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Il tempo non perdona

Matteo

By Matteo
Published 27th January, 2012

27 gennaio 1945. Le truppe dell’Armata Rossa entrano ad Auschwitz. 55 anni dopo, quel giorno in Italia – che pure ha avuto i suoi morti, che pure ha avuto i suoi torti – diventa sacro alla memoria. Dei sommersi come dei salvati. Di chi in quel campo – in tutti quei campi – ci è bruciato per sempre. Di chi ci ha perso l’anima. Di chi l’ha vista farsi fumo nero, o mucchio d’ossa. 27 gennaio. Un giorno freddo, che nonostante le parole spese, le scuse offerte, i libri scritti e i film girati non potrà mai rendere la privazione. Del sole, che pure è di tutti. Della dignità, che meritano tutti. Della vita, che dovrebbe avere lo stesso valore. Per tutti. Ecco perché oggi sentiamo un po’ più freddo. Le parole sembrano trite. Le immagini (vere) materiali di archivio. E se scavando nei ricordi proprio non troviamo niente, perché quei fatti li abbiamo solo sentiti o visti con mille filtri, resta il tempo a ricordarci le colpe. Se non le nostre, di chi c’era per noi. Per aver permesso che – settant’anni fa – qualcosa di terribile avvenisse. Per aver finto – per anni – che non fosse mai successo. Per aver cercato di esorcizzarlo, quasi fino a riuscirci.

Marca tempo

Alfredo

By Alfredo
Published 26th January, 2012

Mi chiamano in causa come imprenditore. Credo nella giustizia, non mi tiro indietro e affronto la questione (nonostante sia palese che trattasi di un madornale errore, di cui sono vittima più che altro).
Per fortuna, ho un socio avvocato e un socio notaio, che mi aiutano nella comprensione della pratica. Ho sempre pagato ogni tipo di tassa e/o imposta, come persona fisica e amministratore, penso dunque ancora idealmente che basti ciò a mandare avanti, per mia quota parte, (anche) il sistema giustizia (cancellieri, magistrati, giudici…). E invece, no. Se sei chiamato in causa e vuoi difenderti, oltre a farti carico dell’onere della prova, ti tocca pagare anche un contributo in più, proporzionale al valore economico della causa. E sia, procediamo.
Si chiama contributo unificato di iscrizione a ruolo e consiste in una marca da bollo. Semplice, pensavo. Vado dal tabaccaio e me la faccio stampare. Sta lì apposta, ha una macchinetta apposta, è titolare di una licenza pubblica, dove altro posso e devo acquistarla? No, non è così semplice. No, non è così coerente.
La marca da bollo in questione ha un valore di 1.446€. Penso che il tabaccaio sia fornito di pos, gliel’ho visto spesso sul bancone, ho pagato più volte l’abbonamento Atac, me la caverò con una strisciata di carta di credito. In tempi di semplificazione e tracciabilità, nulla di meglio, mi dico. Prima tappa, via Nomentana 156. Tabaccheria D’Amico, ore 17. Alla cassa, c’è quello che immagino essere il marito della titolare. No, a quest’ora è impossibile, ho sì la macchinetta ma non c’è la persona che la sa usare. Il giovanotto al bar, che mi conosce di vista, mi dice che se la so usare (…), posso stamparla io oppure andare dal tabaccaio all’incrocio. L’incrocio è in realtà viale XXI Aprile 13. Tabaccheria Maggiacomo, ore 17.15. Prego. Avrei bisogno di una marca da bollo per contributo unificato, avete un pos? No. Accettate assegni? No, assegni assolutamente no. Quindi, solo contanti? Sì, solo contanti. Grazie, buonasera.
Torno in ufficio, controllo posta, chiudo computer, meglio che vada prima che si faccia orario di chiusura dei negozi. Viale XXI Aprile 73, ore 18.15. Da fuori, questo locale non sembra poi così grande. Profondo, fornito, due tipi a servire. Marche da bollo sì ma niente pos, mi dispiace. Si figuri a me, gli dico, salutandoli. E adesso? Ultima spes, la fornitissima tabaccheria Cesaroni di piazza Bologna. Ritrovo di giocatori, scommettitori, fumatori. Tutti incalliti. Ore 19.15. Fila alla cassa, solita tiritera ma finalmente qualcuno che m’illumina. No, il pos no. Ce l’abbiamo ma per le marche da bollo non ci conviene proprio usarlo. Sa che guadagno abbiamo su queste cose? Solo il 5% lordo, se poi ci mettiamo le commissioni per le transizioni, chi ce lo fa fare? Ma come chi ce lo fa fare?! Te lo fa fare lo stato (noi) e la licenza che lo stato (noi) ti ha concesso per fornire un servizio pubblico. Tanto più che io solo da te posso acquistare questi prodotti e solo fornendo questi prodotti, posso accedere alla difesa in una causa giudiziaria (giusta o meno che sia). Finisco la serata riflettendo sul cortocircuito che noi italiani sappiamo crearci e nel quale ci ritroviamo benissimo (tempo perso, privilegi incomprensibili, servizi non monitorati) e andando a fare tre prelievi al bancomat, incurante delle commissioni che mi toccherà pagare (non è il mio istituto di credito). Perché io non sono un concessionario pubblico e al mio onore, seppur bollato, ci tengo.

