che nel mio percorso di studi ci sia stato un momento in cui una pietra ha impattato sul vetro delle mie nozioni, deflagrandolo clamorosamente prima che me ne rendessi conto. Questa pietra è stata la parola "Marketing non-convenzionale". Pensandoci oggi, credo che sia stato un bene aver conosciuto questa forma di comunicazione prima di aver letto mezza pagina di un manuale di comunicazione. I manuali sono utili, non si può svolgere un lavoro senza prima aver fatto i compiti a casa. Ma spesso ti imprimono in testa uno schema che a mio parere cozza con l'idea, o meglio, l'emozione della creatività. Ecco forse perché mi sono avvicinato a questo tipo di comunicazione. Per l'idea di diversità che mi ha dato, per la sensazione di potermi portare sempre oltre ciò che fanno tutti. Per intenderci possiamo dire che chi pensa "virale" (e non è sempre il mio caso) si trova, come tutti, in un labirinto pieno di idee e spunti. Ma dove gli altri si affidano ai tentativi per trovare la propria strada, chi pensa virale cerca una scala che gli permetta di vedere l'uscita. Sale i gradini e salta di siepe in siepe fino all'uscita. Non è detto che arriverà per primo, ma gioverà del brio della scoperta. Questo piccolo volo con la fantasia me lo sono concesso per introdurre il tema del post. Ovvero darmi una risposta a questa domanda: pensando ad una nuova campagna viene prima la creatività o prima la viralità? Fino a 15 anni fa, la creatività. Oggi, la viralità. Domani, l'alchimia perfetta. Come altre volte ho già scritto su questo blog, ripeto che le mie opinioni sono quelle di un appassionato, non di un professionista del settore né di un guru presuntuoso. Detto ciò, argomento la mia risposta. L'ho trovata in rete, come al solito, e per spiegarmi meglio utilizzerò due video. Il primo è il commercial spot dei Lines Seta Ultra. L'altro è la rispettiva parodia online. Il primo è il classico spot tv che nasce e muore con la somministrazione quotidiana ai telespettatori. Il secondo è un gioco, divertente e lucrativo. Un gruppo di ragazzi che vede lo spot in tv e decide di prendersi gioco del noto marchio. O così sembra... Non è che quasi quasi, la Lines abbia chiesto ai suoi creativi di pensare non solo allo spot tv, ma anche alla sua possibile protesi virale? Non è che quasi quasi gli storyboard approvati per la campagna siano stati due. Uno per le reti e uno per la rete? Chissà... Ma no dai, sono sempre il solito viralizzato che vede complotti oscuri e subdoli ovuque (beh...non sono né l'unico né il più famoso). Accetto la critica, e pongo una nuova domanda. Alla luce del milione di visualizzazioni ottenuto dalla lines-parody su youtube, qual è lo spot virale? Quello in rete o quello tv? "1...2...3..." (secondi sufficienti per pensarci). Lo spot tv, ovviamente.  Lì è da ricercare il meme virale che ha infettato 4 ragazzi e li ha spinti a riprodurre e trasmettere. Queste sono solo mie elucubrazioni. Non ho modo di dimostrare ciò che ho provato a spiegare. Ma il morale della favola è che durante il brainstorming fatto per ideare lo spot è stato pensato qualcosa di virale, sia in un modo che nell'altro. Ecco perché Viralità > Creatività. Ragion per cui, il manuale è fondamentale, ma è fondamentale apprenderlo per saper quando è il caso di disimparare e provare a riscriverlo. È uno sforzo in più che a mio parere paga. Ben conscio del fatto che quando la viralità genera modelli, smette di essere virale.

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