Dedicato a Rocco
Pubblicato da Alfredo
Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere
L’attendibilità della fonte
Pubblicato da Alfredo
Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui Lorenzo. Diversi come due gocce d’acqua.
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con Behind Punto Comm, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a patrimonializzare attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.
Milano, riflessioni a freddo
Pubblicato da Daniela
Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l’accoglienza e la disponibilità, l’ansia prima degli appuntamenti, l’aria di Milano, il layout e il posizionamento dei negozi, la folla dei navigli, gli aperitivi, gli odori, i colori, i sapori, il metrò e le cene di lavoro, i caffè e le sale riunioni.
Ci vorrebbero sette post per condividere le sensazioni e le impressioni, per racchiudere due giorni e sei incontri, per sviscerare modalità e strategie.
Ci vorrebbero sette post ma preferisco sette punti, un elenco dei must che ci accompagnano sempre e che le trasferte a Milano ci stanno confermando.
- Mettici la faccia, ovvero quando la cosa più spendibile (e acquistabile) che abbiamo sono i nostri volti.
- Da incontro nasce spunto, da spunto nasce incontro ovvero nessun incontro è improduttivo.
- Ogni contatto è un potenziale moltiplicatore di contatto, ovvero non esistono interlocutori preferibili o preferiti, esistono interlocutori.
- Le relazioni sono come il vino, migliorano con il tempo, ovvero non aver fretta e lascia tempo al tempo.
- Dietro un grande ingresso c’è sempre e soltanto un uomo, ovvero non lasciarti spaventare dalla pomposità di un edificio.
- Insisti e resisti, ovvero alla decima richiesta di contatto anche la più ligia delle segretarie proverà a fissare un appuntamento.
- Credici e succederà, ovvero questo post non ci sarebbe se sette anni fa qualcuno non ci avesse creduto.
La lampada di Aladino ha il codice a barre
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero not cheap.

Ho beccato questa campagna su un blog di fiducia (:D) e mi è venuta in mente questa frase di Taiichi Ohno – “Dove non ci sono standard non ci può essere kaizen (miglioramento continuo)”.
Infatti questa è un’idea geniale (figa, brillante, coinvolgente, social, addirittura virale). Comunica un concept semplice. Per Coca Cola probabilmente non sarà stato un problema produrre un distributore grande il doppio di quello standard. Ma avranno, ad ogni modo, dovuto mettere in piedi, o attivare, strutture diverse da quelle consolidate. Quindi, possiamo dire che la sua realizzazione non è stata né semplice, né economica.
Questi sono due attributi, il più delle volte, terribilmente necessari per le nostre idee. Eppure, vediamo in giro campagne complesse che fanno la fortuna delle aziende appartenenti a settori merceologici eteronegei.
Allora mi domando: qual è il limite della complessità? quando bisogna essere hustle (si usa dire) al fine di portare a termine una buona idea?
Probabilmente, il limite è l’errore. Ma senza l’errore non ci sarebbe la diversità.
Forse in questo settore (difficile, competitivo, sempre meno nobile) dovremmo imparare a camminare sulla strada che porta ad un errore.
Il silenzio comunicativo
Pubblicato da Francesco
Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (Istat ‘04).
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall’indifferenza di chi è testimone. POWA, cha da anni si oppone alla violenza sulle donne, ha deciso di servirsi di quel silenzio. Renderlo, per una volta, generatore di valori positivi.
Tramita una notevole performance comunicativa, ideata dalla Ogilvy Johannesburg, immerge l’ignaro consumatore all’interno della comunicazione. Lo rende partecipe, portatore di valore e comunicatore silenzioso. L’azione dimostra come in situazioni di disagio individuale, l’intervento sia immediato, tempestivo, comunitario. Diverso è il comportamento, quando la vittima non siamo noi.
Il silenzio prevale sulla rabbia. Il silenzio prevale sulla dignità. Il silenzio prevale sull’uomo.