Guestbook. Intervista a Anna Simone

Alessandro

By Alessandro
Published 24th January, 2012

Oggi la G di Guestbook sta anche per Green, tema carissimo alla nostra ospite, Anna Simone, Sociologa Ambientale “di Laurea ma soprattutto di testa” – come afferma sul suo blog. Anna è infatti l’autrice del green blog EcoSpiragli, attraverso il quale racconta le (purtroppo) tante cattive notizie relativa alla situazione ambientale, rallegrandosi infinitamente quando (per fortuna) le capita di trovarne qualcuna positiva. Io e Francesco abbiamo avuto il piacere di conoscerla in occasione del nostro Viaggio al centro dell’innovazione, oggi la intervistiamo con un occhio all’ambiente e uno all’attualità.

Il tuo blog, Ecospiragli, si presenta come “una finestra sull’ecologia e l’ambiente”. Ci racconti com’è nata l’idea di aprire un blog su queste tematiche, e che riscontro hai in termine di partecipazione dei lettori?

Il blog è nato per un’esigenza di comunicazione. Nel senso che mi interessava far arrivare agli altri piccole notizie green o rimedi naturali, spesso sconosciuti. Ho iniziato per gioco, volevo vedere se qualcuno era interessato a quello che scrivevo. E’ andata bene, sono contenta! Ovviamente spero che i lettori aumentino sempre più, anche perché senza di loro avrei già smesso di cercare parole per esprimere concetti.

Rispetto al tema dell’ecologia, quale pensi che sia il valore aggiunto della Rete, e in particolare dei canali social? Pensi che abbiano aiutato in qualche modo a presentare e diffondere una tematica troppo spessa lasciata in secondo piano?

Sono fondamentali per tutti i settori, incluso quello ecologico-ambientale…. hanno un potenziale pazzesco.
Personalmente molte informazioni le scovo sui social network, Twitter è il canale più utile.
Le tematiche green rappresentano l’onda del momento, un’onda che cavalca bene la rete. Tuttavia l’attenzione all’ambiente sta avendo sempre più risonanza anche grazie alle aziende che hanno deciso di puntare sulla green economy, magari spinte dagli incentivi in questa direzione. Dalle indagini di mercato si sono rese conto dell’interesse sociale verso la sostenibilità, hanno investito, e ora ci ritroviamo a poter scegliere prodotti con un basso impatto ambientale. Il successo del verde dipende quindi dalla sensibilità personale verso questo settore, dall’aiuto della rete, che contribuisce e rendere noto ciò che altrimenti resterebbe in secondo piano sui canali di comunicazione tradizionale, e da alcune aziende che sfornano prodotti sostenibili da acquistare. Ci sarebbe anche tutto il discorso del greenwashing e della mancanza di interesse a livello governativo nel ridurre l’inquinamento, ma la risposta diventerebbe troppo lunga e non la leggerebbe nessuno!

Da ormai più di una settimana tutti i media , vecchi e nuovi, offrono una copertura completa (in alcuni casi forse eccessiva) di quanto accaduto all’Isola del Giglio, col naufragio della Concordia. Al netto di tutte le considerazioni di carattere più generico, voglio chiederti – da esperta in materia – come valuti la comunicazione che si sta facendo dei rischi ambientali per l’arcipelago: credi che l’attenzione sia troppa (o troppo poca) rispetto a una tragedia con un numero importante di vittime, o pensi che se ne stia parlando in maniera corretta, sia qualitativamente che quantitativamente?

Sono molto polemica sulla faccenda della Concordia. Se è parlato male, malissimo. Sulla tragedia umana in corso alcuni giornalisti e non, continuano a ricamare in modo ridicolo. Per quanto riguarda il disastro ambientale manca il parere dei veri esperti e mancano le informazioni ufficiali. Mi aspettavo notizie tecniche da parte degli Enti istituzionali, ma non ci sono state. Bisognerebbe spiegare che l’impatto ambientale lo abbiamo avuto già da quando la nave ha toccato il fondale, che durante questi giorni è aumentato anche per via dell’ingente presenza di navi in quella parte di mare, che potrebbe peggiorare drasticamente se dovessero verificarsi delle perdite di carburante, e che continuerà fino a quando non rimuoveranno la nave. Sarebbe il caso di spiegare i perché e fornire i dati scientifici, non limitarsi a considerazioni che assomigliano alle chiacchiere da bar. Durante la conferenza stampa di ieri, qualcosa hanno provato a dire … ma sono passati dieci giorni dall’accaduto.

Oltre ad essere una blogger, hai anche un approccio più giornalistico, visto che collabori anche con altre testate, come ad esempio Linkiesta. In Italia, oggi, quanto è difficile fare informazione sulle tematiche che affronti nei tuoi articoli? Mi riferisco in particolare al fatto che abbiamo ancora tanto da imparare in fatto di trasparenza della PA rispetto a altri Paesi, e quindi immagino che non sempre sia facilissimo trovare fonti attendibili sui dati che servono a scrivere un articolo d’inchiesta.

E’ difficile soprattutto per una questione culturale. Il settore ambientale è sempre stato l’ultima ruota del carro e così ci ritroviamo sia a far poco a livello nazionale, sia con persone impiegate in Enti pubblici, che operano nel green in senso ampio, che purtroppo non hanno la minima passione per la materia e sono del tutto impreparate. Al sud poi, va peggio rispetto al centro-nord e non sono ovvietà ma dati di fatto. Quando ho bisogno di consultare esperti, vi assicuro che dal sud non rispondono quasi mai. A questo aggiungo che mi imbatto in siti internet istituzionali assolutamente inutili, dove non si capisce chi fa cosa e mancano i contatti (numeri di telefono e indirizzi mail). In generale , nel nostro Paese, c’è il malcostume di non rispondere alla richiesta di informazioni, cosa che non si verifica all’estero dove rispondono garbatamente, in tempi rapidi (48 ore) e in maniera completa. A mio avviso chi lavora negli Enti pubblici dovrebbe sentirsi in dovere di fornire informazioni, di divulgarle. Colgo occasione per lanciare un appello: rispondete alla e-mail e richiamate appena rientrate in ufficio, lo stipendio lo paghiamo noi.

Grazie mille Anna, in bocca al lupo per i tuoi progetti.

Crepi il lupo, grazie a voi!

Il ROI del SMM non esiste

Davide

By Davide
Published 23rd January, 2012

Si sente molto parlare del ROI del Social Media Marketing, il Sacro Graal che dovrebbe convincere i CMO ad investire sulle attività di Web Marketing, perché ne renderebbe finalmente misurabili i ritorni.
Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito: come sanno tutte le aziende che investono efficacemente sulla Rete, il ROI del Social Media Marketing non esiste.
Ne esistono 10, almeno.
Scordatevi quindi una percentuale che indichi il rendimento del capitale investito in attività sulla Rete. E cominciamo a pensare invece, alle possibili prospettive degli investimenti digitali, come suggerito dagli studi più recenti, e ai vantaggi che si possono ottenere per ciascuna.
Le prospettive sono 4, i benefici 10. Eccovi una sbrigativa, ma veritiera, lista:

1.    Risk Management → gestione e prevenzione delle crisi
2.    Risk Management →  possibilità di gestire il customer care via social media
3.    Brand Management → aumento di valore dell’asset Brand
4.    Brand Management → aumento dell’attrattività, della riconoscibilità e della credibilità del marchio
5.    Digital perspective → rapidità di comunicazione con i propri follower, possibilità di entrare rapidamente in contatto con nuovi follower
6.    Digital perspective → migliore conoscenza dei propri clienti e delle loro aspettative
7.    Financial perspective → fidelizzazione dei propri clienti (+ ricavi)
8.    Financial perspective → maggiore targettizzazione delle offerte (+ ricavi)
9.    Financial perspective → aumento della platea di potenziali clienti a cui rivolgersi (+ ricavi)
10.  Financial perspective → aumento del traffico dai social media verso il proprio sito (+ ricavi)

Tutto questo è valido, naturalmente, solo a patto che il social media marketing sia considerata non una attività residuale da fare a budget residuale e solo per dovere di presenza, ma invece una scelta decisiva per l’impresa, e che di conseguenza venga costantemente allineata alle strategie aziendali, semplicemente perché ne è parte integrante.
E ciascun punto della lista, naturalmente, meriterebbe un post dedicato. A partire dal fatto che se una azienda non ha intenzione di comunicare con trasparenza e rigore, forse sono più i rischi che corre che non i vantaggi che potrebbe ottenere, perché sul web tutto è tracciato, e qualunque parola sul web rimane scolpita nella pietra.
Tutto questo era quindi solamente per dire: la formula magica non esiste ancora, e forse è inutile provare a calcolarla perché il valore dell’investimento digitale è lì davanti ai nostri occhi. Si potrebbe obiettare: ma il caso Apple non dimostra che si può essere leader senza stare sui social? La risposta potrebbe essere semplice: non è forse Steve Jobs il primo, grande, insuperato evangelizzatore di community, con i risultati che tutti conosciamo?

Birthday Marketing

Alessandro

By Alessandro
Published 19th January, 2012

Come ogni mattina sfoglio (virtualmente, s’intende) i feed e apprendo di una bella iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: chi deciderà di visitare un luogo di cultura statale nel giorno del suo compleanno entrerà gratis.
La promozione, valida per tutti i cittadini dell’Unione Europea, in realtà era nata l’anno scorso in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ma visto il successo riscontrato verrà riproposta anche nel 2012. Una bella iniziativa di marketing dell’arte che mi ricorda un post di Ignazio, ma non solo.
La mente torna subito anche  a un messaggio che ho ricevuto su Facebook qualche giorno prima del mio compleanno. Era del gestore di un locale di Bologna, Il Covo, di cui sono fan (reminiscenze universitarie), e diceva che in occasione del mio compleanno mi avrebbero lasciato, se volevo, un accredito per entrare gratuitamente e un paio di free drink alla cassa. Purtroppo da anni non vivo più a Bologna e non ho potuto usufruirne, ma ho pensato che si trattava di un’ottima idea: in un colpo solo fidelizzi il cliente con un omaggio gradito e lo incentivi a festeggiare il suo compleanno nel tuo locale, ovviamente con gli amici, portando quindi altre persone che pagheranno gli ingressi e consumeranno.
Stesso discorso anche per l’operazione del Ministero sui musei: si presume che, assieme al festeggiato, visiteranno i luoghi d’arte anche altri accompagnatori paganti.
Operazioni di quello che definirei Birthday Marketing, doppiamente vincente. In primo luogo si associa la promozione a un evento, il compleanno, che è personalizzato per l’utente, creando una relazione più diretta e in qualche modo “intima” con l’azienda. Inoltre, si lega questa relazione a un evento che è – che piaccia o meno – correlato ormai inestricabilmente a logiche di consumo, che si cerca di dirigere verso il proprio business. Il tutto basato sul concetto di gratuità (non il vecchio buono sconto per il compleanno) e quindi apparentemente percepito come regalo e non come operazione prettamente commerciale.
Senza scomodare Chris Anderson io trovo questi casi molto interessanti, e mi auguro 100 di queste promozioni.

 

Guestbook. Intervista a Ilaria Petitto

Alessandro

By Alessandro
Published 17th January, 2012

Ieri, per il terzo appuntamento con Italian Jobs, abbiamo intervistato Ilaria Petitto che ci ha presentato la sua azienda, Donnachiara. Nel corso dell’intervista sono emersi tanti spunti interessanti, dalle specificità del settore vitivinicolo alle peculiarità del territorio campano per fare impresa, dall’utilizzo del web all’ingresso in nuovi mercati fino ai consigli di Ilaria per i giovani imprenditori desiderosi di avviare una propria start-up. Nel video vi proponiamo la versione integrale dell’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, mentre per qualsiasi segnalazione o approfondimento relativo a Italian Jobs basta inviarci una mail.

Italian Jobs, oggi la diretta con Donnachiara

Alessandro

By Alessandro
Published 16th January, 2012

Torna oggi Italian Jobs – Il bello di fare impresa in Italia con il terzo appuntamento del ciclo di incontri. A partire dalle 12 potrete seguire la diretta streaming durante al quale vi presenteremo Donnachiara.
Ilaria Petitto ci racconterà la storia di una passione di famiglia, legata a splendidi vigneti di proprietà sin dall’800 ed alla cantina vinicola, piccolo gioiello di forme e sostanza la cui produzione si attesta intorno oggi intorno alle 200.000 bottiglie, fra D.O.C.G. come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, Aglianico D.O.C e Aglianico I.G.T.
Per seguire la diretta vi basterà collegarvi alla nostra pagina Facebook, attraverso la quale potrete guardare il video e contemporaneamente inviarci dalla chat le vostre domande live.
Vi aspettiamo, non mancate.

Italian Jobs. Facciamo impresa con Donnachiara

Daniela

By Daniela
Published 11th January, 2012

Ho conosciuto l’azienda Donnachiara gustandone i prodotti: Aglianico, Taurasi, Falanghina. Poi, nel 2005, al Vinitaly ho avuto modo di conoscere i volti di questa giovanissima azienda.
Una storia tutta al femminile, che mi ha profondamente colpito per la passione, la tenacia, il coraggio e il rispetto della tradizione.
Un terreno donato da una nonna, Donna Chiara, una nipote che “sente” di doverlo a sua volta custodire e poi consegnare ma ancora più fruttuoso. Una passione per il vino e l’intraprendenza di un’altra giovane donna della famiglia, Ilaria, che caparbiamente, decide di portare avanti il sogno della madre e di trasformare quel terreno in un progetto ambizioso. Nasce, così Donnachiara, un’azienda al femminile, in un mondo ancora profondamente maschile. Un’azienda vitivinicola che oggi esporta all’estero.
Un’azienda da conoscere per la capacità di coniugare qualità del prodotto con attività di promozione sempre nuove: eventi, cene, degustazioni, partecipazione alle fiere: un continuo essere presenti sulle scene più importanti. E i risultati non tardano ad arrivare.
Forte del successo sul mercato nazionale, Donnachiara ha infatti iniziato a distribuire anche all’estero i suoi prodotti, partendo dal mercato europeo nel 2007 per arrivare nel 2011 negli USA, grazie alla partnership con Charmer Sunbelt Group Distributor. Sviluppi decisivi, basti pensare che l’anno scorso il fatturato di Donnachiara è stato generato al 55% grazie all’export.
Ma questi sono solo gli aspetti visibili a tutti, il resto, quello che c’è dietro una start-up, la fatica, le difficoltà, gli spunti li ascolteremo dal vivo lunedì 16, a partire dalle ore 12, dalle parole di Ilaria, prossima ospite di Italian Jobs.